Mala Spina.
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IL MANGIA PECCATI, ESORCISMO PER STOMACI DEBOLI.
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2019. Mala Spina Edizioni.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Il Mangia Peccati  un romanzo Horror, black comedy di Altro Evo. Quando si muore senza confessione i peccati seguono lanima, ma a volte sono cos immondi da rimanere indietro. In casi come questi ci vuole... un professionista.
Toscana 1892. Martino Mansl  uno scassinatore sfortunato in fuga. I carabinieri lo inseguono e i suoi vecchi compari lo vogliono uccidere. Non ha il becco di un quattrino e visioni inquietanti lo spingono a tornare nella natia Garfagnana, l'ultimo posto dove vorrebbe andare.
Una grossa somma di denaro lo aspetta dai genitori che vivono nel remoto paese di Castel d'Asprosordo. Per, prima di metterci le mani sopra, dovr svolgere l'ultimo servizio al posto del padre: un incarico da Mangia Peccati per un morto speciale.
Purtroppo, basta poco per perdere il controllo della situazione. L'apprendista Mangia Peccati, l'amico becchino e la stramba figlia del morto dovranno impedire che un'entit mostruosa scateni l'apocalisse e la resurrezione dei morti... a partire da Castel d'Asprosordo.
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L'AUTRICE.
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Mala Spina  lo pseudonimo di una scrittrice toscana appassionata di narrativa del fantastico e collezionista di fumetti. Lavora nel campo dell'editoria, illustrazione digitale e web design. Scrive storie di Sword and Sorcery, Steampunk e Horror.
Di lei dice: Lo so, sembro la regina dei serial killer, in realt sono tuttaltro e un giorno mi decider a photoshopparmi come un essere umano. In ogni caso non  di questo che volevo parlare. Un giorno ho aperto una scatola che tenevo in cantina ed ho ritrovato un libriccino, poco pi di una trentina di pagine, stampato in casa e rilegato con la pinzatrice. Dentro cerano tutte le mie idee su un mondo fantastico pieno di avventure.
Dieci anni fa lo avevo messo insieme per il gusto di vedere come sarebbe stato se mai fosse diventato un libro vero, ma nessuno lo ha mai pi stampato, anche perch lho messo in quella scatola e me ne sono scordata. Le mie storie hanno aspettato dieci anni, adesso sono un po impazienti.
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IL MANGIA PECCATI, ESORCISMO PER STOMACI DEBOLI.
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Ringrazio per l'indispensabile aiuto i betareader:
P. "Penna tra le nuvole" Rasetti,
F. "Crom" Carretti",
P. Geroli e Maurizio "Zack" Vicedomini
per l'Editing. www.AltroEvo.com.
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1.
UN TRENO AL VOLO.
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Firenze, 1892.
All'esterno della biglietteria, Martino Mansl teneva stretta nella mano la catenella di un grosso orologio argentato da taschino e lo lasciava oscillare davanti alla vetrata, mentre con l'altra tormentava un berretto liso. I riccioli rossi erano applicati alla fronte madida, la faccia era pi pallida che mai e punteggiata di efelidi, la giacca era scivolata su una spalla per il gran correre e i primi bottoni della camicia erano stati infilati nell'asola sbagliata.
Questo pu bastare?
Si sforz di esibirsi in un sorriso rassicurante ma il riflesso del suo volto sul vetro gli confermava che, come bugiardo e come attore, non valeva un granch. Nonostante fosse ancora lontano dai trent'anni, alcuni solchi profondi gli attraversavano la fronte, dove le sopracciglia fulve s'incontravano, e gli conferivano un'espressione perenne da cane bastonato.
Il fischio acuto di un treno in partenza riemp l'aria e sovrast la confusione che regnava nella stazione ferroviaria.
Martino sobbalz, colto di sorpresa, e vanific ogni sforzo di apparire innocuo e rassicurante.
Doveva essere un misero spettacolo per il bigliettaio, trovarsi di fronte a un uomo allampanato, sudato, con il cappello in una mano e una vecchia cipolla malconcia nell'altra, che continuava a guardarsi intorno alla ricerca di chiss cosa.
L'impiegato, seduto dietro al banco oltre il vetro, attese che la locomotiva esaurisse il suo richiamo e che fosse terminato anche il rimbombo all'interno della stazione. Intrecci le dita con estrema flemma e parl con cortesia, molto lentamente, per essere sicuro di essere compreso.
Perdonatemi egregio signore. Un orologio non  un pagamento che la Societ per le Strade Ferrate possa accettare.
Inclin la testa per guardare oltre le sottili lenti degli occhialetti e mise in mostra la riga che divideva i capelli impomatati in due sezioni, larga come le rive del fiume Arno. Non dava l'idea di essere qualcuno che si sarebbe fatto impietosire.
L'inutile cipolla copriva per certo l'acquisto di un passaggio fino a Livorno e ce n'era anche d'avanzo, purtroppo il fiatone dovuto alla corsa e la sua espressione disperata avevano influito parecchio sulla decisione del bigliettaio.
Martino deglut e si guard intorno, con gli occhi sgranati, alla faccia di ci che si era ripromesso di fare.
Basso profilo, signor Mansl. Comportati da gentiluomo e controllati, per amor del cielo.
Missione fallita.
Apr la bocca e si accorse di quanto gli tremassero le labbra. Doveva andarsene in qualche maniera e in fretta.
Ve ne prego, potreste prenderlo in pegno e giuro sul mio onore che tornerei a consegnarvi i soldi.
Sentirsi parlare d'onore gli parve abbastanza buffo, data la sua situazione. Scappare come una lepre inseguita dai cacciatori non era molto onorevole, specie se la fuga era dovuta a una
rapina finita male, dei complici poco comprensivi e un paio di tenaci carabinieri.
Vi sembriamo il Monte di Piet? rispose il bigliettaio.
L'uomo non lo pareva affatto. Il colletto alto e inamidato gli dava l'aspetto rigido e impettito di una statua di gesso e l'uniforme da ferroviere, di qualche misura pi piccola, lo costringeva a tenere la schiena ben dritta. I baffi a manubrio, accuratamente arricciati, si erano mossi appena quando aveva dato la sua risposta lapidaria.
Il capotreno pass a poca distanza, agitando un campanaccio squillante.
Treno in partenza per Lucca, tutti i passeggeri a bordo!
La voce potente fu sovrastata da un altro fischio e il vapore sbuffato dalla locomotiva riemp l'aria circostante.
Il cuore di Martino fece un balzo all'interno della cassa toracica e il respiro si blocc in gola.
Non sapeva pi cosa dire per farsi dare il biglietto, se insistere a implorarlo o se occuparsi di quello che succedeva nella stazione e tenere d'occhio chi si muoveva nella folla.
Sperava solo che sulle sue tracce non ci fossero ancora i due carabinieri in uniforme, con il lungo pennacchio rosso sul cappello, ben visibili anche a distanza. Se si fossero uniti alla festa anche gendarmi in borghese o altri meno appariscenti, quella sarebbe stata la fuga pi breve che si fosse mai vista in tutta la Toscana.
La stazione Maria Antonia di Firenze era sempre gremita di persone e in quel momento, prossimo al mezzod, era pi che mai affollata e caotica. I soffitti altissimi amplificavano i rumori dei viaggiatori che si spostavano da un capo all'altro dell'edificio, le ruote dei carretti zeppi di bauli impilati, i fischi acuti delle locomotive e le grida dei capotreni.
Intorno a s, Martino Mansl vedeva solo gente intenta a recarsi sul binario giusto, comprare vivande dai piccoli baracchini improvvisati, consultare i tabelloni degli orari e parlottare nell'attesa della partenza.
Ascoltatemi: debbo partire. Mio padre  malato e mia madre  inferma. Fate un'opera buona!
Nel dubbio, non aveva esitazioni: quando tutto fallisce, allora  il momento di calcare la mano sull'aspetto patetico e confidare nella credulit altrui.
Giovane... Il bigliettaio si tolse gli occhiali e pul le lenti con un panno immacolato, pi per mascherare un certo imbarazzo che per effettiva necessit. Se avete i soldi per pagare: bene. Altrimenti fate scorrere la fila o chiamer i gendarmi.
Le Ferrovie non erano il Banco dei Pegni e non avevano piet per nessuno.
Martino si cacci il berretto in capo, l'orologio d'argento nel taschino della giacca e s'allontan, con la testa bassa e le spalle ingobbite. Non poteva fare altro che cercare di confondersi in mezzo alla folla ed era una cosa assai problematica.
I viaggiatori in stazione erano ben vestiti, gli uomini erano avvolti nei palt e le signore dalle gonne larghe avevano preziosi cappellini alla moda. In mezzo a loro aveva pi che mai l'aspetto da borseggiatore o comunque di qualcuno assai losco.
Avrebbe dovuto essere un lavoretto semplice e invece tutto era andato a rotoli ed era rimasto fregato. Il grosso degli attrezzi da scasso era rimasto alla gioielleria e gli altri compari si erano volatilizzati nel nulla, dopo aver giurato di fargliela pagare cara per quel disastro. Per quanto ne sapeva, potevano anche essere gi stati presi e sbattuti in gattabuia al carcere delle Murate.
Come avrebbe fatto ad andarsene da Firenze?
Tramvia fino al capolinea, poi di corsa per le campagne.
Trovare un cambio d'abito per non farsi riconoscere e...
In nome del Re! Fermo dove siete!
La voce maschile tuon alle sue spalle. Non aveva bisogno di girarsi e perdere tempo per sapere chi era stato. Poteva immaginare il cappello scuro e l'uniforme con la doppia fila di bottoni dorati. Se fosse stato fortunato si sarebbe ritrovato un solo carabiniere alle calcagna.
Una seconda voce, dal tono marziale, esplose alla sua destra.
Di l, Manfredi!
Diavolo, quando mai sono stato fortunato?
Martino si gett nella folla, ancora pi curvo.
Sgusciava tra i passeggeri come un ratto e, magro com'era, gli riusciva facile. I carabinieri invece spintonavano e gridavano per farsi largo. L'unica fortuna era la presenza di una vera fiumana di gente che impediva ai gendarmi di sparargli.
Eccolo, Maresciallo!  qui!
Davanti ai suoi occhi il terzo carabiniere lo indicava, trionfante. La folla infastidita, che lo aveva protetto fino a quel momento, si fece da parte e si divise come le acque davanti a Mos.
Sulla destra vide comparire un quarto, inaspettato, pennacchio rosso sopra una feluca scura. Si gir di scatto e si accorse degli altri due carabinieri che si avvicinavano alle spalle mentre correvano tra la gente.
Al fianco sinistro, un facchino spingeva il carrello carico di un enorme baule da viaggio. Il proprietario, un elegante signore vestito con una redingote e una grossa valigia in mano, lo guardava inorridito attraverso il monocolo ben
incastrato nell'orbita.
Martino scatt verso il gentiluomo, che tra tutti sembrava quello pi inoffensivo. Quest'ultimo moll il bagaglio a terra e si fece da parte per non essere travolto. Il fuggitivo salt sopra la valigia e l'us come trampolino per lanciarsi sul baule. Atterr con le suole delle scarpe sul lato pi alto del carico sul carrello. Vide le teste dei viaggiatori sparse per la stazione girarsi su di lui e, in quella frazione di secondo, si sent come sul podio di una stramba competizione, esposto agli occhi di tutti.
Tanti saluti al basso profilo, signor Mansl.
Il baule, sbilanciato dallo slancio, cadde sul lato opposto.
Martino si accucci e si prepar all'impatto. Rotol sul pavimento di marmo e le ossa delle costole scricchiolarono per la botta. Non si gir nemmeno per guardare cosa accadeva alle sue spalle e si tuff di nuovo nella folla del mezzogiorno. Era un'ora benedetta per trovare un nascondiglio, perch la stazione sorgeva nel punto di passaggio per arrivare da un capo all'altro della piazza dove si svolgeva il mercato settimanale.
Un signore distinto, con un alto cilindro di feltro in testa, abbass la rivista che aveva tra le mani e lo guard con cipiglio severo.
Cosa corri, grullo! l'apostrof con un marcato accento fiorentino.
Il giornale dalle pagine sgargianti che stringeva tra le dita, pur in quella situazione estrema, cattur l'attenzione di Martino. Era la Tribuna Illustrata e aveva in prima pagina una stampa a colori che riproduceva il disegno a china e acquerelli di una bella odalisca esotica, coperta di veli trasparenti assai poco morigerati. Quel che attirava non era tanto l'abbigliamento discinto ma il contrasto con l'espressione severa che aveva sul viso
dai lineamenti aristocratici.
Il fuggitivo non rallent la corsa ma, nell'attimo in cui pass davanti all'uomo con il cilindro, fiss l'ipnotico pancino dell'illustrazione, tondo e scoperto.
Maledetti scribacchini! Pur di vendere una copia metterebbero anche il 'bellico della mamm...
Il tempo di un battito di ciglia e si rese conto che c'era qualcosa di strano su quel giornale.
Il rumore dei propri passi e il respiro affrettato erano le uniche cose che udiva. Le orecchie si tapparono come succede quando si sale troppo in fretta su per una montagna. Il vociare e i rumori della stazione svanirono, sostituiti da un fischio appena percettibile.
La suola consumata degli stivaletti impatt contro il marmo del pavimento.
L'odalisca, abilmente tratteggiata, dava l'impressione di voler uscire dal riquadro della pagina e aveva piegato braccia e corpo in avanti.
Martino allung ancora un passo e il cuoio delle suole sfreg sul lastricato. I timpani vibravano e gli trasmettevano solo il leggero brusio.
Il disegno della donna aveva allargato le dita delle mani e la bocca distorta si era spalancata in maniera oscena come un pozzo nero. Gli occhi sbarrati oltremodo sembravano voler schizzare fuori dalle orbite e il muto grido le aveva spinto la mascella fino al petto. L'odalisca, per quanto fosse diventata grottesca, era in una posa inequivocabile come per ordinargli di fermarsi.
Martino fece un altro passo avanti e l'aria calda e piena di odori di combustione e profumi femminili gli invest il volto. Le grida dei venditori di vettovaglie e il parlottare dei viaggiatori torn di colpo a riempirgli le orecchie.
La prima pagina della Tribuna Illustrata era tornata al suo aspetto originale e l'odalisca era di nuovo solo una stampa.
Al posto di Martino chiunque avrebbe ignorato quella sorta di allucinazione, traveggole dovute alla paura e alla fatica, un'immagine durata poco pi che qualche respiro e meno di tre passi di corsa.
Ma il giovane Mansl non era chiunque.
Dio no, non di nuovo! Perch proprio adesso?
La fuga precipitosa non gli aveva dato pi il tempo di ripensare alla visione avuta durante la rapina della notte passata. Si era convinto che quell'incubo orribile fosse stato solo il delirio momentaneo causato dal troppo vino che lui e gli altri compari si erano scolati per farsi coraggio. Invece era tutto reale e, dopo anni, gli incubi erano tornati a fargli visita.
La falcata del fuggitivo non rallent mentre la folla ai lati gli sfrecciava accanto.
Aveva poco meno di un secondo per porsi la solita domanda: inganno o avvertimento?
In vita sua aveva visto abbastanza "bizzarrie", come le chiamava lui in modo molto ottimistico, da sapere se era il caso di far finta di non vederle oppure di accettarle come un dato di fatto. L'unico problema era il non sapere mai quando gli dessero suggerimenti a favore e quando invece gli volessero nuocere. Avevano scelto un momento molto complicato per ripresentarsi.
Si fid dell'odalisca e del suo splendido e tondo pancino in mostra.
Piant i tacchi delle scarpe davanti a un paio di passeggeri che lo guardavano a occhi sgranati. Quando si spostarono,
appena in tempo per non essere travolti dalla sua carica, vide il pavimento piastrellato della stazione che s'interrompeva bruscamente sui binari, con un dislivello alto quasi quanto lui.
Barcoll sul ciglio del gradino e riacquist l'equilibrio giusto in tempo. Come minimo si sarebbe spezzato una caviglia se fosse malamente caduto di sotto. Era arrivato sul limite del lastricato e oltre vedeva solo lo spazio delle strade ferrate che uscivano dalla stazione alla volta del mondo esterno. C'erano almeno quattro treni, di cui due in partenza a giudicare dal vapore che usciva dai fumaioli.
Lucca! Lucca! Per Dio, dov' quello per Lucca? squitt Martino, alla ricerca di un aiuto nella folla dei viaggiatori.
Nessuno gli rispose e, anzi, gli astanti s'allontanarono di qualche passo dal losco individuo di cui aveva tutto l'aspetto.
Individu il convoglio: quattro carrozze passeggeri e due per le merci in coda. Il capotreno camminava lesto alla volta della locomotiva e chiudeva tutti gli sportelli dei vagoni uno dopo l'altro.
Martino avrebbe dovuto oltrepassare un paio di treni per raggiungerlo.
Balz sui binari, s'infil tra una carrozza e l'altra, nello stretto passaggio che le divideva.
Un urlo femminile gli perfor i timpani.
Aveva quasi travolto una signora con una piccola valigia in mano. La donna si tapp la bocca per la sorpresa di vederlo correre come un forsennato oltre la strada ferrata.
Martino udiva rimbombare nelle orecchie le voci dei carabinieri, deformate dalla risonanza all'interno della stazione e che sembravano provenire da ogni lato. Forse era cos. Cerc di non pensarci perch la sua unica via di fuga si stava mettendo in moto.
In mezzo a quel perfetto disastro che era la sua vita, non gli mancava altro che ricominciare a vedere "bizzarrie" e scivolare in quel mondo assurdo che aveva fatto di tutto per dimenticare.
Il treno diede un ultimo fischio e la locomotiva part. Le ruote motrici stridettero sui binari e rilasciarono fumo e scintille. Le bielle presero a ingranare e, dopo aver arrancato qualche metro, la forza motrice a vapore ebbe la meglio, cos il convoglio si mosse lungo il binario che portava all'uscita della stazione.
Martino attendeva tra le due ultime carrozze del treno a fianco e vedeva la propria salvezza scorrergli davanti. Sper di aver contato bene.
Se fosse saltato troppo presto, il macchinista lo avrebbe visto e avrebbe fermato il convoglio. Il piano prevedeva di saltare sulla minuscola paratia tra i carri, quella che usano i meccanici per non cadere nel vuoto mentre regolano le morse e le barre che uniscono i vagoni, oppure sarebbe finito sotto le ruote del treno.
Le carrozze passeggeri terminarono e pass il primo carro merci, senza finestre, con un unico portellone sul fianco.
Il fuggitivo si lanci. Non aveva contato la propria sfortuna.
La giacca s'impigli in un giunto e sbilanci l'uomo facendolo ruotare su se stesso. Dopo tutto quel correre sarebbe finito con la testa fracassata tra ruote e binari, di fronte a decine di spettatori increduli. Barcoll nel tentativo di riprendere l'equilibrio e rote le braccia mentre lo slancio lo portava inesorabile verso i vagoni che sfrecciavano a poche spanne di distanza.
La porta del carro merci si apr appena e una mano sporca, di cui vedeva solo la manica lacera, l'afferr per il colletto mentre un'altra, ugualmente laida, lo prese per un braccio.
Martino rimase ad agitare le gambe nel vuoto per qualche
secondo, poi si sent sollevare di peso e trascinare all'interno. Ruzzol sulle assi unte del pavimento mentre la sagoma di un uomo chiuse il portellone con un gran sferragliare.
Il fuggitivo e il suo ignoto salvatore rimasero nella penombra dei pochi raggi che filtravano attraverso le assi. Lo stridere delle ruote sui binari e lo scricchiolio continuo del carro rimbombavano e si amplificavano tra le pareti del vagone merci. Il treno correva a velocit sostenuta e non c'era nessun segno che volesse fermarsi.
Martino scalci finch non appoggi la schiena alla paratia di legno. Ansimava ma l'aria trovava difficile scendere lungo la gola per riempire i polmoni. Ripass a mente il nome di tutti i santi che conosceva e inizi a rendersi conto che, in un modo o nell'altro, ce l'aveva fatta ad andarsene da Firenze.
Borbott senza molta convinzione qualche ringraziamento ma il fragore all'interno del carro sovrast ogni singola parola, cos ripet a voce alta.
Vi... vi ringrazio dell'aiuto provvidenziale!
La sua vita, piuttosto movimentata e discutibile, lo aveva preparato al fatto di non doversi mai fidare troppo di chi tendeva la mano, sia in senso figurato sia materiale. Sapeva per che se c'era mai stato un momento in cui aveva avuto bisogno di un aiuto, era proprio in quel frangente.
L'interno del carro puzzava di cadavere e l'odore dolciastro della putrefazione arriv alle sue narici insieme all'ossigeno.
Signore benedetto e santo! Cos' mai questo fetore orribile!
Si port una mano al naso per impedire al lezzo di entrare ma il carro ne era impregnato. I polmoni si ribellarono a quell'invasione ed ebbe un conato di vomito che gli port in gola i succhi acidi del proprio stomaco, completamente digiuno.
Pellame. La voce del compagno di viaggio era fioca e usciva a fatica dalla gola.
Martino distingueva a stento le parole strascicate, tipiche di chi a quell'ora aveva gi bevuto un gotto di troppo, dai rumori che la strada ferrata faceva riecheggiare tra le pareti di legno.
Che avete detto?
Lo sconosciuto l'apostrof in maniera conviviale e us un tono canzonatorio di derisione.
Pelli pe' le concerie, gi a Monsummano. Temo che la tu' corsa finisca a Montecatini, grand'omo!
Martino, inseguito dai gendarmi, senza un soldo e in un vagone pieno di pelli mezze putrefatte, non aveva intenzione di formalizzarsi sulla mancanza d'etichetta del suo salvatore. Ingoll la sensazione di fastidio che gli aveva procurato, perch il viaggio era appena cominciato e ci che voleva era aprire la bocca il meno possibile.
L'ombra dello sconosciuto si avvicin con passo malfermo verso di lui, adattandosi ai sobbalzi del treno. Si accoccol a pochi palmi di distanza, tenendo le mani strette l'una nell'altra.
Finalmente Martino poteva vedere l'altro viaggiatore e inizi a capire perch fosse cos indifferente ai miasmi. Era un vagabondo con i capelli arruffati e lunghi, alcune foglie erano incastrate nella matassa stopposa che aveva in testa. La faccia era sporca di nerofumo e la barba scendeva folta e selvatica sul petto fino a nascondere tutto il collo. Gli abiti, coperti di sporcizia, avevano visto per certo tempi migliori.
Lo sconosciuto si avvicin ancora e Martino schiacci la schiena alla parete. Ormai lo aveva davanti al proprio naso.
Una lama di luce filtr dalla fessura tra parete e portellone, gli illumin il volto cos da distinguere le miriadi di venuzze rosse di cui erano solcati gli occhi dello straccione, incavati e
cerchiati di viola. Non battevano ciglio e le pupille si muovevano come impazzite a voler scrutare ogni dettaglio della faccia del giovane.
Martino non sapeva se provare imbarazzo per quell'invasione o mettersi sul chi va l per la presenza di un vagabondo, di certo gi ubriaco. Sper che l'altro non avesse notato la catena d'argento dell'orologio nel taschino o avrebbe rischiato di ritrovarsi con la gola tagliata.
Un po' per garantirsi qualche soffio di aria fresca che penetrava tra le assi e un po' per mettere almeno un metro di distanza tra lui e lo sconosciuto, Martino strisci verso il portellone. Teneva la schiena attaccata al legno e non lo perdeva di vista un attimo.
Il vagabondo continuava a fissarlo e i muscoli delle guance si contrassero.
Martino ebbe il sospetto che volesse saltargli alla gola. Quelle mani, incrostate e nodose, erano cos grandi che avrebbero potuto torcergli il collo senza alcuna fatica. Tra i ciuffi appiccicati della barba poteva vedere i denti scuri, una visione che si sarebbe risparmiato volentieri.
Per quanto fosse grottesco, il vagabondo sorrideva. D'un colpo sbarr gli occhi, tanto che i globi oculari parvero voler schizzare dalle orbite. Le pupille ruotarono verso l'alto e continuarono, infilandosi sotto le palpebre fino a mostrare solo il giallo venato. La mascella gli ricadde sul petto, priva di vita e la lingua biancastra si srotol all'esterno penzolando e perdendo saliva.
Martino serr le labbra, rassegnato, e attese la consueta sensazione di temporanea sordit che gli tapp le orecchie l'istante successivo. Lo sferragliare del vagone sui binari scompar ed entr nel mondo ovattato che ogni volta precedeva le sue visioni.
Sper che non succedesse niente di troppo orribile e ripens con nostalgia all'odalisca illustrata.
Questa volta non sar cos piacevole.
Il vagabondo espir e l'aria dai polmoni fu espulsa in un sibilo. La voce sussurrata, era appena udibile ma, nel silenzio ottuso da cui era circondato, la percep chiara e distinta.
Torna da tuo padre, Martin. Il tuo posto  l.
L'aria mefitica usciva da quella bocca, presa direttamente dallo stomaco e andava a unirsi all'odore dolciastro delle pelli da concia. L'aspetto peggiore per era il fatto che nessuno oltre al vecchio signor Mansl lo aveva mai chiamato Martin, pronunciato all'inglese.
Le ruote metalliche del treno tornarono a stridere e rimbombare nel vagone. Poi, come se nulla fosse stato, il vagabondo sbatt gli occhi, le pupille ricomparvero e si pass una manica alla bocca per asciugarsi la bava. Lo sguardo, appannato dal vino scadente, aveva riacquistato un minimo di senno. Dondol la testa e prese ad annuire in modo sempre pi esagerato. Spostava il mento barbuto in basso per poi risalire in alto ed esibiva la dentatura marcia in una parodia di sorriso, quasi avesse scoperto una verit cosmica di cui chiunque altro era all'oscuro.
Martino Mansl si ricord di respirare e se ne pent un attimo dopo. Una boccata d'acido gli risal dallo stomaco, sollecitata dal fetore delle pelli e dello sconosciuto.
E con questo, le "bizzarrie" sono tornate definitivamente a far parte della mia vita, pens malinconico.
Era quasi riuscito a convincersi che la visione da incubo avuta durante il colpo alla gioielleria fosse stata causata dal vino mentre, per quanto riguardava l'odalisca alla stazione, avrebbe potuto essere un abbaglio causato dalla paura d'essere arrestato.
Si sarebbe pure potuto illudere di aver avuto un'allucinazione anche l, nel carro merci, asfissiato dalle esalazioni. Dopotutto, erano passati cinque anni senza che nessuna presenza tornasse a fargli visita. Fino alla notte precedente era certo di averle superate.
Il vagabondo, intanto, continuava ad agitare la testa e a guardarlo compiaciuto.
Martino azzard una domanda, con la segreta speranza che gli potesse dare risposte sensate.
Suppongo sia inutile chiederti perch mi hai chiamato con il mio nome.
Chi ti chiama? L'altro rote gli occhi stralunati.
No, tu come fai a conoscerlo?
'Un tu'ssai come ti chiami? gli sorrise mostrando ancora la dentatura marcia.
I polmoni di Martino bruciavano e sapeva benissimo che non avrebbe cavato altro da quel povero diavolo. Rinunci a insistere e rivolse gli occhi all'alto, invocando il cielo ma trov solo le assi del soffitto della carrozza.
Dopo tanti anni non aveva ancora imparato che le "bizzarrie" non davano mai risposte. Ogni santissima volta che gli capitavano cose assurde come quella, cercava una spiegazione che non riusciva mai a trovare.
Rimpianse la banale materialit del suo problema con la giustizia fiorentina. In quel caso era un problema semplice: partecipi a un furto, il colpo va male e sei braccato dai carabinieri. Azione e reazione, tutto nella norma. Quando invece percepiva di essere vicino a passare per il sottile velo dell'assurdo, allora le cose non erano pi bianche o nere. Entrava in un labirinto di sfumature che, in quel caso, tendevano al nerofumo.
Doveva arrendersi all'evidenza e al fatto che quegli strani incontri erano tornati e non avevano scelto un buon momento per farlo. Ancora una volta lo volevano guidare, indirizzare verso chiss quale meta e a fare chiss cosa.
Non aveva tempo per quelle follie. Doveva pensare a come togliersi dai guai e non finire in prigione.
Sospir e questo gli cost caro perch una gran quantit di aria mefitica mischiata all'olezzo di sudore del vagabondo penetr dalla gola.
Lo straccione si alz in piedi, fece qualche passo indietro, senza staccargli gli occhi di dosso, e poi torn ad accoccolarsi poco pi lontano. Il ghigno folle era rimasto immutato e, per tutto il tempo, lo guard annuendo senza mai fermarsi.
Se Dio voleva, Montecatini non era lontanissimo.
Tornare da mio padre, in Garfagnana... questa s che  un'assurdit!
Il rumore assordante del treno che sferragliava sui binari rimbombava all'interno del carro e Martino aveva perso il conto del tempo che aveva passato l sopra, sballottato dai sobbalzi. La puzza pestilenziale del vagone era di certo una delle ragioni per cui, una volta caricate le casse, nessuno era pi venuto a controllare che al suo interno non ci fossero clandestini.
Afferr con le dita i lati del berretto, sempre cacciato ben bene sulla testa.
Si chiese cosa ne sarebbe stato di lui. Questa volta era in un guaio che non avrebbe potuto risolvere solo sparendo per qualche tempo. Era ricercato ed era pronto a scommettere che i gendarmi avessero gi scoperto il suo nome e quello degli altri due sciagurati.
Tornare a Castel d'Asprosordo nella casa dei genitori
sarebbe stata una pessima idea. La peggiore. Ancor pi disperata di quando aveva accettato di seguire il Buggiani e il Fioravanti in quel semplice lavoretto alla gioielleria. Dategli una serratura e l'avrebbe aperta ma glielo aveva detto che lui non era un uomo d'azione.
Quella notte maledetta aveva appena iniziato a lavorare alla cassaforte quando era comparsa di punto in bianco una delle sue "bizzarrie", ma di un tipo molto pi spaventoso dell'odalisca e del vagabondo. Per la sorpresa, Martino aveva cacciato un urlo acuto che era riecheggiato per le strade. Nonostante le assicurazioni dei due compari, la ronda era passata prima del previsto e i carabinieri erano accorsi alla gioielleria da cui proveniva il grido terrorizzato. Le cose non erano filate lisce come avevano sperato.
Scacci il ricordo dell'immagine orribile che aveva visto per solo un secondo, abbastanza da gettarlo nel panico e fargli rischiare di bagnare i pantaloni.
L'unica cosa ragionevole da fare sarebbe stata andare a Lucca e proseguire in qualche maniera per Pisa o Livorno, poi da l far perdere le proprie tracce. Non sarebbe stata la prima volta che avrebbe ricominciato tutto da capo in un'altra citt. Anzi, forse sarebbe stato meglio cambiare proprio zona e risalire per la Liguria e da l poi in Francia.
Tutto, ma non tornare dai suoi vecchi: i signori Mansl di Asprosordo.
Intontito dalla mancanza d'aria fresca e dai continui scossoni del treno, Martino stava quasi per appisolarsi, o perdere conoscenza, quando il treno inizi a frenare.
Le ruote fischiavano sui binari con un grido che gli trapassava le orecchie. Si port i palmi delle mani ai lati della testa per
tapparli, senza molto successo e gli venne da stringere gli occhi.
Quando li riapr, l'interno del vagone era illuminato e il portellone era aperto di qualche spanna. Il vagabondo aveva approfittato della confusione per sparire, ancor prima che il treno si fermasse del tutto.
Martino si affacci appena e vide davanti a s i campi coltivati. La stazione e la citt erano dalla parte opposta.
Una volta tanto, posso evitare di scendere in corsa da un treno.
Era sollevato che la tratta terminasse a Montecatini, perch era certo che se avesse passato altre ore all'interno di quel carro merci ci avrebbe tirato le cuoia, tanto per rimanere in tema con il carico.
Fece un salto all'esterno e raddrizz la schiena, pest con forza i piedi sul selciato coperto da sassolini per risvegliarli dal torpore.
Il rumore del fischietto del capostazione risuon nell'aria e una voce profonda lo apostrof.
Ehi tu! Che diavolo pensi di fare?
L'omone, alto molto pi di lui, aveva l'uniforme dei ferrovieri, basette e baffi ma soprattutto brandiva il cric per far scattare gli scambi come se fosse una clava e gli veniva addosso a passo di marcia.
Maledetto accattone! Te lo faccio vedere io!
Tempo di darsela a gambe e addio alla possibilit di prendere il prossimo treno!
Martino si calc in testa il berretto e prese la via dei campi. Corse a pi non posso con il fischio del capostazione che si faceva sempre pi lontano. I campi, mietuti da poco, non offrivano ripari ma i boschi erano vicini e da l sarebbe stato uno scherzo nascondersi.
Arriv ansimante e sudato marcio a un castagneto, un fresco
riparo che separava le alture dalla zona coltivata. I cespugli di ginestre lo nascondevano e gli avrebbero permesso una fuga anonima. Poggi le mani sulle ginocchia per riprendere fiato e, quando si gir a guardare indietro, non vide nessuno. La stazione e il paese erano una sagoma lontana alla luce del crepuscolo. Forse il capostazione aveva pensato che non valesse la pena infangarsi le ghette per un vagabondo scroccone o forse doveva occuparsi del treno e farlo ripartire al pi presto, come previsto dalle indicazioni di sua maest Umberto I per le Societ di Strade Ferrate.
Dio benedica il Re, borbott Martino tra i denti.
Torn di nuovo a fare l'inventario della situazione. Senza un soldo, senza attrezzi da scasso e con le scarpe sfondate, assetato e con un malessere alla bocca dello stomaco che la corsa non aveva certo migliorato.
Le spalle di Martino si afflosciarono e non gli rimase che arrendersi all'evidenza: non era in grado di andare da nessuna parte.
L'idea di darla vinta alle sue "bizzarrie" lo mandava in bestia. Gli sembrava di arrendersi a loro e di esserne diventato schiavo.
Torna da tuo padre, Martin. Il tuo posto  l.
Le parole che il vagabondo gli aveva soffiato in faccia galleggiavano nell'aria e, anche se si trovava in un fresco boschetto di castagni, continuava a sentire nel naso quel puzzo terribile.
Era l'ultima cosa che desiderava eppure era costretto a farla.
Avrebbe dovuto fare un salto dal suo vecchio, solo una breve visita. Giusto il tempo per riposarsi un poco, fare un cambio d'abito e una tisana per le sue povere budella. Magari avrebbe arraffato qualche lira o un ultimo rimasuglio dell'argenteria e sarebbe filato per sempre.


2.
IL PONTE DEL DIAVOLO.

Alla fine, dopo cinque anni passati lontano da Asprosordo, ecco che Martino tornava all'ovile. I suoi grandi progetti si erano rivelati troppo ambiziosi, poich non si era mai spinto pi in l degli Appennini e infine si ritrovava sulla strada di casa con le pive nel sacco.
Il viaggio di ritorno in Garfagnana fu un inferno ma ci che lo inquiet ancora di pi fu la totale assenza di stranezze. Stava dando credito alle sue "bizzarrie" e solo per questo lo lasciavano in pace. Sapeva bene come potessero essere testarde: quando volevano qualcosa da lui, non la finivano di tormentarlo finch non le assecondava.
Dopo una notte all'addiaccio in un capanno di cacciatori, trov un passaggio sul carro di un contadino fino a Borgo a Mozzano e poi arriv la parte pi difficile quando comparve la coda delle Alpi Apuane. A vederla da lontano, pareva una fila di denti coperti dal verde delle foreste, alcune cime nude e rocciose si alzavano al cielo, quasi che la vegetazione si fosse volontariamente ritirata per la troppa asperit del terreno.
Eppure quel luogo selvaggio e immerso in una perenne atmosfera irreale, non gli ricordava solo brutti momenti.
Martino Mansl era sempre stato un tipo pacifico e
solitario, a dispetto della piega che aveva preso la sua vita da quando era diventato uno scassinatore, e in altre circostanze ci avrebbe vissuto pi che bene in quelle terre. La vita di paese, sempre uguale a se stessa, con la compagnia dei vecchi amici d'infanzia, ben gli si confaceva o almeno si sentiva molto pi a suo agio rispetto al ritmo sfrenato delle grandi citt. Non era per quello che aveva abbandonato baracca e burattini.
Lui non era suo padre. Il signor Mansl abitava ancora a Castel d'Asprosordo e non si era mai lasciato intimorire dalle presenze che venivano a visitarlo con regolarit. Martino invece aveva un proprio punto di rottura che lo aveva spinto ad andarsene in giro per il mondo.
Fantasmi, mostri o visioni che fossero, volevano sempre qualcosa da lui. Fosse anche solo il fermarsi prima di cadere sul binario come aveva fatto l'odalisca sulla tribuna illustrata, o spingerlo a tornare dai propri genitori come aveva suggerito il vagabondo. Le bizzarrie avrebbero continuato a perseguitarlo finch non si fosse deciso a dargli ascolto e ad andare nella direzione che gli indicavano. Volente o nolente.
L'illusione che sarebbe bastato allontanarsi da Asprosordo per liberarsi di quella follia poteva andare a farsi benedire.
Il carretto si ferm sul ciglio della strada e Martino salt sul selciato, salut il contadino e si ritrov al confine con la Garfagnana.
Ebbe l'impressione di essere una specie di novello Dante alle porte dell'inferno, ma al posto dello Stige trov il Serchio. Il fiume era ampio e in quel punto, dove due affluenti si univano, le acque erano particolarmente agitate e tumultuose. Dava l'idea di separare in maniera netta la civilt dal mondo selvaggio e misterioso oltre il fiume, coperto da foreste
verdi e oscure, battute dal vento.
Martino guardava i flutti che si rincorrevano e spumeggiavano, sbattendo contro le sottili colonne del ponte "della Maddalena" che lo avrebbe portato nel cuore della Garfagnana.
Nessuno lo chiamava cos, per tutti era il Ponte del Diavolo ed era nota la strana leggenda a base di furbi costruttori e patti con il demonio, cosa che non va mai presa troppo alla leggera nemmeno nelle storie.
L'arco pi ampio del ponte era alto e largo abbastanza da far passare le chiatte, ma chi avrebbe mai sfidato la corrente del Serchio, cos infuriata? Il fiume era in piena per le ultime forti piogge autunnali, a giudicare dalla gran quantit di detriti trascinati a valle. L'alveo, ristretto da tronchi caduti e smottamenti, era un canale tortuoso dove le acque erano convogliate a gran velocit e andavano a sbattere contro i piloni di pietra.
Era un ponte del tutto privo di logica e praticit, eppure cos sottile ed equilibrato da riuscire a sostenere il continuo assalto del Serchio. Se quella non era opera del demonio, non sapeva cos'altro potesse esserlo.
Martino incroci le braccia e cerc di trattenere, tra il panciotto di velluto e la giacca, il poco calore del corpo. I primi venti autunnali erano arrivati e spazzavano gli Appennini per arrivare fin l, belli carichi di umidit.
Incass il collo tra le spalle mentre i pantaloni di fustagno, lisi alle ginocchia, sventolavano sulle gambe magre. Si pass una mano sul mento, la barba rossastra e riccia gli stava dando fastidio. Avrebbe implorato per un rasoio o, ancor meglio, per una seduta dal barbiere. Si chiese quante possibilit aveva, con quell'aspetto da straccione di andarsene dal Regno.
Un vecchio che trascinava una carriola di castagne gli pass accanto e biascic un motto di spirito.
Oh, nini! Guarda che un casca mica! Ormai gl' cent'anni che l' cos! poi fece un sorriso sdentato e continu per la sua strada.
Martino si riscosse, si lisci il bavero della giacca e parl a voce alta, come se fosse un proclama reale.
Meglio lasciar perdere. Io continuo per Livorno. Ci sar pur un bastimento che parta per la Corsica o per qualsiasi altro posto!
Gir le spalle al ponte e si sent improvvisamente leggero, lo stomaco nemmeno protestava pi di tanto per il poco cibo che aveva ingurgitato durante il viaggio.
Era la scelta giusta, bastava confidare nella provvidenza. Le bizzarrie se ne sarebbero fatte una ragione e sarebbero scomparse cos come avevano fatto negli ultimi cinque anni.
Quelle maledette hanno aspettato proprio il momento in cui potevano trovarmi nei guai pi neri per tornare a tormentarmi!
Alle sue spalle, ud tre latrati potenti che sovrastarono il fragore del fiume e rimbombarono per la valle. Il verso dell'animale gli penetr nelle orecchie e divenne il fischio leggero che ben conosceva. Il fragore del fiume e i rumori della campagna svanirono e lasciarono il posto al silenzio innaturale.
Martino si volt e vide un grosso cane bianco, un pastore maremmano dal pelo lungo, seduto in maniera composta proprio sulla sommit del ponte. Non poteva vederne gli occhi ma era certo che lo stesse fissando e che avesse abbaiato proprio a lui.
Sono sempre pi teatrali pens mentre scuoteva la testa.
Ricordava bene quella leggenda, non c'era nessuno che non la conoscesse. Era una sciocca storia in cui, come spesso accadeva nei miti popolari di quelle zone selvatiche, a scarpe grosse
si univa il cervello fino. Si diceva che il costruttore del ponte della Maddalena si fosse fatto aiutare dal Diavolo in persona e che questi in cambio avrebbe preteso l'anima del primo sventurato che l'avesse attraversato da sponda a sponda. Per, il furbo ingegnere gabb il re dell'inferno perch il primo che inaugur la costruzione impossibile fu un cane bianco.
A quanto pareva il Diavolo, o chi per lui, aveva preso sul serio l'anima di quella povera bestia.
Qualsiasi persona di buon senso avrebbe allungato il passo e si sarebbe allontanato il pi possibile, ma non tutti sapevano ci che sapeva Martino Mansl. Aveva la dolorosa consapevolezza che, se avesse ignorato quel messaggio, se ne sarebbe pentito e le persecuzioni soprannaturali avrebbero continuato a tormentarlo senza dargli tregua.
Ancora non si capacitava del perch fossero tornate proprio in quel momento. Da quando aveva lasciato la casa paterna e la Garfagnana, il mondo aveva cominciato a essere normale, per quanto possa esserlo nella vita di uno scassinatore. Non poteva continuare a essere cos per sempre? Conosceva a menadito le serrature e aveva sempre desiderato che anche la vita avesse la stessa ferrea logica di quei meccanismi, nessun evento inspiegabile o assurdo. La prevedibilit sarebbe stata la situazione ideale.
Martino fece qualche passo all'indietro, sulla strada che proseguiva per il pisano.
Il cane abbai ancora tre volte e l'aria immobile vibr, sconquassata da quel richiamo. Non sembrava aver l'intenzione di spostarsi dalla posizione soprelevata del ponte. Le orbite scure in mezzo al pelo bianco erano puntate su di lui.
Ah, te lo puoi sognare che io passi da l. A Martino
venne da ridere di fronte al suggerimento assurdo di quella nuova bizzarria.
Forse la Corsica non sarebbe bastata e avrebbe fatto meglio a trovare un modo per raggiungere le Americhe. In quel momento aveva le tasche pi vuote dello stomaco e tutto ci che aveva in corpo era un po' di acqua fresca bevuta da una fonte sulla strada. Eppure era certo che avrebbe trovato il modo di procurarsi un biglietto per qualsiasi destinazione lontana, anche a costo di imbarcarsi clandestino. Tutto, ma non sarebbe mai salito sul ponte.
Gli volt le spalle e si incammin a passo di marcia nella stessa direzione del vecchio con il carretto. Il sibilo che gli opprimeva i timpani lo lasci libero e torn a udire i rumori minacciosi del fiume.
Il solo pensiero di essere riuscito a ignorare quell'ultima visione particolarmente inquietante lo fece sentire meglio. Anzi, non solo l'aveva ignorata ma stava addirittura trasgredendo all'ordine di tornare a Castel D'Asprosordo.
Stratton in avanti i risvolti del colletto e cacci le mani in tasca. Si sentiva euforico e si mise perfino a fischiettare il motivetto di ouverture de "La Gazza Ladra" che gli pareva molto azzeccato.
A pensarci bene, non poteva dire di essere stato del tutto sfortunato. Era vero che il colpo non era andato a pallino e aveva perso la borsa con la maggior parte del suo armamentario ma aveva seminato i carabinieri e qualcosa gli era rimasto. La presenza rigida del grimaldello e del tensore nella tasca interna della giacca lo rassicurava. Nella piccola stanza in affitto che aveva in uno scantinato a San Frediano, aveva lasciato solo qualche vecchio vestito. Se aveva accettato di lavorare con il Fioravanti e il Buggiani era stato proprio perch era al verde,
quindi di soldi non ne aveva persi di sicuro.
Aveva giurato che quello sarebbe stato l'ultimo colpo con quei due manigoldi e cos era stato, in un modo o nell'altro.
Nossignore, me la sono cavata ancora, si ripeteva con sempre maggior sicurezza.
Un carro colmo di paglia si avvicin alle sue spalle. Era trainato da un paio di muli sfiancati e il contadino sul cassero aveva un cappello calato sugli occhi come se sonnecchiasse.
Ed ecco il mio passaggio. La fortuna ricomincia a girare, caro Mansl!
Il carro gli pass davanti, pigro, perdendo manciate di erba secca a ogni buca nella strada e il guidatore non lo degn di uno sguardo, anzi continuava a dondolare appena mentre assecondava il movimento delle ruote.
S, senz'altro dorme ed era una vera fortuna per Martino perch avrebbe potuto saltare sul retro, tra la paglia morbida e godersi il viaggio che lo avrebbe portato verso la costa, lontano dalla Garfagnana. Acceler il passo per mantenere la stessa velocit del carretto e si affianc.
Solo un salto pensava lui, insolitamente felice alla sola idea.
Allung una mano per aggrapparsi alla paratia di legno e darsi lo slancio, quando ud due aspre voci maschili che si accaloravano sul bordo del carro a poche spanne da lui. Pi che parlare, i due uomini ringhiavano sottovoce reprimendo la rabbia per non mettersi a urlare e svegliare il padrone di quel mezzo di fortuna.
Per Dio, se scopro che l'hai mangiata tu l'ultima mela ti sgozzo!
Provaci, figliol d'un cane! Forse hai scordato chi comanda!
Bel capo che sei! Guarda come siamo ridotti!
Aspetta che lo troviamo e poi ci leveremo un po' di soddisfazioni.
Ma indove vuoi andare? Non sei manco capace di star dietro a quel bischero pel di carota! e, dopo di questo, Martino non ud altro se non rumori di colluttazione, grugniti soffocati e fruscii.
Senza rendersene conto aveva rallentato il passo e si era fatto superare dal carro, allora vide chiaramente di chi si trattava. I due ceffi che lo avevano coinvolto nella disastrosa rapina alla gioielleria si stavano prendendo per la gola l'un l'altro. La paglia volava dappertutto mentre scalciavano e si strattonavano afferrandosi per la giubba o per il collo.
Il Buggiani, con quel cesto di capelli incolti che lo faceva assomigliare a un selvaggio e un fazzoletto calato sul mento, impugnava il suo inseparabile coltellaccio. Gli occhi scuri e incassati nel cranio guardavano con odio feroce l'uomo accanto a lui. Il Fioravanti, terzo componente della loro banda sgangherata e capo nominale, lo aveva a sua volta acchiappato per la gola mentre con l'altra gli bloccava il polso della mano armata. Sbarbato e curato, teneva il cappello da caccia piegato su un lato e un nastro gli cingeva il collo della camicia giallastra, quasi nascosto dalla folta barba scura. Martino sapeva che ambiva a diventare il novello Passatore della Toscana e niente lo avrebbe fatto gioire come emulare le gesta del famoso brigante.
Digrignavano i denti come due cani che aspettassero solo di scoprire il punto debole dell'altro per scannarsi ed erano cos inferociti da non accorgersi di Martino. Avrebbero potuto afferrarlo per la collottola se solo avessero allungato la mano.
Il "bischero pel di carota" rimase a bocca aperta e rallent fino a fermarsi del tutto. Andavano verso Livorno o forse Pisa,
nella stessa direzione che avrebbe voluto prendere lui. Quanto tempo ci avrebbero messo per tornare a beccarlo?
C'era da scommetterci che se lo avessero acchiappato non gliela avrebbero fatta passare liscia.
Non li vedeva dalla sera della rapina alla gioielleria, appena due giorni prima, e fino a quel momento erano stati la sua ultima preoccupazione, superata dall'ansia di essere trovato dai carabinieri. Nella fuga, tutti e tre si erano dileguati in direzioni diverse, appena avevano sentito le voci per strada e avevano capito che i gendarmi stavano arrivando di gran carriera.
Prima di separarsi non avevano mancato di augurare a Martino una morte violenta e gridargli che lo avrebbero ritrovato per fargliela pagare di aver mandato all'aria il furto.
Intanto, i due uomini sembrarono aver raggiunto una tregua e si mollarono con un ringhio. Il Fioravanti si rassett la giacca e si pass le dita nei capelli da sciamannato. Il Buggiani si raddrizz il cappello e lentamente si gir verso la strada che si allontanava.
La stretta via di campagna era deserta, il fiume rombava di lato e il ponte si allontanava.
Il capo spazi con lo sguardo torvo per tutta la visuale consentita dal muro di paglia e poi abbass di nuovo la tesa. Il carretto si allontan da Borgo a Buggiano sulle ruote scricchiolanti.
Martino si era appiattito dietro un sottile tronco di faggio sul ciglio della strada. Era cos magro da riuscire a trovar riparo l dietro e trattenne il respiro finch non ud pi il rumore degli zoccoli.
Quando trov il coraggio per affacciarsi oltre il suo
nascondiglio, vide i suoi vecchi compari ridotti a poco pi di un puntino lontano.
Appoggi i palmi delle mani sulle ginocchia mentre tornava a respirare, bianco come un cencio.
Ho capito. Maledizione, ho capito... e non parlava a se stesso ma si rivolgeva a quelle maledette visioni che ancora una volta lo stavano indirizzando altrove.
Il piano di tornare dai propri genitori per una breve visita e poi andarsene di nuovo era sempre valido. Era sicuro di non aver mai parlato di Castel d'Asprosordo ai suoi vecchi compari e, anche se prima o poi avrebbero capito dove si era diretto, con un po' di soldi in tasca sparire sarebbe stato pi facile. Se gi una volta era riuscito a lasciarsi tutto alle spalle, avrebbe potuto farlo anche una seconda.
Non c'era che una cosa da fare dunque: tornare a casa e chiedere un prestito oppure prendere tutto quello che avrebbe potuto rivendere e sparire.
Il ponte era sempre al suo posto, immutabile e minaccioso.
D'accordo! D'accordo! gli sbrait contro, come se davvero un'opera architettonica potesse udirlo e comprenderlo.
La sensazione di ottundimento alle orecchie torn puntuale non appena si volt e vide ancora la sagoma bianca del cane, immobile. S'incammin, misurando ogni passo, e sal sullo stretto camminamento in pietra del Ponte del Diavolo.
Era largo il giusto per far passare un piccolo carretto, o un cavallo. Gi due uomini di grossa corporatura che si fossero incrociati avrebbero dovuto sfregarsi per passare.
Il cane era nel bel mezzo del passaggio. Immobile.
Martino guard oltre la paratia di pietra e vide il fiume in preda alla corrente pi impetuosa schiantarsi contro le basi delle colonne. Le rocce acuminate a pelo d'acqua avrebbero
divelto il corpo di qualunque disgraziato che ci fosse accidentalmente caduto dentro. Se fosse scivolato, o qualcuno lo avesse spinto, lo avrebbero ritrovato miglia pi a valle, straziato dalle pietre e dalla forza della corrente.
Deglut a fatica. Era a poco meno di un paio di metri dal cane.
Il pelo bianco era appiccicato a ciuffi, come succede con gli animali che si ammalano di rogna. Riusc a vederne gli occhi quasi nascosti dal manto sporco e circondati da grumi gialli di muco. Due specchi neri in mezzo al muso biancastro che riflettevano chiss quale porzione d'inferno.
L'odore acido e penetrante che Martino non riusc a identificare gli bruci nelle narici. Era destino che fosse perseguitato dai peggiori olezzi mai sentiti.
La cosa migliore con le bizzarrie era sempre far finta che non ci fossero ma, in quanto a indifferenza, lui era fuori allenamento. Cerc di tirare i muscoli delle guance e, invece di un sorriso sprezzante, gli venne fuori un ghigno storto.
E tu chi saresti? Una specie di Cerbero? Ud la propria voce come se attraversasse un paio di cuscini.
Il pastore maremmano si mosse appena per accomodarsi meglio. Aveva le fauci un poco aperte e la bava scura colava abbondante fino alle pietre della pavimentazione. Al contrario di una bestia malata, teneva la testa ben diritta e non si perdeva un solo movimento dell'uomo.
Buono...
Era una cosa stupida da dire, perch quello era tutto fuorch un cane, o forse lo era stato in un altro tempo e un'altra vita.
Martino si schiacci contro il parapetto strisciando di lato, cos da evitare il contatto con la bestia. Alle spalle il rombo del fiume era zittito dalle orecchie tappate ma la forza della corrente gli faceva arrivare acqua vaporizzata sulla nuca.
Sarebbe bastato che l'enorme cane si alzasse sulle zampe posteriori e gli poggiasse quelle anteriori sul petto per sbilanciarlo e farlo cadere gi.
Invece non si mosse e continu a scrutarlo in silenzio.
Quando Martino pass oltre non riusc a trattenere le proprie gambe e spicc un balzo verso il lato opposto per mettere tra s e quella creatura pi spazio possibile. Dovette farsi all'indietro il resto del camminamento, perch non aveva nessuna intenzione di voltare le spalle al cane.
Riusc a respirare di nuovo una volta raggiunta la sponda e abbandonata la pietra scura del ponte.
Per tutti i diavoli!
Poggi le mani sulle ginocchia. Si sentiva come se avesse corso per ore e il respiro tardava a tornare normale, non si era reso conto di aver trattenuto il fiato per tutto l'attraversamento. Dietro di lui, i flutti del Serchio erano tornati a rimbombare nell'aria e spumeggiavano mentre si infrangevano contro le pietre. Il fruscio del fogliame mosso dal vento e il cinguettio degli uccellini serali lo avvert che la visione si era dissolta.
Quando si alz ed ebbe la forza di guardare verso il fiume, il ponte era deserto.
Ci avrei scommesso.
Scosse la testa, si sentiva un condannato al patibolo. Di peccati ne aveva commessi un buon numero, anche se era sempre stato cos indulgente da pensare che qualsiasi crimine avesse compiuto in quegli anni non era abbastanza da riservargli un trattamento del genere.
Sulla via che s'inerpicava per le Apuane, vide un carro carico di casse che alzava un gran polverone. Fece ci che negli
ultimi giorni gli era riuscito meglio e scatt con la velocit di un atleta in quella direzione.
Se doveva andare a morire almeno voleva un passaggio comodo.


3.
IL FIGLIOL PRODIGO.

I signori Mansl abitavano in una piccola casa poco distante dal centro di Castel d'Asprosordo, sul limitare del bosco di castagni che circondava l'area cittadina. Si trovava in una posizione opposta alla via principale che attraversava il paese da sud e proseguiva tra le Apuane fino a Carrara. Era quasi sera e il vento di grecale muoveva le foglie sugli alberi alle spalle della casa dei Mansl.
I genitori avevano sempre preferito quel luogo discreto, un po' discosto dalle altre case. In specie il padre, che era forestiero, riteneva che fosse importante per un uomo con la sua professione disporre di pi solitudine e riservatezza del normale.
Martino riconobbe gli odori di quel luogo, erba bagnata, funghi, legno di pino bruciato nei caminetti. Si trov ad ammettere che fosse l'odore pi delizioso che gli fosse arrivato alle narici da un bel po' di tempo anche se mischiato a quello di sterco di cavallo.
Aveva mangiato solo qualche frutto rubato di sfuggita da quando aveva dovuto lasciare Firenze in maniera alquanto disdicevole, e lo stomaco rumoreggiava. In ogni caso, non era mai stato un gentiluomo nonostante le buone maniere che il padre e la madre avevano tentato di inculcargli.
Tornava a casa con la coda tra le gambe e il mondo oscuro e imprevedibile del soprannaturale gli apriva di nuovo le porte.
Si risistem il colletto della giacca alla bell'e meglio e tolse il berretto. Pass le dita tra i capelli, rossi come il rame e ricci indiavolati, era impossibile dargli una forma e avrebbero avuto bisogno di un bel taglio.
Della barba poi non c'era nemmeno da parlarne. Non gli era mai cresciuta bella e uniforme come quella del babbo. Il signor Mansl-padre, dello stesso pelo ramato e riccio anche lui, aveva delle basette di tutto rispetto e la barba era cos ben curata e folta da parere ingessata.
Pazienza.
Si sarebbe presentato sulla soglia di casa con il proprio aspetto miserevole.
Inspir profondamente e soffi via l'aria, mentre marciava verso la porta con lo sguardo del condannato al patibolo.
Sono sicuro di ci che sto facendo? Mi rendo conto del perch me n'ero andato?
Giunto alla soglia, strinse la mano in un pugno, la alz e la lasci l sospesa, colto da un ripensamento.
Stava quasi per girare sui tacchi e sparire nella notte, quando la porta si spalanc e si trov di fronte una donnina di mezz'et che a malapena gli arrivava alle spalle con l'alta crocchia morbida dei capelli ingrigiti.
Marianna gane impestata! esclam la signora portando le mani alla bocca.
L'istante dopo se la ritrov appesa al collo.
Martino barcoll e poi fu costretto a piegarsi sotto quel peso, un po' a causa del fisico gracile che non gli aveva mai permesso grandi attivit fisiche e un po' perch, essendo a digiuno da giorni, le forze venivano a mancare.
Mamma, ve ne prego, calmatevi. Sono solo io!
La signora Mansl si stacc di malavoglia, gli prese il viso tra le mani e prese a scrutarlo con lo sguardo indagatore dei preti e dei dottori.
Figlio mio, ma che mangi? Guarda come sei ridotto! Bischero che un siei artro!
A Martino venne da ridere, si era scordato quanto la parlata della madre fosse becera, in confronto a un aspetto tanto sobrio e compito.
Mamma, credo di essere nei guai.
Se lo lasci sfuggire, come se si fosse trovato davanti al confessionale, e in quella frase voleva riassumere sia i suoi problemi con la giustizia a Firenze sia quelli ben pi inquietanti con le sue "bizzarrie".
T' preso ancora il torcibudella?
Ci fosse stata una volta che la signora Mansl c'avesse azzeccato.
No. In quanto a mangiare, mangio. Intendo che...
Ah! Meno male! Chiss che pensavo! La donna si mise una piccola mano sul petto inguainato dal severo abito di velluto verde e l'altra sulla fronte. Vieni figliolo, mettiti a sedere che ho una zuppa di castagne secche d'avanzo!
Le cose non erano cambiate e Martino ebbe la certezza che, se fosse stato via per trent'anni, lo avrebbe accolto nella stessa maniera.
La signora Mansl lo trascin nella piccola cucina, un po' ingrigita dai fumi della stufa. Sbatt il figlio su una delle sedie intorno al minuscolo tavolino e and ad accendere il fuoco per riscaldare un tegame.
Si sentiva stordito dagli odori che aveva dimenticato. Il profumo del finocchio selvatico, il rosmarino, la salvia e
l'alloro per il bollito erano persistenti nell'aria.
In cinque anni, niente sembrava cambiato l dentro.
Le padelle e i tegami di rame erano sempre appesi ai chiodi sulle mensole, i cocci accuratamente impilati e le erbe aromatiche poste a seccare, accatastate in cestini.
Martino non sapeva da dove cominciare con esattezza e nemmeno se fosse meglio stare zitto. Per gli pareva di dovere dare almeno una briciola di spiegazione. Era indeciso se iniziare con lo scusarsi per essere andato via di nascosto, o per non aver mai mandato notizie, oppure ancora se fosse meglio chiedere subito qualche soldo e togliersi il pensiero per poi andarsene la mattina successiva.
Gli unici rumori della casa erano lo sbatacchiare di pentole della madre, impegnatissima prima al fornello e poi a mettere il cucchiaio e il piatto sul tavolo davanti al figlio. Due fette di pane, spesse come un dito, erano adagiate sul fondo. La signora Mansl era cos, una piccola macchina da guerra, che dormiva poco ed era sempre in movimento, con una foga e una coordinazione che il figlio le aveva sempre invidiato.
Martino decise di iniziare dalla parte pi difficile.
Mamma, dov' il babbo?
La donna s'interruppe per qualche secondo, poi torn a rimestare la minestra come se fosse alla ricerca delle parole pi adatte, proprio dentro il tegame. Si copr le mani con un paio di presine all'uncinetto e afferr la pentola per i manici. L'appoggi sul tavolo e immerse il mestolo nella brodaglia densa e profumata.
Il tu' babbo  malato.  su di sopra che dorme in questo momento.
Cielo! Cos'ha?
La donna gli riemp la scodella fino all'orlo e la porse al figlio.
Un attimo che ti ci metto l'olio. e si chin nella madia alla ricerca del fiasco.
Mamma...
Ancora una volta gli tornavano alla mente le parole del vagabondo sul treno. La malattia del padre aveva di certo qualcosa a che fare con le intenzioni delle sue "bizzarrie" di volerlo riportare ad Asprosordo. Forse poteva approfittarne per sgattaiolare dalla cucina e poi via in strada.
La donna riemerse con un bottiglione colmo di liquido verde e ne vers un rivolo sulla superficie della zuppa.
Martino... quel poer'omo ha tribolato tutto il giorno per un attacco di corpo guasto. Lasciamolo riposare e gli parlerai domani. Il dottore la vede bigia, marianna gane! poi scost una sedia e si mise davanti a lui. Mangia quello che vuoi, non ti sforzare.
La signora Mansl, nonostante fosse un'ottima cuoca e una buona forchetta a sua volta, aveva sempre penato per far mangiare il figlio. Ormai era rassegnata al fatto che con lui non avrebbe mai visto il fondo del piatto e che c'era sempre la possibilit che il cucchiaio rimanesse intonso.
Quella volta per, Martino era veramente stremato e affamato, sapeva che quella zuppa carica di olio, pane e castagne gli sarebbe rimasta sullo stomaco per giorni a venire ma la fame era troppa. Cos impugn la posata e si chin sul piatto infilandosi in bocca una cucchiaiata dopo l'altra.
Se avesse alzato la testa, avrebbe visto la madre a bocca aperta, incredula e anche preoccupata. Invece non si distrasse nemmeno quando allung la mano alla ricerca del fiasco per versarsi un bicchiere di vino rosso, anche quello ricolmo fino all'orlo.
Fu in quel momento che la signora Mansl si rese conto
che c'era qualcosa che non andava.
Non apr bocca finch Martino non ebbe posato la stoviglia sul tavolo, allungato le gambe e sganciato il primo bottone dei pantaloni.
Figliolo, devi dirmi qualcosa?
Che cosa avrebbe potuto rispondergli Martino? Che negli ultimi anni aveva fatto lo scassinatore in vari colpi tra Viareggio e Firenze? Che era ricercato dai carabinieri? Che lo avrebbero sicuramente trovato se qualcuno dei suoi complici avesse parlato?
Dopo aver atteso qualche minuto per una risposta, la madre si rese conto della sua difficolt, cos alz una mano in segno di resa.
Accident'amm! Va bene cos. L'importante  che tu sia tornato. Che se' stanco?
Martino aveva paura che gli potesse sfuggire dalla bocca qualcosa d'inconsulto cos si limit ad annuire.
Allora vieni, nini. C' la tu' camera ch' rimasta sempre ammodino, come l'hai lasciata.
Trov difficolt ad alzarsi. Aveva mangiato in un colpo solo quello che avrebbe ingurgitato in tre giorni. Quando si mise in piedi, sent muoversi una bolla d'aria nelle budella che risal fino alla bocca dello stomaco e poi per la faringe, fino a esplodere in un potente rutto.
In un altro momento, la signora Mansl gli avrebbe affibbiato uno scapaccione tra capo e collo o gli avrebbe chiesto se fosse stato allevato insieme ai porci. Invece ebbe solo un sorriso compiaciuto perch, a memoria sua, non ricordava una sola volta che il figlio avesse mangiato cos tanto.
Salirono al piano di sopra. Martino seguiva la madre,
armata di un lumino quasi disfatto e che a malapena illuminava i loro passi. Quando passarono davanti alla stanza dove dormivano i coniugi Mansl, sent un sonoro russare attraverso la porta chiusa.
Non avrebbe avuto la forza di affrontare anche il padre per quella sera e, d'altra parte, stava dormendo.
La donna non aveva mentito.
La camera era esattamente come l'aveva lasciata: nel caos.
Sembrava un deposito di rottami, da tanti che ne aveva accumulati nel corso degli anni, composto di ruote dentate, telai, molle e rocchetti accuratamente suddivisi in cassette della frutta o cestini.
La ricerca della sanit mentale lo aveva portato a evitare di entrare nell'attivit del padre e cos era diventato assistente di un orologiaio, poi stagnino, per scoprire infine il suo vero talento: le serrature. Non ne erano ancora state fatte che non riuscisse a scassinare.
Tutto ci che si era lasciato alle spalle, accumulato come uno scoiattolo nel corso degli anni, era rimasto a fare da monumento in quella camera.
La signora Mansl accese la candela sul comodino vicino al letto e gli strinse il braccio, quasi volesse essere certa di non star sognando e gli sorrise.
Bonanotte, figliolo. A domani.
Aveva il tono di chi sa che forse sta dicendo qualcosa di troppo avventato, perch suo figlio se ne era andato di casa all'alba di un giorno di cinque anni prima lasciando un misero bigliettino.
La signora usc dalla stanza e richiuse la porta con attenzione.
Martino si gett sul materasso di lana, ancora vestito. L'intenzione era quella di chiudere gli occhi solo qualche minuto e poi infilarsi il vecchio pigiama, giusto per dormire qualche ora.
Solo un po' di riposo e poi avrebbe deciso come agire.
La cosa migliore sarebbe stata svegliarsi prima che lo facesse la signora Mansl, arraffare quanto c'era in giro e filare. Ormai era sicuro di non avere il coraggio di chiedere un prestito apertamente. Oltretutto, rimanere l avrebbe comportato affrontare il caro babbo e non sarebbe stata una passeggiata.
Il padre, il signor Riccardo Mansl, quasi trent'anni prima era arrivato a Castel d'Asprosordo e non si era pi mosso da l, aveva sposato una ragazza del posto e messo su casa in un angolo tranquillo e poco frequentato. Aveva lavorato come contabile in una delle cave di marmo ma soprattutto aveva continuato a esercitare lo stesso strano mestiere che svolgeva nel suo paese d'origine. Un'attivit appena tollerata dalla moglie, che aveva infine rinunciato a mettere un po' di sale in zucca al marito.
Poi era arrivato il giorno in cui Riccardo aveva annunciato a Martino che avrebbe preso il suo posto e non si era riferito al suo lavoro da impiegato. L'intenzione era stata quella di far continuare la tradizione di famiglia all'unico figlio, e gliel'aveva presentata in maniera assai poco diplomatica, come se tutto fosse gi stato deciso e si fosse trattato di un destino da cui non si poteva fuggire.
Il giorno dopo, Martino se ne era andato lasciando una lettera laconica e la promessa di far avere sue notizie, cosa che non fece mai.
Riccardo Mansl aveva sempre avuto idee molto chiare su quale sarebbe stato il futuro del figlio. Ma non tutti sono portati per fare il Mangia Peccati.
Infine la stanchezza ebbe la meglio, nonostante i foschi pensieri che ronzavano in testa a Martino. Gli bast socchiudere le palpebre per addormentarsi d'un colpo ed essere risucchiato in un sonno profondo ma molto agitato.


4.
UN FAVORE SUL LETTO DI MORTE.

Durante tutta la notte gli fecero compagnia incubi a base di sabbie mobili di zuppa di castagne, cani bianchi e una folla inferocita di persone, ognuna con la stessa faccia ghignante del vagabondo del treno, che lo inseguiva brandendo torce e forconi. Infine la visione pi orribile, il Buggiani e il Fioravanti vestiti da carabinieri in alta uniforme che protendevano le mani su di lui.
In uno degli ultimi sogni, quelli che si fanno poco prima di svegliarsi e che per quel motivo rimangono pi impressi, era su una nave in un mare fatto di zuppa calda e chiazze d'olio novello. La cosa peggiore era che si approssimava una tempesta e le onde sbattevano senza posa la piccola imbarcazione. Martino si teneva alla paratia della barchetta, poco pi che una tinozza con una vela rattoppata e sentiva montare i conati di vomito dal ventre fin nella gola. L'acido gastrico gli corrodeva le tonsille e si malediceva per aver mangiato cos tanto.
Le ondate si fecero pi forti, gli sfugg la presa e fu catapultato rovinosamente tra i flutti.
Apr gli occhi. Era seduto sul letto, tutto vestito e fradicio di sudore. La stanza gli ballava davanti agli occhi come se fosse ancora sulla barchetta in balia delle onde. Mise a fuoco il volto spaurito della signora Mansl, seduta sul materasso accanto a lui, che finalmente smise di scuoterlo come un'ossessa.
Signore benedetto e caro! Alla fine ti se' svegliato! T'ho sentito discre fin dalla cucina!
Aveva scordato che le maniere della madre non erano delle pi tenere.
Per rincarare la dose, la donnina gli assest una pacca tra le scapole che lo rintron tutto.
Ma tu guarda! Ero convinta che non t'avrei trovato nel tu' letto! T'hai fatto proprio bene a rimanere!
Martino ingoll il bolo acido che gli era salito in gola e si mise in piedi, tentando di domare le proprie viscere infiammate.
Non rimarr a lungo, mamma.
Dio bonino, almeno fatti un bagno. Scendi gi che t'ho gi preparato la tinozza e gli asciugamani.
S'interruppe e si avvicin al viso del figlio con l'espressione severa che Martino ben ricordava e che non accettava un "no" come risposta.
Ho gi avvertito il tu' babbo e non voglio che ti veda conciato come un baston da pollaio.
Martino pass l'ora successiva tentando di organizzare un discorso accettabile per il proprio padre. Per tutta la durata del bagno, ripet il copione ma nemmeno una volta gli parve cos convincente da poter infinocchiare il signor Mansl.
Non era facile essere il figlio di una specie di leggenda.
L'inglese, come la gente del luogo chiamava il padre di Martino, esercitava una professione antica che era abbastanza richiesta nella zona e cos i servizi del Mangia Peccati avevano garantito alla famiglia una certa tranquillit economica.
Gli abitanti delle terre della Garfagnana erano ancora sensibili alle necessit sovrannaturali. Badavano a cose che un cittadino non avrebbe potuto percepire nemmeno se gli avessero messo Satanasso in persona sotto il naso. Quella era una delle ragioni per cui Martino aveva sempre scelto di abitare in grandi citt come Firenze, Lucca o Arezzo.
La signora Mansl aveva appoggiato sulla sedia alcuni vecchi vestiti, lasciati quando era partito alla chetichella. A terra c'era un paio di scarpe un po' sformate e di una misura pi grande ma sicuramente messe meglio degli scarponi che aveva indossato fino a quel momento.
Quando Martino si allacci l'ultimo bottone, non gli rimasero altre scuse per rimandare l'incontro. Fece un bel respiro e pens che, in fondo, si trattava solo di un malato. Un vecchio signore, provato dal mal di corpo, che voleva scambiare quattro chiacchiere con il figliol prodigo.
In ogni caso c'era poco da dire: non era tornato per restare.
Si decise a salire di nuovo le scale e si ferm davanti all'uscio della camera grande. Non sentiva nessun rumore o russare. Il padre era morto oppure era sveglio.
S'impose di mantenere la calma, non avrebbe dovuto far altro che salutare, girare sui tacchi e imboccare la via d'uscita.
Magari anche rispondere "S" con cortesia a qualche domanda di circostanza. Quello sarebbe stato tutto.
No!
La voce di Martino rimbomb tra le pareti, tesa, strozzata
quasi gracchiante per la tensione. Non erano passati che pochi minuti da quando era entrato in camera al capezzale del padre e gi gli sembrava di essere tornato indietro di cinque anni.
Il signor Mansl era disteso sul grande lettone a due piazze, esattamente al centro e la schiena era sostenuta da cuscini di ogni foggia e dimensione. Non era morto e respirava rumorosamente a bocca aperta. Le braccia rimanevano inerti lungo il busto, incapaci di alzarsi. I baffi sembravano pi delle scope di saggina infilate nelle narici mentre la barba rossastra era striata di grigio e sempre folta, anche se mancava di manutenzione. Le sopracciglia non avevano perso il proprio aspetto militaresco ed erano incurvate verso la base del naso. La faccia era di un pallido grigiore ma gli occhi, cerchiati di rosso, erano sempre del solito verde brillante ed erano l'unica parte dell'uomo che avesse una parvenza di salute.
Quello che ti sto chiedendo  molto importante. Martin, my son... La voce del vecchio padre era appena percettibile, sussurrata.
Era sempre stato il "bamboro" dell' inglese o Martino per gli amici e c'era solo una persona che insistesse a chiamarlo Martin. Il padre era l'unico che gli rivolgesse la parola nella sua lingua madre.
In Italia, qualsiasi nome che venisse da oltre le Alpi, subiva un trattamento linguistico che lo rendeva irriconoscibile e la stessa sorte era toccata anche al loro cognome. Eppure nessuno della famiglia Mansl si era mai rammaricato di questo, perch uno degli intenti di Riccardo "Richard Munslow" era proprio cancellare il suo passato.
Io non posso crederci! Martino afferr la sponda del letto
di rovere e la strinse tanto da farsi venire le nocche bianche. Non avete mie notizie da anni e la prima cosa che mi chiedete  di fare un lavoro al vostro posto?
Il signor Mansl serr le labbra e il mento si punt sul petto. La persistente espressione di disapprovazione si accentu.
Indossi dei vestiti puliti che non ti eri portato via, ai piedi ?orti le mie scarpe smesse e sei ancora pi magro di quanto ti ricordassi. La voce era stentorea e usciva a fatica dai polmoni del malato ma il tono era fermo, di chi aveva bisogno di ben poche conferme. Non ci vuole un genio per capire che non ti  andata cos bene come pensavi. O c' qualcos'altro che dovrei sapere?
Aveva di sicuro imparato dalla moglie a fare quelle domande insidiose che non pretendevano direttamente una risposta, ma lasciavano in uno stato di colpa e agitazione chi non l'avesse data.
Martino era incerto se dirgli o no che nei prossimi giorni forse avrebbero ricevuto una visita dei carabinieri per via di quell'ultimo furto per il quale, tra l'altro, non aveva mai ricevuto il compenso pattuito.
Inspir profondamente. Nella stanza c'era un persistente odore acido mischiato alla lavanda secca, sparsa un po' ovunque per la stanza in piccoli vasi. Non bastavano un po' di erbe aromatiche per mascherare l'odore di malattia, aria chiusa e un corpo che non si muoveva da chiss quanto tempo.
 un lavoro semplice, Martin. Do your job andget the money.
Voi la fate sempre molto facile!
Non  niente di complicato e la paga sar sufficiente a farti star bene per un pezzo. Il signor Munslow era malato ma sapeva bene quali tasti premere. Mi hai gi visto lavorare e sai
cosa c' da fare.
Martino infil i pollici nella cintola. Ci stavano larghi. Le labbra serrate e imbronciate si aprirono per ribattere ma, dopo un attimo di esitazione, si trattennero.
Paga, soldi, denaro, lire.
Mantenne la calma perch la prospettiva di avere soldi in tasca invece di qualche cucchiaino d'argento era allettante.
Quanto vi pagheranno?
Il signor Mansl inarc un sopracciglio, quasi fosse sorpreso dalla reazione del figlio.
Mille lire, a lavoro finito.
Martino sent la testa che gli girava. Non sapeva se fosse per via dell'aria stagnante o per l'ammontare della ricompensa. Con tutti quei soldi sarebbe potuto partire per l'America, per Nuova York!
Si schiar la voce e distese i muscoli della fronte per esternare un moderato interesse.
Sanno gi che non ci potete andare voi?
Lo sanno, ma non possono aspettare che io guarisca.  una cosa molto importante. Hanno voluto trasportare il cadavere per chilometri fino alla Sala del Commiato di Asprosordo, nonostante gli avessi detto che non ero in salute. Il vecchio si port una mano al petto e artigli la camicia da notte coperta di macchie giallastre che la signora Mansl non era riuscita a strofinare via. Speravano che mi riprendessi, ma adesso loro sono l ed io, nel mio stato, non posso farlo.  la provvidenza che ti ha fatto tornare.
Le sopracciglia del malato si inarcarono in quell'espressione tra il meravigliato e il furbo che suo padre usava quando diceva qualcosa per intenderne un'altra.
Gi. La provvidenza. Martino era furibondo per essere
stato trascinato di nuovo in quel mondo assurdo e fuori controllo ma not anche che le condizioni del vecchio non erano delle migliori.
Il signor Mansl era stato sempre solido come una quercia, o meglio come il tronco di una quercia. Superava il figlio di tutta una testa ed era cos ben piantato da far pensare che con una spallata avrebbe potuto far uscire dalla carreggiata perfino un barroccio carico di marmo. Il panciotto enorme, sempre tirato sul ventre prominente, minacciava a ogni passo di far saltare i bottoni.
Gli uomini li fanno bene lass! Amava dire la moglie, che era soddisfatta di avere un marito che chiedeva sempre doppia porzione a ogni desinare.
Che delusione doveva essere stato quel figlio, allampanato, un po' curvo, con il volto emaciato e lo stomaco irritabile. Era sempre sembrato l'ombra secca e rifinita del signor Richard Munslow. L'unica cosa che li accomunava era la carnagione chiara, i capelli rosso rame dai riccioli stretti e gli occhi verdi.
Quel giorno per, l'omone era consunto, svuotato, con un piede di qua e l'altro nella fossa.
Ah, my son! Io credo che ci sia un perch a tutto. Ti ho mai detto che, quando sono partito dallo Shropshire, volevo andare in Bavaria? Riprese fiato e la fronte s'imperl di goccioline di sudore. Laggi era diverso, almeno cos dicevano. I Mangia Peccati erano considerati normali artigiani e non una specie di... male necessario. Speravo davvero che non fosse come nella vecchia Inghilterra, dove eravamo una presenza malaugurante o ancor peggio in combutta col Diavolo. Annu con le poche forze che gli restavano. Io per, al tempo, ero
come te. Non volevo aver pi a che fare con certe cose. Avevano rovinato la mia vita. Il signor Mansl guard il figlio come non aveva mai fatto in vita sua.  per questo che, quando te ne sei andato, ti ho compreso e non sono stato arrabbiato con te, Martin, my son. Quello che volevi tu lo avevo voluto anch'io ed  per questo che venni in Italia. Un paese dove c'erano altri valori, una presenza molto pi forte della santa Chiesa Romana e in cui speravo di trovare pace. Poi arrivai a Castel d'Asprosordo.
...e incontraste la mamma.
S, anche.  qui che ho capito cosa dovevo fare e che, per quanto andassi lontano, c'era sempre qualcosa che mi portava esattamente dove ero richiesto. Le sopracciglia si distesero e gli occhi color dell'erba del signor Mansl si specchiarono in quelli identici del figlio. Tu sai di cosa sto parlando, vero?
Martino ripens prima all'odalisca sul giornale, poi al vagabondo sul treno e all'apparizione del cane bianco sul ponte del Diavolo.
Temo di s, babbo.
Non ci possiamo fare niente, my son. Possiamo solo fare del nostro meglio.
Credete che non riuscirei a fare del mio meglio alla casa cimiteriale?
Spero solo che tu prenda tutto questo seriamente. Il vecchio sospir e inal aria con un fischio.
Damn seriusly.
Martino alz una mano e l'agit davanti a s. Paga, soldi, traghetto, America, solo questo doveva tenere ben a mente.
Va bene, va bene. A che ora devo essere l?
Nel pomeriggio. In questo momento ci sar ancora la veglia delle Lamentatrici nel bel mezzo del servizio. Ne hanno volute quattro. Il padre fece un ampio gesto del braccio per
sottolineare come gli paresse un'esagerazione.
Il figlio inarc le sopracciglia, sorpreso da tanta sollecitudine dei familiari del morto. Si lasci sfuggire dalle labbra un fischio prolungato. Quattro Lamentatrici a piangere durante la veglia pomeridiana e un Mangia Peccati a seguire dovevano essere costati una bella cifra. Di certo volevano assicurarsi che il caro estinto volasse all'altro mondo in tutta velocit e senza intoppi.
Il signor Mansl lo guard di sbieco.
Ti consiglio di andarci a stomaco vuoto ma prima bevi mezzo bicchier di latte. Non si sa mai, con la tua gastrite.
Babbo, non ditemi che avete detto di farvi i carciofi fritti...
L'omone si strinse nelle spalle, larghe come un tempo ma diventate ossute e spioventi.
Confido che troverai almeno un aspetto piacevole in questo lavoro. Non voglio dirti altro, sar una sorpresa.
Se non avesse saputo che il vecchio inglese era incapace di motti di spirito, Martino avrebbe azzardato l'ipotesi che lo stesse prendendo in giro.


5.
I SIGNORI ORSINI.

La Sala del Commiato di Castel d'Asprosordo, era un nome assai pomposo che non rendeva l'idea di quello che era la casa accanto al piccolo cimitero di zona.
Ben lontana dalla chiesa e dalla parte opposta dell'abitato rispetto a casa Mansl, era in realt una piccola villetta in pietra scura dietro alla quale era stato allestito il cimitero negli ultimi cinquant'anni. L sostavano le casse da morto vuote prima di essere riempite e quelle piene aspettavano che il becchino finisse il proprio lavoro mentre i parenti piangevano le lacrime avanzate.
Era un luogo di fortuna, scelto durante l'anno disgraziato di una forte epidemia che aveva provocato la morte di molti abitanti di quelle zone. In quel lontano e sciagurato inverno, un gran numero di malati era giunto ad Asprosordo, l'unico posto della vallata che avesse sia il dottore sia il prete a disposizione.
La vecchia casa del parroco dell'epoca era divenuta un'improvvisata Sala del Commiato e, per non porre tempo in mezzo, il cimitero era stato allestito proprio dietro di essa, in un campo incolto.
L'epidemia pass infine, ma l'abitudine rimase e, quando
il signor Mansl si trasfer in quel remoto paesino, Castel d'Asprosordo divenne pi che mai una meta assai ambita per le famiglie dei moribondi. Non c'erano altri paesi che potessero godere anche dei servizi di un Mangia Peccati.
Martino scelse di aggirare le vie principali, nel timore d'incrociare qualcuna delle vecchie conoscenze. Svicol le zone pi trafficate passando dietro alle case, con le mani cacciate nelle tasche dei pantaloni e il berretto calcato in testa a nascondere i capelli rossi. Solo qualche cane da guardia si accorse di lui e gli abbai di lontano. Uno dei vantaggi di un paese cos piccolo era che tutti erano sempre molto indaffarati e quella era l'ora in cui i lavoratori delle cave e i contadini tornavano dal lavoro e avevano voglia solo di arrivare alle loro case. Se qualcuno avesse visto quella magra figura che si aggirava a passo lesto tra le sterpaglie oltre i cortili, avrebbe dato una scrollata di spalle perch ad Asprosordo non c'era nulla che valesse davvero la pena rubare.
Arriv alla Sala del Commiato nel tardo pomeriggio, con il sole che si avviava al tramonto e le ombre che si allungavano avanti a s come coltelli o zanne enormi di una qualche bestia oscura. Per un attimo pens che qualcosa volesse risucchiarlo dentro la vecchia casa del parroco o forse nel cimitero o ancora oltre, nel bosco che si estendeva fino alle montagne.
Eppure la vecchia costruzione non aveva niente d'inquietante, a parte la distesa di croci e lapidi sul retro che saliva in pendenza e si intravedeva oltre il muretto di cinta. La casa aveva un primo piano e una soffitta e c'era un unico abitante che aveva il compito di manutenere il camposanto e badare al decoro dell'edificio. Il becchino abitava un paio di stanze al primo piano e si pu dire che fosse soddisfatto di un lavoro
cos tranquillo.
Nel cortile vide un solo calesse con un ampio bagagliaio, lasciato a lato della casa. Il morto non aveva amici e parenti oppure le cerimonie erano finite e tutti se ne erano gi andati. Dai due lati opposti della casa partiva un alto muretto di calce che delimitava il cimitero e garantiva un po' di riservatezza tra il mondo dei vivi e quello dei morti. Un cancelletto metallico poco lontano era aperto per le visite che non dovessero usufruire della Sala del Commiato.
Martino sper davvero che si trattasse di un lavoro veloce e che nessuno lo riconoscesse.
Non ci posso credere! url una voce squillante da una delle finestre in alto.
Speranza che va a farsi benedire.
La faccia rotonda di un uomo, con le gote cos massicce da sembrare gonfiate e i capelli neri, arruffati e ritti sulla testa, gli sorrideva con cordialit.
Ehil, Luigi! rispose Martino.
Era sorpreso di vederlo l e, per dirla tutta, non c'era un altro abitante di Asprosordo meno adatto a prendersi cura del cimitero. A pensarci bene per, un lavoro del genere aveva il suo perch per uno scansafatiche di quella risma, sempre con la testa tra le nuvole. Non erano pi i lontani tempi dell'epidemia e a Luigi Gigliotti, grande amico di lunga data del giovane Mansl, sarebbe toccato non pi di due o tre volte al mese armarsi di pala per scavare una fossa e trascinare la cassa al suo posto.
Martino ud un tramestio all'interno, passi pesanti che rimbombavano e dopo qualche secondo la porta della Sala del Commiato si spalanc davanti all'uomo di poco prima, il cui ventre era cos enorme da far sembrare le gambe e le braccia
molto pi corte del normale.
Luigi gli tese le braccia.
Amico mio! Sei tornato!
Martino sapeva di non potersi sottrarre alla stretta, cos si arrese e finirono a darsi pacche sulla schiena.
Madonna delle rose, Luigi! Ti sei messo a fare il becchino?
In realt sono "apprendista becchino", poich il vecchio Gualtiero, a pi di settantanni suonati, non si decide a rimanere al cimitero in via permanente!
Sempre il solito!
Si staccarono mentre continuavano a battersi i palmi delle mani sulle spalle. Un'amicizia cos vecchia non si poteva cancellare facilmente e Luigi era l'unico cui in fondo non sarebbe importato nulla di sapere cosa aveva combinato negli ultimi cinque anni.
Martino sorrise e, per un attimo, si dimentic ci che era venuto a fare fin l. I ricordi delle loro marachelle da ragazzini e delle bischerate da grandi gli stavano tornando alla mente. Dopotutto, loro erano gli strambi del paese, appena un gradino sopra allo scemo del villaggio che aveva tirato le cuoia da una decina d'anni.
Luigi inclin la testa di sbieco e lo guard con aria furba.
Siccome so che in casa tua non  morto nessuno, suppongo che tu sia venuto qua per andare a farci un quartino all'osteria? Luigi annuiva e pregustava un'uscitina prima di sera. Il povero Budello  morto tre settimane fa e gli farebbe piacere che si bevesse alla sua memoria!
Le serate zingare di Luigi e Martino andavano sempre a finire che il primo si riempiva la pancia di vino rosso mentre il secondo sorseggiava a malapena un bicchiere per via dei suoi
frequenti problemi di acidit allo stomaco. Ma era piacevole lo stesso chiacchierare di sciocchezze e avere la testa vuota.
L'osteria del paese era gestita da Amilcare Bertini, detto Budello per l'aspetto sgraziato e i modi rozzi. Non era un vero e proprio amico ma, in quanto massimo conoscitore di vini della Garfagnana, era una specie di eroe per l'apprendista becchino.
Martino per doveva tornare con i piedi a terra.
Mi dispiace molto. Troveremo il modo di onorarlo. In realt, amico mio, oggi sono qui per lavoro.
Per cosa?
Se avesse detto che gli erano spuntate le orecchie e la coda da asino Luigi ci avrebbe creduto con pi facilit. L'amico invece aggrott le sopracciglia e contrasse le labbra, in un buffo modo che indicava il momento in cui cercava la massima concentrazione per il timore che gli fosse sfuggito qualche passaggio importante.
Hai capito bene. Sostituisco mio padre. ribad Martino.
Stai scherzando? Luigi agit l'indice grassoccio contro l'amico. Mi prendi in giro, ecco cosa! Briccone!
L'altro non rispose a quel sorriso e sent la propria faccia incupirsi come se l'ombra da cui era sempre riuscito a scappare, o quantomeno a tenere a distanza, lo avesse infine raggiunto.
L'aiuto becchino allora alz le sopracciglia con un unico movimento.
Che mi venga un colpo secco! Sei serio... Poi indic con il pollice alle sue spalle la quieta penombra della casa. Vuoi dire che quelli alla veglia aspettano te? Raddrizz la schiena e si rassett la camicia, sgangherata. Oh, beh. Si aspettavano tuo padre. Ci sar da divertirsi ed io non ho intenzione di perdermi nemmeno una scena. Vieni dentro, bischero che non sei altro! Poi per non credere di sfuggire a una bella seratina tra vecchi
compari, che ho da raccontarti un po' di cose riguardo a un mio progetto!
Sempre il solito vecchio Luigi, con troppe idee in testa e una mente troppo svagata per portarne qualcuna a compimento, pens Martino mentre entravano nella Sala del Commiato.
La casa del cimitero era ben sistemata nella zona che accoglieva i visitatori.
Le poche finestre erano coperte da pesanti tendaggi scuri che lasciavano l'ingresso in una costante penombra. Le uniche luci che illuminavano l'interno provenivano dalle scale per il piano superiore e dalla soglia. L'ampio corridoio d'entrata aveva una tappezzeria scura e sobria che ben si adattava al luogo e le pareti erano spoglie, tranne che per le foto appese dei due preti che si erano avvicendati alla parrocchia di Castel d'Asprosordo.
Qualche volta Martino aveva seguito il padre durante uno dei suoi "servizi" e gi conosceva quel luogo. Il fatto per di esserci andato da solo era una novit e l'idea di essere inadeguato si stava facendo largo nella sua mente.
Diavolo, non c' poi molto da fare. Il babbo se la cavava in meno di mezzora.
A met corridoio, si fermarono davanti alla porta a doppia anta di un vecchio salotto riadattato dove si svolgevano le veglie per i defunti. Attraverso il legno si udiva il pianto femminile di pi voci, modulate in una cantilena straziante.
Le Lamentatrici non sono ancora andate via?
Luigi si strinse nelle spalle e, nel farlo, si strizz la pappagorgia sotto il mento che tese il colletto della camicia.
Andiamo a dirgli che  l'ora del cambio turno. Il becchino mise mano sul pomello ma, prima di aprirla, si gir e
guard l'amico negli occhi, col sorriso del gatto che ha mangiato il topo.
Ti assicuro che quello che c' qui dentro non  roba che si veda tutti i giorni!
Martino inarc le sopracciglia. In genere quell'espressione beffarda sulla faccia di Luigi era sempre stata foriera di guai.
Apr la porta ed entrarono nella sala, illuminata a malapena da grosse candele di sego e una lampada a olio.
La prima cosa che vide fu la bara, pietosamente chiusa, ed era assai strano perch le veglie si compivano a cassa scoperta, a meno che il defunto non fosse cos mal messo da non essere presentabile. Martino not il legno di mogano, le rifiniture in ottone e i fregi lignei che l'adornavano. Ne aveva viste parecchie di casse da morto e quella era roba da ricchi. Ai lati bruciavano quattro ceri, grossi e tozzi, che sgocciolavano lungo i portalumi fino al pavimento e sedevano due coppie di donne vestite di nero con uno scialle ugualmente scuro a coprire la testa. Si dondolavano appena e si esibivano in gorgheggi lamentosi, misti a cantilene appena comprensibili che parlavano di dolore e cordoglio. La stanza era disseminata di sedie e un paio di divanetti, mentre le pareti erano scure e spoglie come l'ingresso.
Era definitivamente passato in un altro mondo e aveva lasciato la Toscana luminosa per entrare in un cupo e soffocante universo fatto di tappezzeria sbertucciata, impestato dall'aria pesante della morte e soffocato dal pianto fasullo delle Lamentatrici.
Cerc di deglutire ma quello che ne usc fu un colpo di tosse strozzato.
Desiderate qualcosa?
Una voce aspra e tagliente colse Martino di sorpresa e gli
fece fare un balzo di lato col rischio di travolgere Luigi. Non si era accorto della presenza dello sconosciuto accomodato su una sedia e, a sua discolpa, si pu dire che il gentiluomo, completamente vestito di nero, non fosse ben distinguibile nella penombra della sala.
Cerc di riprendersi un briciolo di dignit e cap di trovarsi davanti a un prete o un seminarista, perch la tunica nera e il colletto bianco non lasciava spazio ad altre interpretazioni. Sembrava avere poco meno della sua et e comunque era troppo giovane per aver officiato la messa del funerale. Teneva le braccia lunghissime incrociate sul petto e lo fissava senza sbattere le palpebre. Gli zigomi erano cos alti e affilati da parere modellato con un'ascia da boscaiolo.
Per un istante, il giovane Mansl ebbe l'assurda idea che il pretino fosse una delle ingombranti "bizzarrie" che erano venute a visitarlo negli ultimi due giorni.
Le Lamentatrici abbassarono la forza delle loro giaculatorie riducendole a un sommesso mormorio. Erano professioniste e sapevano che il pianto andava adattato secondo le circostanze.
Luigi chin la testa verso Martino e bisbigli.
 il figlio del morto.
Prima che potesse dire qualsiasi cosa, lo sconosciuto continu con un tono di voce che tradiva impazienza.
Non mi aspetto che ci siano altri congiunti, dunque chi siete? Lo sguardo era inflessibile e di pietra.
Dio santo. Quanto pu un uomo evitare di sbattere le palpebre?
Martino si schiar la voce e cerc di avere un aspetto quanto mai sicuro di s, una copia perfetta del vero Mangia Peccati che aveva portato la propria opera sia in quella Sala del Commiato che nelle altre della Garfagnana.
Sono Martin Munslow, so che avevate richiesto i servigi di mio padre ma egli  molto indisposto e cos...
Non seppe spiegarsi il perch avesse deciso di usare il vero nome e non quello con cui era conosciuto da tutti. Forse era il patetico tentativo di scordarsi i guai che stava attraversando e, per una volta, essere una persona diversa.
Abbiamo pagato cinquecento lire in anticipo, non vogliamo l'aiutante. Sono stato chiaro l'ultima volta che ho parlato con il titolare. La mascella tirata mostrava quanto fosse contrariato dell'assenza del signor Mansl-padre.
Martino realizz la questione dell'anticipo in ritardo di una frazione di secondo.
Ehi, un momento. Pagato in anticipo?
Una delle Lamentatrici pi vecchie lanci un ululato alto e stridulo. C'era da scommetterci che mentre eseguiva il suo pianto straziante non si stesse perdendo una sola parola.
Luigi intervenne e si mise tra i due uomini. Fare da paciere era la sua specialit, oltre all'assicurare la pace eterna alle salme. Indic il giovane prete che nel frattempo si era alzato in piedi e li sovrastava entrambi con la propria statura.
Abbiamo iniziato con il piede sbagliato, signori. Un po' di calma e rispetto per il luogo in cui vi trovate. Questi  Alfredo Orsini, il figlio minore del defunto conte Ugolino Orsini. Il becchino ebbe un attimo di esitazione. Cio, forse  meglio chiamarvi padre Orsini?
Il giovane prete aveva l'aspetto di una statua di marmo raffigurante qualche santo particolarmente severo, eppure gli occhi allungati e gli zigomi sporgenti gli davano quel senso di autorit e superbia che hanno solo gli aristocratici decaduti.
Non sono ancora stato ordinato. Va bene signor Orsini.
Allora un quasi prete. Mentre poi... Luigi si sporse oltre
la sagoma di Alfredo cercando di scorgere qualcosa vicino ai tendaggi della finestra.
Non fece in tempo ad annunciare l'altra presenza che una figura ondeggiante emerse dai pesanti velluti.
Una donna, nel fiore della sua maturit, si muoveva verso di loro come una sirena e faceva danzare i fianchi da un lato all'altro per evitare le sedie. Il vestito, rigorosamente nero, sembrava le fosse stato cucito addosso e la stoffa di mussola della camicia disegnava quelle forme generose in modo tale da lasciare ben poco all'immaginazione. I denti bianchissimi esplosero in un sorriso abbagliante che lasci a bocca aperta sia Luigi, che pure doveva averla gi vista, sia Martino.
Permettete che vi presenti mia sorel... Alfredo Orsini non termin la frase e fu interrotto dalla voce cinguettante della donna.
Annina, miei cari. Annina Orsini.
Martino diede segni di vita solo dopo qualche secondo di silenzio imbarazzato e si rese conto che lei gli stava tendendo la mano fasciata da un guanto di seta e pizzo. La prima cosa che il novello Mangia Peccati si ritrov a fissare fu l'alto seno straripante, con grande sforzo di volont, risal lungo il collo di cigno e si trov davanti a un paio di labbra, piene e decorate di carminio. Le gote erano truccate di un rosa pallido e gli occhi blu mare dalle lunghe ciglia completavano il tutto. I capelli biondissimi erano raccolti in un morbido e alto chignon, tenuto a freno da una spilla con una gran piuma anch'essa nera.
Il canto delle Lamentatrici era non pi che un fastidioso rumore di sottofondo che accompagnava le movenze ipnotiche della contessina.
Martino riusc a stringerle la mano ed era cosciente di avere un sorriso di circostanza pi simile alla smorfia causata da un colpo apoplettico.
Forse avrei dovuto fare un baciamano?
Scusatemi lor signori, ma ero a guardare fuori dalla finestra. Che tra l'altro  bloccata. Non  che avete paura che vi rubino i morti? Complet la frase con un risolino squillante e si copr la bocca meravigliosa con le dita guantate.
Luigi moll una gomitata all'amico che riusc a riscuotersi e a riportare la mascella nel suo alveo naturale con uno schiocco.
Te lo dicevo io. Mai vista una cos prima d'ora. sussurr tra i denti l'aiutante becchino e poi si rivolse alla donna con una leggera riverenza. Perdonatemi signorina Orsini. Purtroppo quella vetrata  incastrata da tanti anni e abbiamo preferito inchiodarla. Alz un indice verso di lei. Signorina, giusto?
Oh, s. Decisamente signorina. Ma chiamatemi pure Annina come fanno tutti. rispose la sirena bionda e sventol la mano con finto imbarazzo.
Un'occhiata truce del fratello la fece ricomporre e allora si dedic ad aggiustare la posizione della spilla tra i capelli mentre il prete prese la parola.
Contessina  pi appropriato e corretto. Quindi dov' il signor Munslow?
Ci stavo arrivando, signor Orsini... Questi  il figlio del vecchio Mansl e vi assicuro che sa quello che fa.
Un'altra delle doti di Luigi era il mentire spudoratamente senza battere ciglio e per questo era considerato da tutti il compare ideale. Avrebbe avuto un brillante futuro come "palo", se fosse scappato con Martino quella famosa notte di cinque anni prima.
Il prete socchiuse gli occhi, come a chiamare a raccolta l'intera pazienza divina disponibile.
Se non si pu fare altrimenti... Per me va bene. Basta che tutto questo finisca presto. Tu cosa ne dici Annina? Si gir verso la sorella, intenta a sistemare i guanti.
Cos'hai detto, caro? Scusa, ma queste donne mi stanno facendo perdere la testa.
Alfredo sospir e si rivolse alle Lamentatrici.
Signore, noi siamo a posto cos. Vi ringraziamo.
Una di loro alz il velo e rivel il volto incartapecorito dall'et.
Siam siuri? Con uel c'avete pago si pole sta' fin a stanotte.
Per amor d'Iddio, no. Cio grazie, ma no, grazie.
Le Lamentatrici alzarono la testa e si guardarono l'un l'altra stringendosi nelle spalle. Finalmente la litania dolente che aveva riempito la sala fino a quel momento s'interruppe e le orecchie dei presenti si godettero qualche istante di silenzio.
Alfredo torn a rivolgersi alla sorella.
Ho detto: ti va bene se ci pensa il figlio del Mangia Peccati?
Ed io cosa ne dovrei sapere? Batt le ciglia con la grazia delle ali di una farfalla.
Martino pens che se mai fosse stato abbastanza vicino da baciarla avrebbe avvertito senz'altro lo spostamento d'aria dovuto al movimento.
Alfredo Orsini congiunse le mani e intrecci le dita con un gesto stizzito.
Signore onnipotente...
Annina controll di nuovo la posizione della spilla piumata e continu.
Se invece intendevi chiedermi cosa ne penserebbe Augusta... credo che per lei vada benissimo il giovanotto rosso con le lentiggini. A completamento dell'assurdo dialogo, la ragazza
elarg a Martino un sorriso travolgente e agit le dita con un cenno malizioso e birichino di saluto. ... e quindi anche a me! Sia chiaro! Sapete, Augusta  mia sorella maggiore e quindi mi fido del suo giudizio.
Il fratello allarg le braccia e le lasci ricadere ai fianchi.
Fate come volete, non sono io che ho deciso di mettere su queste insensatezze. Annina, per favore vai a prendere il cesto e iniziamo.
Intanto le Lamentatrici sfilarono dal centro della sala in una fila ordinata e salutarono i presenti con un cenno del capo. Ognuna lanci un'occhiata di traverso a Martino, colma di sottintesi tra la sfida e la sorpresa. Dopotutto, lui era il bamboro dell'inglese che gli voleva rubare il lavoro.
Arrivederla, Sor Orsini e mi siate tranquillo: s' fatto un bel lavoro! disse una signora sulla cinquantina con le spalle da muratore.
Il giovane Orsini si port le mani sulla fronte, come se non vedesse l'ora di concludere quella faccenda.
Signor Munslow, il tramonto  imminente per cui desidereremmo iniziare... il rito, la pantomima o quello che . Sia io che mia sorella... le mie sorelle... non vediamo l'ora di tornare alle nostre vite.
Lo stesso vale anche per me, pens il Mangia Peccati.
Alfredo torn a incrociare le braccia. Lo sguardo incupito ribadiva quanto fosse contrario a quelle e a molte altre cose che aveva dovuto fare per il funerale, poi continu.
Volete cortesemente spiegarmi in cosa consiste il vostro lavoro?
Non era la prima volta che Martino incontrava un religioso diffidente riguardo alle Lamentatrici o all'opera di suo padre, cos si prepar a spiegare come si sarebbe svolto il
suo servizio di Mangia Peccati.
In realt tutto  molto semplice e vedrete che non ci sar niente di eclatante. Anzi,  una pratica antica e rispettosa che ha il fine di mondare l'anima del defunto. Si tratta di posare delle offerte sul feretro cos che il Mangia Peccati possa liberarlo da ogni peccato tramite se stesso.
Cio tramite il vostro stomaco.
Martino rote gli occhi.
Esatto. Appoggi il berretto su uno sgabello e si mise a sedere. Quindi meglio se  roba da mangiare.
Chiaro. Il giovane Orsini era imperturbabile. Allora spero che abbiate una digestione di ferro perch mio padre aveva un bel po' di peccati da confessare.
Martino sentiva ancora nello stomaco la presenza ingombrante della zuppa di castagne secche della sera precedente ma ormai era in ballo e decise che sarebbe andato fino in fondo alla storia.
Consumer i piatti posati sopra la bara e, in questo modo, il defunto che non abbia potuto... Si schiar la voce e avvert quella fastidiosa sensazione di acidit risalirgli per l'esofago, ...o voluto confessarsi per rimettere l'anima a Dio sar mondato dai propri peccati. Tutto qui.
Tutto qui? Il pretino stava davanti a lui come una statua di cera, non aveva mosso un muscolo durante la spiegazione. Siete cosciente che queste sono stregonerie primitive e che vostro padre non fa che truffare sprovveduti approfittando dell'ignoranza dei contadini?
E non solo dei contadini, visto quanto hai pagato. Gallinaccio.
Martino non vedeva l'ora di tornare a casa e discutere con il padre della questione dell'anticipo che gli aveva tenuto nascosto.
Funziona in questa maniera ma, se non volete, posso tornare a casa. Per perderete l'anticipo.
Bah! Fate tutto ci che  necessario, pur di seppellirlo finalmente. Il figlio del defunto si mise una mano alla fronte. Nostro padre ha brillantemente evitato l'estrema unzione e l'ultima confessione, per cui  morto con tutti i deplorevoli peccati che aveva commesso in vita. Or dunque, buon pr vi faccia.
La signorina Orsini intanto era ricomparsa e ancheggiava per la sala portando un cesto di vimini coperto da un panno a scacchi bianco e rosso.
Per questa ragione, nostra sorella Augusta ha suggerito di ricorrere alle vecchie maniere alternative e assicurare una vita eterna come si deve al caro babbo. cinguett mentre avanzava nella sala.
I fianchi della donna catturarono l'attenzione di Luigi e Martino che seguirono quei movimenti fluidi con attenzione. Quando fu passata davanti a loro si ritrovarono fulminati dallo sguardo colmo di disapprovazione del fratello prete, che scuoteva la testa con una smorfia disgustata.
Annina appoggi il cesto sulla panca vicina alla bara e stese il panno sul coperchio, poi cominci a disporre alcune scodelle coperte e un bicchiere. La cassa da morto era posta sopra una bassa impalcatura, cos da avere esattamente l'altezza giusta di un tavolo da cucina.
Martino si riscosse dall'ipnosi che avevano esercitato le forme della ragazza e si allarm. Ormai la bara era diventata una tavola imbandita degna di un pasto pantagruelico.
Un attimo signorina!  solo una cosa simbolica, non  necessario ingozzarmi.
Non fece in tempo a fermarla che Annina aveva gi messo
pure un quartino di vino rosso e un totale di tre portate sulla tovaglia a quadri.
Signore, fai che non sia roba troppo pesante.
Il Mangia Peccati tolse il fazzoletto dal taschino della giacca e si asciug la fronte.
La bionda bellezza inizi a scoperchiare le scodelle.
Trattandosi del nostro caro babbo  meglio andare sul sicuro, credo che il mio fratellino vi abbia accennato della cosa. Abbiamo preparato una cena completa! Annina ridacchi in falsetto. Non vi preoccupate signor Munslow, abbiamo seguito le istruzioni che vostro padre ci ha dato una settimana fa, quando abbiamo preso accordi. Ecco qui: fondi di carciofi fritti e tortino di ricotta. Aveva chiesto anche trippa all'arancia ma non siamo riusciti ad accontentarlo, cos abbiamo acquistato in un'osteria di Castelnuovo un piatto di trippa alla fiorentina, bella sugosa.
Un sospiro alla sua destra fece voltare Martino. Luigi era in estasi, ma nessuno avrebbe saputo dire se stesse fissando la cena sulla bara, la dea bionda davanti a loro o la magica combinazione di bellezza e bont culinaria.
Suppongo che mio padre non fosse ancora malato quando vi ha fatto le sue richieste... Non stentava a credere che un uomo come il signor Munslow fosse capace di ingurgitare senza nessun problema fino all'ultima briciola.
Annina tolse dal cesto una grossa pagnotta dorata.
Avrei portato anche del pan...
No! Per amor d'Iddio, non posatelo sul coperchio! Qualsiasi pietanza fosse appoggiata sulla bara doveva essere mangiata, quella era la prima delle semplici regole del Mangia Peccati.
Non avrebbe dovuto ingozzarsi la sera avanti. L'unica cosa su cui voleva concentrarsi era la ricompensa, quelle cinquecento
lire gi versate e altrettante che gli sarebbero toccate alla fine. Valeva bene una settimana di mal di stomaco.
Il piano sarebbe stato semplice: masticare lentamente ogni boccone, cos da occupare meno spazio, riscuotere e poi filare a prendere il resto.


6.
VEGLIA CON CENA.

Martino si accomod sulla panca, vicino la bara addobbata come un tavolino da osteria. Rimirava avvilito tutta l'apparecchiatura del feretro e soppesava con gli occhi il contenuto di ogni piatto.
Luigi strinse i pugni con un gesto che avrebbe voluto comunicargli determinazione e rivolse un saluto ai presenti.
Allora io vi lascio, sono al piano di sopra, va bene? Poi fece un leggero cenno del capo al fratello prete e si profuse in un inchino esagerato davanti alla sorella. Signor Orsini. Contessina. Spar nel corridoio chiudendosi le porte alle spalle.
La figlia inconsolabile lo salut festosa agitando la mano.
A dopo, caro Luigi!
Alfredo indic la bara e batt le mani un paio di volte.
Credo che sia meglio cominciare.
Volt le spalle al Mangia Peccati e si allontan verso la vetrata coperta dai tendaggi.
I modi scortesi del giovane conte avrebbero meritato un bel pugno sul naso ma Martino voleva le altre cinquecento lire che gli spettavano per cui si concentr sui piatti. Fu un'impresa distogliere l'attenzione dal fatto che, il proprio padre, nientedimeno gli aveva mentito ed evitato di dirgli del cospicuo
anticipo gi versato!
Non mi posso fidare nemmeno del babbo adesso!
L'odore di fritto e della trippa bollita nel sugo di pomodoro gli invase le narici, promettendogli una lunga e laboriosa cena.
Ad averlo saputo, mi sarei fatto bastare quelle prime cinquecento lire e a quest'ora sarei stato comodamente seduto su un treno qualsiasi.
Mentre Martino cercava il coraggio di cominciare, fratello e sorella confabulavano a bassa voce.
Annina spalanc le braccia in un gesto d'impotenza.
Insomma! Te l'ho detto che l'Augusta fa un po' come le pare! Non posso obbligarla a venire!
Si alz indispettita e si allontan dal fratello per andare a sedersi sul divanetto pi morbido, con un'espressione imbronciata da bambola.
Non sono affari miei. I miei affari sono sotto il mio naso.
Martino decise di cominciare dal tortino di ricotta che sembrava il pi innocuo.
Immerse il cucchiaio, lo fece sprofondare in quella bianca delizia spolverata di aromi e ingurgit il primo boccone. La consistenza del formaggio gli rinfresc la gola, riarsa dai succhi gastrici. Quando poggi il cucchiaio sul piatto vuoto, bevve un sorso del vino e gli sembr che una colata di lava raggiungesse la prima portata nel suo ventre.
E uno.
La signorina Orsini lo guardava con un sorriso.
Sapete, non credevo che esistessero quelli come voi. Aveva poggiato i piedi inguainati in preziosi stivaletti lucidi sul divanetto e allungato le gambe in una posa da sciantosa.
Noi... i Mangia Peccati?
S, certo. Termin la frase con una risatina maliziosa e
si copr la bocca con un gesto teatrale delle mani che avrebbe voluto comunicare timidezza.
Nonostante sembrasse un poco svampita, Martino scommise che non ci potesse essere molto in grado di imbarazzare sul serio quella donna.
Certo che ci vuole uno stomaco di ferro per mangiare tranquillamente sopra una bara! continu Annina.
Questione di abitudine. ment Martino.
Oh, s. Lo immagino. Per, santo cielo benedetto, a pensare che l dentro c' il cadavere di un uomo morto.
Se fosse vivo... sarebbe inappropriato. Martino si schiar la voce e butt gi un altro sorso di vino. E morto da molto?
Giusto il tempo di venire via da Parigi e organizzare il funerale. Non so se avete notato il mio accento, tutti mi dicono che  molto francese.
La voce della ragazza era esageratamente vezzosa anche per una giovane donna attorno ai ventanni, ma l'accento tipico della zona viareggina si sentiva eccome e non bastava strascicare a caso un'erre moscia in qua e in l.
Spiccatamente francese. Stavo quasi per dirlo.
Martino esib un sorriso forzato e obblig le proprie pupille a sradicarsi dalle caviglie femminili sottili esposte in bella mostra proprio davanti a lui. Cerc di farsi forza e attaccare i carciofi fritti. La pastella era croccante e salata, il sapore ferroso del carciofo gli arriv fino al naso.
La contessina si drappeggi la lunga gonna con noncuranza.
Come mio fratello, non vedo l'ora di andarmene. A proposito, dovete scusarlo se  cos scontroso.  davvero una disdetta che il babbo sia morto proprio quando avevo avuto la parte di terza ballerina alle Folies Bergre.
Al sentire quel nome, Martino fu colto da un accesso di tosse.
La signorina Orsini gett gli occhi al cielo sbuffando e gonfiando le gote in modo deliziosamente infantile.
Nemmeno l'immagine della ragazza, nei costumi succinti delle ballerine in cui spesso si vedevano ritratte nelle osterie o sulla Tribuna Illustrata, riusc a distoglierlo dalla fastidiosa sensazione dello stomaco che si tendeva per tutto quel cibo inaspettato. Tent di figurarsela intenta ad alzar le gambe e a dimenarsi in un Can-can indiavolato sul palco del leggendario locale della capitale francese, ma nemmeno quello funzion.
L'ultimo carciofo spar tra le labbra e, quando riusc a ingoiarlo, dovette asciugarsi la fronte dal sudore.
Un altro gotto di vino  quel che ci vuole.
Mi dispiace molto. cerc di articolare Martino.
Beh, io credo che mi possano tenere il posto almeno qualche altra settimana!
Intendevo... per vostro padre.
Ah, s! Giusto, il povero babbo! Sapete abbiamo dovuto far foderare l'interno e per sicurezza chiuso il corpo in un sacco perch non perdesse liquidi e odoracci.
Cosa?
Aveva portato davanti a s il piatto con la trippa e il vapore lo aveva costretto a strizzare gli occhi.
Per forza! E morto appunto da dieci giorni.
Martino spalanc la bocca.
Volete dire che qui sotto c' un cadavere in putrefazione? Con tutto il rispetto per vostro padre, ovviamente.
Non saprei, non ho pi guardato dentro.
L'idea di essere a pochi centimetri di distanza dal corpo ormai molliccio, gonfio, che colava liquidi e inzuppava le
tappezzerie interne della cassa, gli provoc una contrazione muscolare all'altezza dei visceri e una bolla d'aria acida al sapore di carciofo gli riemp la bocca.
Pardon.
Cerc di scusarsi e di scacciare dalla mente l'immagine del conte Orsini decomposto e violaceo.
Intanto la giovane orfana era diventata ciarliera, forse pi per la noia che per un reale interesse verso il suo interlocutore.
Appena mia sorella Augusta venne a spiegarmi la situazione, feci le valige. Per, capite bene, che non  stato facile trovare un Mangia Peccati. Gi per le signore che piangono  stato un problema con cos poco preavviso. Meno male che ci hanno fatto un favore in memoria di mia madre!
Capisco... ma sono sempre dieci giorni.
La cara Augusta  stata molto chiara: Lamentatrici e Mangia Peccati. Sapete, con lei non c' mai stato modo di discutere. Ha sempre deciso lei su tutto. La contessina assunse un'aria impettita e agit l'indice di una mano per aria. Annina, nostro padre non pu assolutamente andare sotto terra. Non finch qualcuno non avr mondato i suoi peccati. Tent di imitare probabilmente il tono della sorella, aggiungendo al proprio accento viareggino-falso-francese un tocco di supponenza. Quando  venuta a stare da me, le ho detto: cara, se vuoi rimanere, va bene, ma ci non deve interferire nella mia carriera. Non voglio mica fermarmi al balletto, io! Il futuro  nel cinematografo!
Forse il conte era un ammasso maciullato di carne e ossa, suicidatosi e quindi impossibilitato a essere seppellito in terra consacrata. Non sarebbe stata la prima volta che i parenti ricorrevano ai servigi del Mangia Peccati per questa ragione e aggirare cos il veto del parroco. La presenza delle
Lamentatrici, oltre che della sua, era per quantomeno esagerata.
Martino guard il fratello che nel frattempo stava camminando avanti e indietro per la sala tamburellando le dita sulle braccia sempre incrociate.
Il prete si sent osservato e gir la testa verso la bara.
Se ve lo state chiedendo, la risposta  "no". Mio padre non  morto di morte violenta ma nel suo letto, maledicendo tutto e tutti. Ha cacciato tutti i confessori che avevo pagato per dargli l'assoluzione. La maschera composta di Alfredo Orsini cadde per un attimo. Quel vecchio pazzo ci ha avvelenato l'esistenza e nemmeno da morto ci lascia in pace! Non potevamo fare una semplice messa! No! Siamo costretti a sottostare a questa farsa assolutamente folle!
Martino suppose che al signor Munslow non fosse mai capitato di incontrare una famiglia meno affranta.
Per vostra sorella... Augusta... sembrava che fosse importante. La farsa, intendo.
La prospettiva di ingollare la trippa era molto preoccupante e qualsiasi pretesto era buono per tergiversare.
Bah! Lei sostiene che un'anima nera come quella di Ugolino Orsini non possa essere interrata senza provocare chiss quali danni. Dice che voi Mangia Peccati, o meglio vostro padre, eravate l'unica soluzione, a meno di non voler conservare la bara nel sotterraneo della villa di famiglia e questo  assolutamente fuori discussione. Per questo ho sottostato a tale pagliacciata. Ripens un attimo alla frase appena detta. Senza offesa per la vostra professionalit, s'intende.
S'intende. rispose Martino facendo spallucce.
Inizi a rimestare nella densa trippa rossa. Le viscere della mucca, accuratamente lavate e tagliuzzate, mantenevano il loro aspetto spugnoso e le creste dei villi intestinali che
s'intrecciavano col pomodoro gli ricordavano un groviglio di budella umane.
Forse, dopo dieci giorni, il conte Ugolino era gi esploso e divelto dai propri gas interni.
Deglut senza riuscire a trovare il coraggio di cominciare a mangiarla, cos tracann un altro sorso di vino. Doveva solo aspettare ancora qualche minuto che i carciofi andassero gi.
Cosa mai pu aver fatto un cristiano per non poter essere seppellito al camposanto?
Martino si rese conto di essere stato indiscreto, non erano affari suoi e i dettagli sulla vita del defunto non erano di nessuna utilit. Il suo lavoro consisteva solo nell'andare, mangiare e venirsene via. Si sarebbe meritato qualsiasi rimbecco che i signori Orsini avessero deciso di somministrargli e pertanto fu sorpreso dalla loro reazione.
La giovane signorina delle Folies Bergre abbass lo sguardo e il fratello pure lo distolse come se avesse in gran vergogna qualcosa di doloroso che non lo faceva infuriare ma che lo colpiva nel profondo.
Avete detto giusto signor Munslow, ma nostro padre non  mai stato un buon cristiano ed  morto com' vissuto. La sua villa era isolata e, per fortuna, nessuno ha mai avuto molto a che fare con lui se non nostra madre, che Dio l'abbia in gloria. Noi ce ne siamo andati a Torre del Lago dai nonni materni appena lei mor di consunzione. Lo abbiamo rivisto solo poco prima della morte. Prese un respiro profondo. Credetemi quando vi dico che nessuno pi di quell'uomo ha bisogno dei vostri servigi, ammesso che funzionino davvero.
Martino tir su una cucchiaiata di trippa. L'odore forte e speziato non faceva presagire niente di buono. Quello che chiunque altro avrebbe trovato appetitoso e gratificante lo metteva in ansia e temeva il sapore forte che gli sarebbe esploso in bocca.
E l'altra vostra sorella non  venuta? chiese ancora, per rimandare il boccone qualche altro secondo.
Signor Munslow, nostra sorella Augusta  morta da sei mesi.
Un bolo di saliva and di traverso nella gola di Martino. Si trov a tossire, rosso come un peperone, con le vene del collo gonfiate per lo sforzo di respirare.
"Morta" avete detto? Ma che, ma cosa...
Non siete l'unico con una famiglia particolare.
Il modo con cui il giovane prete lo disse presupponeva che al posto di "particolare" fosse sostituita la parola "disdicevole".
Perdonatemi, ma se  deceduta da sei mesi come avrebbe fatto a consigliarvi di ingaggiare le Lamentatrici e il Mangia Peccati solo dieci giorni fa?
Un attimo dopo averlo chiesto, si rese conto che in realt non voleva davvero saperlo.
Il giovane Orsini finse di dedicarsi ai gemelli che portava alle maniche della camicia.
Sono incline ad assecondare chi torna dal mondo dei morti, se non altro per formazione religiosa, ma a tutto c' un limite. Dopotutto, l'abito che indosso significa qualcosa e tutto ci che abbiamo fatto  quanto di pi vicino al paganesimo abbia mai visto prima d'ora.
Alfredo guard la sorella bionda, adagiata sul divanetto come Poppea ai tempi di Nerone.
Io non c'entro nulla! La ragazza sobbalz. Ne avrei fatto a meno, visto che ero nel bel mezzo delle prove e la costumista mi aveva messo da parte le pi belle piume di struzzo africano che abbia mai visto! Augusta  arrivata all'improvviso ed  pur sempre mia sorella, anche se non ha mai approvato la mia
carriera nel mondo dello spettacolo!
Il prete represse a fatica un'occhiataccia ad Annina e confuse quello strano dialogo.
Fatto sta che mio padre ha dato precise disposizioni al suo avvocato. Non doveva essere officiato nessun rito religioso alla sua morte e nemmeno l'inumazione in un camposanto, pi altri dettagli che non sto a dire. Augusta ha avuto allora la pensata di rivolgersi a voi, per sopperire a tale mancanza. Dobbiamo usare tutto l'aiuto a disposizione, ha detto. Una volta che avrete terminato, lo seppelliremo sul confine delle sue propriet in una tomba senza nome e venderemo ogni possedimento dell'eredit.
Avremmo potuto impugnare il testamento per! Aggiunse Annina con voce lamentosa. Che fosse andato nei pazzi lo si sapeva da tempo. Si lascia dettar legge anche ai matti adesso?
Basta con questi discorsi. Era il modo pi veloce per avere quel che ci spetta e poi lo lasceremo andare in pace con tutte le sue scelleratezze. Il giovane conte ebbe un gesto stizzito delle mani che mise a tacere ogni altro argomento.
La sorella abbass gli occhi continuando a mantenere il delizioso broncio.
A Martino sembrava impossibile ma quella gente aveva avuto una vita strana come la sua.
Decise di farla finita e si port alle labbra la prima cucchiaiata di trippa. Il sapore di pepe e pomodoro col sulla lingua. Lui, che aveva sempre preferito pietanze anonime dal sapore sciapo che non andassero a risvegliare i fastidi che tormentavano il suo stomaco, si ritrovava a dover mandare gi uno dei piatti pi aromatizzati e saporiti della cucina toscana.
Diede un paio di masticate ma, ogni volta che i denti si
abbattevano sulla consistenza spugnosa della trippa, non faceva che spremerne i succhi e riversarli in gola. Mand gi a forza il boccone e decise di ingurgitare il resto senza masticare.
Tutto ci che  necessario pur di andarmene da qui.
Tanto pi che gli sembrava quasi di percepire il lezzo putrido del corpo in decomposizione nella bara, che impregnava il legno e passava attraverso il coperchio per infilarsi nella scodella. Pi ci pensava e pi gli pareva di distinguerlo in mezzo agli odori della trippa e al profumo dolciastro di fiori della contessina Orsini.
Finalmente il fondo del piatto arriv e l'ultimo sorso che rimaneva del quartino serv a spingere il tutto pi a fondo. La testa gli girava e sentiva il cibo che risaliva dalla gola. Il suo piano di partire la mattina seguente era diventato un miraggio.
Credo che aspetter un paio di giorni pens, preoccupato per le ore successive.
Martino percep la morsa allo stomaco e si alz di scatto. Spinse la sedia all'indietro che scivol di qualche spanna e si ribalt a terra provocando un gran trambusto.
Scusate. bofonchi.
Signor Munslow... Martin, disse preoccupata la ragazza, la cui voce aveva abbandonato i modi leziosi, vi vedo pallido e lucido, va tutto bene?
A meraviglia. Vogliate cortesemente scusarmi un attimo.
Doveva uscire da quella stanza, l'aria lo opprimeva e si sentiva un vulcano pronto a eruttare. La trippa, i carciofi e la ricotta si amalgamavano insieme in un bolo pastoso che stava risalendo l'esofago fino alla gola. Il profumo della signorina Orsini non faceva altro che peggiorare la situazione.
Attravers la sala a grandi passi e spalanc la doppia anta della porta a vetri. Ignor completamente gli sguardi allibiti
dei due figli del morto. Da una parte aveva l'uscita e dall'altra il corridoio buio che terminava con la scala che portava al piano superiore.
La porta d'ingresso si spalanc e Martino si trov a fissare il volto rubicondo di un gentiluomo di bassa statura, in giacca e panciotto. Stringeva una valigetta portadocumenti di pelle, si tolse la bombetta e inclin leggermente la testa in segno di saluto. Dall'espressione perplessa con cui lo guardava, sembrava valutare se fosse o no il caso di fare dietrofront e uscire a gambe levate.
Buonasera, sono il notaio Fascetti. Cercavo i signori...
Martino non profer parola e indic con il pollice alla sua destra verso la Sala del Commiato.
Ah! Grazie. Con permesso... Il notaio scivol di lato, ben attento a non avvicinarsi troppo a lui e richiuse la porta alle sue spalle.
Ud le voci dei conti Orsini e del Fascetti oltre la porta che si sperticavano in convenevoli.
Martino si guard in giro. I conati si facevano sempre pi forti e costringevano i muscoli del ventre a contrazioni spasmodiche.
Accanto alla porta d'ingresso vide il portaombrelli, un grosso vaso oblungo di coccio. Si precipit ad agguantarlo e s'infil nella stanza opposta alla sala.
Gli occhi gli stavano uscendo dalle orbite ed era immerso in un mare di sudore. I goccioloni scendevano senza ritegno lungo la fronte e poi sulle tempie fino a sparire nel colletto, infil la testa nel vaso, tenendosi saldo al bordo e rilasci tutto quello che aveva mangiato. Ogni sapore che aveva percepito in quella cena assurda si ripropose, finch non gett fuori le ultime boccate acide al sapor della zuppa del giorno prima.
Con lo stomaco finalmente libero, ricominci a respirare. Ebbe quella beatitudine momentanea che si ha dopo che le viscere costringono il corpo a liberarsi di sostanze indesiderate. Aveva gli occhi pieni di lacrime e gli mancava il fiato.
Solo in quel momento gli arriv con chiarezza l'enormit che era successa. Era in debito con Luigi di un portaombrelli ma soprattutto aveva appena mandato a monte il suo primo incarico come Mangia Peccati.
Le regole che il vecchio Munslow aveva sempre seguito erano essenzialmente due: mangiare tutto ci che  posato sulla bara e andarsene con tutto in corpo. Non c'erano altre formule magiche o rituali, solo queste due semplici regole ferree e inderogabili.
Martino si gir intorno, alla ricerca di un nascondiglio per il vaso. La porta della cantina pareva un ottimo posto. Nessuno, nemmeno per sbaglio l'avrebbe aperta. Spalanc l'uscio di legno che si apr su una stretta scala verso il basso, un antro buio di cui si perdeva la fine. Poggi il vaso sul primo gradino e richiuse.
Volt le spalle e si pass le mani tra i capelli e una manica sulla fronte.
Calmati, in fin dei conti tutto  stato mangiato, quindi si pu dire che il servizio sia svolto appieno. Non c' bisogno che nessuno lo sappia e prima di andare via getter il vaso.
Poteva valere il fatto di essersene andato dal salotto invece che dalla casa? Diavolo, non era mica una scienza esatta.
Dietro la porta della cantina sent un tonfo, ancora uno e poi tutta una serie, fino all'ultimo schianto in cui visualizz il vaso di terracotta che si frantumava in mille pezzi in fondo alla scaletta.
Maledizione! Martino strinse i pugni e pest un piede sul pavimento.
Luigi capir. Domani torner qui e pulir tutto.
Sistem la giacca nel tentativo di riacquistare un aspetto meno sconvolto e cerc di ricomporre il colletto inamidato.
Forza Martin, prova ad apparire almeno normale, per quanto possibile.
Rientr nella sala, con il passo pi malfermo di quanto avrebbe voluto.
La signorina Orsini aveva gi sparecchiato e, su una sedia, il notaio Fascetti leggeva attentamente un documento mentre annunciava uno a uno i punti delle richieste del defunto.
Dunque, abbiamo detto: dichiarazione di cerimonia funebre non eseguita e qui ci siamo. Per il fatto del vestiario direi invece che mi fider della vostra parola... Rimango a disposizione per verificare che la cassa sia caricata nuovamente sul carro da inumare in altro luogo rigorosamente non consacrato. Si aggiust gli occhiali sul naso e depenn alcune voci dal foglio con la grossa matita che aveva in mano.
Alfredo guard Martino con un'espressione inquisitrice che avrebbe fatto invidia a Torquemada.
Signor Munslow, ci sono problemi?
Tranne il morto, va tutto benissimo. Si schiar la voce. Se permettete, io dunque mi ritiro.
Ottimo, anche noi faremo montare la cassa sul carro e torneremo indietro.
Con il buio?
Credevo fosse chiaro che non intendiamo procrastinare ulteriormente questa spiacevole situazione.
A quel punto Annina fece cadere una scodella che rotol sul pavimento e si and a fermare tra le gambe di una poltrona.
Rimase impietrita per qualche secondo e poi si gir verso Martino.
Venne da lui con passo sicuro e marziale del tutto privo di quell'ammaliante morbidezza con cui si era mossa fino a poco prima. Le labbra della donna erano strette e contrite, lo sguardo poteva essere paragonabile a quello di un magistrato. Non c'era accenno di leziosit o malizia.
Mister Munslow, dovete dirmi qualcosa? La voce aveva perso il finto accento francese ed era di un tono pi profondo. Gli stava davanti con gli stessi occhi glaciali del fratello. Sembravano perfino di una gradazione pi scura rispetto all'acquamarina che aveva notato all'inizio.
Martino si trov a pensare che preferiva molto pi aver a che fare con la svampita ballerina piuttosto che con quella versione adulta della contessina. Inoltre gli ricordava in maniera inquietante il modo in cui suo padre gli si rivolgeva quando sospettava una bugia.
Tu-tutto a posto, signorina. Si strinse il colletto. Vorrei il saldo.
Fece scattare i tacchi uno con l'altro, in una parodia di saluto militare che gli parve invece molto appropriato davanti a lei.
Alfredo Orsini estrasse dal palt, che aveva accuratamente ripiegato sul divanetto, un rotolo di banconote e gliele consegn assieme a una smorfia di biasimo.
Se volete contarle...
Ci mancherebbe altro, Sor Orsini. Arrivedervi e... Non sapeva bene come concludere il commiato.  stato un piacere? Tornate pure se dovesse servirvi di nuovo un Mangia Peccati? ... buon viaggio.
Lo spero. rispose Annina lapidaria.
La donna, con la schiena dritta e il mento orgoglioso che
in parte ricordava l'altero fratello, lo fissava con l'aria di volerlo sezionare a forza di sguardi taglienti.
Per un attimo, Martino fu certo che la cosa migliore da fare fosse gettarsi ai suoi piedi e implorare il perdono per la propria inettitudine.
Sciocchezze. E stato solo un piccolo incidente.
Torn nel corridoio deserto.
Gli mancava il fiato, forse per lo sforzo di vomitare o per l'aria viziata. Il cuore tambureggiava frenetico tra le costole come un uccellino in gabbia.
L'aria si fece immobile e le sue orecchie si tapparono come se fossero prese da una morsa tra due cuscini. L'eco meccanico e inquietante che preannunciava l'arrivo di qualcosa di strano e terribile gli ronzava in testa sempre pi forte. Il pavimento ruotava sotto i suoi piedi e si trov a ondeggiare come una bandiera sbattuta dal vento intorno al proprio baricentro.
Quella che era dapprima una lieve pulsazione lontana si fece sempre pi vicina finch divenne forte come colpi di un tamburo che gli scuotevano il cervello. Il Mangia Peccati serr gli occhi e si port le mani alle orecchie nel vano tentativo di proteggersi da quel rumore e scacciare il solo orribile pensiero che gli stava riempiendo il cervello. Qualcuno sta arrivando.
Martino? Oh! Martino! La voce potente di Luigi gli rintron nelle orecchie e lo riport sulla terra nel cupo corridoio della sala del commiato. Ges benedetto, sono io.
S, certo. Non credo di stare molto bene. Vado a casa.
D'accordo, finisco con i damerini e ti raggiungo.
Il Mangia Peccati non ebbe la forza di protestare, annu con un cenno del capo e sgusci fuori, nel fresco della notte.


7.
LA MANO DELLA GLORIA.

Martino si volt a dare un'ultima occhiata alla casa cimiteriale, non gli era mai sembrata cos minacciosa. L'aria che veniva dalle montagne gli portava odori di pini e castagni che in parte gli toglievano dal naso il saporaccio infame del vomito.
Il muro che delimitava il camposanto si snodava davanti alle cime degli alberi della foresta vicina e, oltre ancora, alla catena montuosa e irta delle Apuane. Il tetto scuro e spiovente gli ricordava le ali di un gigantesco pipistrello e l'intera struttura sotto la luce della luna sembrava vibrare insieme alle foglie del bosco vicino. Le uniche stanze illuminate erano quella al primo piano, dove abitava Luigi, e quella al piano terra offuscata dai tendaggi della sala del Commiato.
La sensazione che la casa cimiteriale volesse inghiottirlo come un pantano insidioso torn a farsi pi prepotente che mai.
Gir sui tacchi e and di passo lesto verso il centro abitato, una definizione assai pomposa per l'agglomerato di casupole che era Castel d'Asprosordo. Non si preoccup nemmeno di essere visto, dalla fretta che aveva di arrivare a casa dei genitori. Decise che alzarsi il bavero della giacca fosse abbastanza, tanto pi che ormai s'era fatto notte.
Gli spasmi muscolari alla pancia diminuivano lentamente, nell'allontanarsi dalla Sala del Commiato. Passava veloce davanti alle abitazioni illuminate, per le stradine, dove qualcuno si affaccendava o spazzava l'aia. Coperto dalle ombre e dal velo di stanchezza che offuscava gli occhi degli abitanti di Asprosordo, Martino camminava spedito con la testa incassata tra le spalle.
L'osteria di Budello, dove aveva passato tante sere della sua giovinezza, era sempre aperta. Anche senza il proprietario, la famiglia e il figlio avevano di sicuro portato avanti l'attivit. Qualche tavolino e gli sgabelli erano stati messi fuori per godersi le ultime serate decenti d'autunno. Gli occhi lacrimosi e i nasi rossi degli uomini seduti gli trasmettevano un po' di conforto e gli ricordavano che il mondo era andato avanti, se non altro, nel bere il suo quartino di vin rosso.
La presenza del rotolo da cinquecento lire nel taschino gli infondeva un certo ottimismo e quella era una sensazione nuova.
Adesso basta con queste idiozie da stregone.  la prima e l'ultima volta.
Quando le viuzze lo portarono dall'altra parte del villaggio, in direzione della vecchia casa dei Mansl, vide che la finestra della camera dal letto del padre era illuminata da un debole chiarore. Dato che il babbo era sempre sveglio, ne avrebbe approfittato per dirgliene quattro. Si sentiva indispettito per la mancanza di fiducia dimostrata nel nascondergli il men e l'anticipo ricevuto!
Entr in casa.
La madre stava sferruzzando davanti al camino acceso, lo guard e non disse una parola. Non aveva un'espressione di
sollievo e nemmeno di preoccupazione. Mosse gli occhi e, con un cenno del capo, gli indic le scale, verso il piano di sopra.
Martino divor i gradini a due a due e finalmente fu davanti alla porta della camera.
Vieni Martin! Muoviti! La voce del padre, ancora stentorea ma con un nuovo accenno di vitalit, rimbomb dall'altra parte dell'uscio.
Il Mangia Peccati spinse il pomello ed entr in camera.
Il lumino era quasi consumato e rischiarava a malapena la stanza con la propria luce tremolante. Il signor Mansl si era messo la vestaglia di lana e teneva le dita intrecciate sul ventre. Il volto era sempre provato ma dava l'idea di essersi ripreso non poco rispetto al pomeriggio.
Aggrott le sopracciglia e parl.
Allora?  andato tutto bene?
Tutto a meraviglia. Tra l'altro mi hanno detto che avevano gi pagato la met in anticipo.
S,  vero. Il vecchio si pass una mano sulla barba nel tentativo di ravvivarla e darle una forma. Non potevo correre il rischio che tu scappassi con l'acconto.
Avete una cos bassa opinione di me?
Si sent sinceramente offeso dal fatto che il padre lo conoscesse cos a fondo da sapere che, avendone l'occasione, se ne sarebbe andato quella mattina stessa accontentandosi di met ingaggio.
Bloody Help. Dimmi solo se  andato tutto bene.
Considerando che non mi avete avvertito della cena preparata seguendo il vostro solito men? Martino si mise le mani sui fianchi allargando la giacca.
 sempre lo stesso discorso, Martin. Se tu lo avessi sapu...
S, s. Chiaro. In ogni caso  fatta e ora vorrei avere il resto dei soldi.
Tese la mano verso il vecchio ma gli occhi arrossati del signor Mansl erano fissi sulla cintura dei pantaloni del figlio.
Martino tolse la mano dal fianco e la giacca torn a coprire il ventre, piatto come una tavola.
Sei sicuro di aver mangiato tutto?
Ho digerito all'istante e ora se volete scusarmi...
Un attimo. La voce di Richard Munslow aveva riacquistato tutta la potenza di un tempo e fece tremare i vetri delle finestre. Cos' successo? Puoi scordarti i tuoi soldi se non mi racconti per filo e per segno!
Sono solo sciocchezze, babbo.
Che ci faranno andare tutti al creatore se non la finisci di girare intorno alle mie domande!
Va bene! Non ce l'ho fatta! Contento? Ho dato di stomaco ma per fortuna non se n' accorto nessuno! Ci penser domattina con Luigi, quando gli spiegher l'accaduto.
Cio hai vomitato tutto quanto?
L'ho appena detto.
All'interno della casa?
Martino non si aspettava di dover descrivere con dovizia di dettagli cosa era successo alla Sala del Commiato. Annu.
Il signor Mansl si batt una mano enorme in faccia e la fece scivolare verso il mento barbuto lasciando un'espressione terrificata.
Va bene, siamo sempre in tempo. Dobbiamo correre prima che le cose precipitino.
Tir le gambe fuori dalle coperte ma, quando poggi i piedi, dovette ricadere sul materasso preso da un violento capogiro.
Martino avrebbe desiderato essere gi in cammino per
Carrara ma fu un istinto naturale correre a sostenere il braccio del padre prima che potesse scivolare a terra.
Il signor Mansl contrasse le labbra in una smorfia di rabbia e impotenza. I suoi occhi scorrevano sul pavimento cercando di afferrare una soluzione al problema.
Dubito che sarei d'aiuto cos... Dobbiamo andare in camera tua. C' una cosa che ho nascosto l. La sua espressione era cos decisa che non si aspettava repliche.
Martino cedette e si pass il braccio dell'omone sopra le spalle. Dire che stava aiutando a camminare il signor Mansl era una parola grossa, al pi lo stava tenendo in equilibrio perch, anche se molto patito, il padre era pur sempre il doppio del figlio.
Quando entrarono nella sua vecchia stanza di ragazzo, il vecchio si lasci andare su una sedia e gli indic il letto.
Spostalo.
Martino fece strusciare le gambe del letto sul pavimento di legno.
Tira via l'asse con la macchia scura. aggiunse il padre.
L'altro eseguiva gli ordini senza fiatare, nella segreta speranza che tutto si concludesse il pi in fretta possibile. L'asse macchiata aveva difatti un piccolo foro, dove si poteva infilare in dito. Non se n'era mai accorto, forse anche perch l sotto il letto ci aveva sempre tenuto scatole e valigie.
La tir via e l'asse si stacc dalle altre rivelando uno scomparto. C'era un fagotto avvolto in una tela grezza e scura, ricoperta di polvere. Quando lo tocc sent qualcosa di duro e leggero, come rametti secchi.
Il signor Mansl fece un cenno impaziente e, senza nemmeno svolgere il panno, la prese.
Martin,  vitale che tu capisca cosa sta succedendo. Lo
so che ti rifiuti di credere fino in fondo alle "bizzarrie" che ci perseguitano ma temo che quel tuo... Fece ruotare il pacco che teneva stretto alla ricerca del termine giusto, ...incidente potrebbe causare serie ripercussioni. Devi tornare laggi e finire il lavoro perch l'uomo nella bara non era un comune nobilotto di campagna.
Oh, Signore! Di che state parlando?
Il conte Orsini non era un uomo normale. C'erano delle voci su di lui e ho saputo alcune cose in modi che preferiresti non conoscere. Prima di avere il beneficio dell'eterno riposo, doveva confessare i peccati e pentirsi ma i figli mi hanno riferito che si  sempre rifiutato di farlo.
S, lo so. Lo hanno detto anche a me.
L'Orsini era diventato famoso qui in Garfagnana. All'inizio sembrava solo un eccentrico aristocratico ma poi la gente del posto ha iniziato a capire che qualcosa non andava. Il signor Munslow fece un profondo respiro e il petto enorme si gonfi come un pallone. Roba strana, my son, roba che nessuno dovrebbe mai praticare e che per certo gli ha dannato l'anima. Il dio cui si era votato non era quello dei cristiani e la sua dottrina blasfema ha obbligato il conte a ripudiare la Chiesa romana.
Per diventare protestante?
Il signor Munslow inclin la testa verso il figlio lanciandogli una lunga occhiata cupa.
Che c'? Che diavolo ne so io di queste cose? Martino ebbe un lampo di comprensione. Oh, mamma. Era il diavolo?
Chi fosse non deve interessarti, non  importante. Quello che bisogna fare invece lo . Il conte non pu andare sottoterra con tutto il barroccio dei suoi peccati, la sua presenza avvelenerebbe la terra e si diffonderebbe come una malattia, o meglio,
come una cancrena. Adesso tu hai riversato quel veleno nellaala del Commiato.
L'abbinamento di tutte quelle immagini orribili fece contrarre lo stomaco di Martino come se un artiglio gli avesse stretto le viscere.
Era la cantina comunque. aggiunse.
Il vecchio Mangia Peccati ebbe un accesso di tosse, come e un rospo gli fosse andato di traverso. Strabuzz gli occhi e guard il figlio con una sorta di smorfia appena trattenuta.
Hai detto in cantina... o nella Sala del Commiato?
Martino serr le labbra mentre il proprio cervello finiva di allegare il fatto che il conte non potesse essere interrato con ci che era successo al portaombrelli, rotolato miseramente dalle scale per il sottosuolo.
La salma, dico la salma  tranquilla nel proprio feretro e non finir n in cantina e tanto meno al camposanto.
My son, tu credi che questa sia una specie di meccanica in cui inserisci un ingranaggio e sai gi cosa verr fuori? Per tutti i santi, non  una scienza esatta!
Lo dico anch'io ma ci capisco sempre meno. Preferirei che evitaste i dettagli per andare al sodo.
La far semplice, allora. Devi tornare a sistemare le cose prima che qualcosa di abominevole avvenga per colpa di quel folle dell'Orsini. Strinse il fagotto tra le mani. C' poco che tossiamo fare, tranne spargere sale benedetto sul corpo del conte e sperare in Dio.
Va bene, questo lo capisco.  semplice.
Non lo . Potresti trovare qualche difficolt.  per questo che devi portarti dietro un altro paio di cose, oltre al sale. Gli porse il panno.
Martino apr la stoffa delicatamente finch non scopr
qualcosa che a prima vista sembrava davvero un ramo secco e nodoso. Poi si rese conto di cosa si trattasse con esattezza.
Era la mano rinsecchita e coperta di cera di un uomo, con le falangi stese verso un'unica direzione. Su ogni polpastrello spuntavano piccole micce scure appena carbonizzate. Sembrava avere decine di anni e poteva distinguere le unghie che erano cresciute anche dopo il taglio.
Cacci un grido in falsetto e lasci cadere la mano mummificata a terra.
Mi prenda un colpo! Ho dormito per tutta la vita con quella roba orrenda sotto il letto?
In effetti, s.  una Mano della Gloria, un amuleto di protezione che ha anche interessanti propriet. Raccoglilo, Martin.
Dio! Spero che non sia di nessuno che conosciamo.
Ne dubito,  nella nostra famiglia da molto tempo.
Martino si chin per avvolgere l'orribile oggetto con lo straccio e intanto cercava di reprimere il ribrezzo al pensiero di aver avuto una mano mozzata a cos poca distanza dal materasso. Il sapore acido gli invase di nuovo la gola.
Ascolta. Devi trovare il cadavere del conte e cospargerlo di sale.
A quest'ora lo avranno gi caricato sul carro e saranno ripartiti.
In quel caso, vorr dire che mi sono sbagliato e sono un vecchio pazzo mentre tu avrai fatto solo una camminata di troppo. Se invece qualcosa fosse andato storto... credo che li troverai sempre l.
Che c'entra questo schifo che mi hai fatto vedere con il sale?
Il problema  che... come spiegarlo... forse qualcuno,
nella Casa del Commiato, non sar contento di farti entrare. La Mano della Gloria ti dar abbastanza tempo per fare ci che devi, bloccando tutto ci che si muove al suo interno. Vivo o morto.
Martino chiuse gli occhi e prese un respiro profondo, non riusciva a capacitarsi di come solo tre giorni prima si stesse godendo un bicchiere di vino alla mescita di San Niccol sull'Arno, lontano da qualsiasi stranezza. Chianti novello, se ben ricordava, in compagnia del Buggiani e del Fioravanti, mentre tarlavano tutti e tre animatamente del favoloso colpo alla gioielleria che avrebbero fatto quella stessa notte.
Chi dovrebbe esserci oltre Luigi e gli Orsini? Babbo, cosa ni state nascondendo questa volta?
Solo i dettagli. Proprio come hai detto tu. Mettiamola cos, my son. Il tuo lavoro non  finito e, finch non lo sar, lon vedrai le restanti cinquecento lire.
Ci avrei scommesso. Sale, mano macabra... Qual  la terza cosa che devo portare?
Quando esci, passa dallo sgabuzzino fuori e prendi l'ascia che uso per spaccare i ciocchi pi grossi.
L'ascia?
Il sale  ottimo ma in certe situazioni  meglio non andare per il sottile. Adesso ti spiego come funziona quell'affare rinsecchito.
Devo davvero usarlo?
Dovrai farlo appena arriverai laggi. Ricordati, prima usa la Mano della Gloria e poi entra in casa.
Martino osserv esitante il fagotto. Gli balen in testa che il vecchio avesse infine perso il senno dopo tanti anni a trafficare con roba del genere, tra veglie funebri e morti. Era combattuto fra la curiosit morbosa di capire fin dove si
fosse spinta la sua follia e la paura di scoprire quanto fosse svanito il ben noto materialismo di Richard Munslow, che aveva sempre avuto i piedi ben piantati per terra nonostante il mestiere di Mangia Peccati.
Avrebbe voluto chiedergli chiaro e tondo cosa diavolo pensava che potesse accadere di cos "abominevole" alla Sala del Commiato. Forse che l'anima del conte Orsini in persona sarebbe apparsa a tormentare gli abitanti di Castel d'Asprosordo per colpa di quel piccolo e stupido incidente di percorso?
Di cui, tra l'altro, nessuno si  accorto, si ripet un'altra volta.
Martino apr la bocca, con il preciso intento di dire chiaro e tondo al padre cosa pensava di quella storia e di come considerasse appropriata una bella visita del medico, perch quei vaneggiamenti erano opera della malattia, senza dubbio. Le bizzarre visioni erano un conto e ci si poteva anche convivere ma credere sul serio che potesse succedere qualcosa di reale per colpa di un'imperfezione del lavoro di Mangia Peccati... quello era davvero oltre la sanit mentale.
Prese fiato e punt l'indice contro il genitore che non aveva smesso un attimo l'espressione accigliata e pareva sempre meno un povero malato dalla mente offuscata.
Adesso ascolterai quello che... Non fin la frase perch fu interrotto da un deciso bussare alla porta di casa. Una raffica di colpi tanto forti quanto rabbiosi riecheggiarono tra le mura.
Qualcosa, nella sua mente sempre all'erta e colpevole, gli aveva suggerito di chetarsi e tendere l'orecchio. Pure il signor Mansl si era voltato verso le scale e aveva inarcato un sopracciglio.
I passi della madre di Martino zampettarono fino all'entrata e poi il cigolio dei cardini indic che aveva aperto la porta. Dopo un istante, la vocetta acuta della signora risuon squillante, con un tono cos alto che perfino lui al piano
superiore la poteva udire come se l'avesse avuta a fianco.
Oh! Bonasera lor signori.
Una seconda voce, decisamente maschile, disse qualcosa ma non ne distinse le parole.
Ah, ma senti te. I carabinieri! Che accade? continu la donnina.
Martino abbass l'indice e si trascin in punta di piedi fino alla soglia. Guard gi, oltre la ringhiera, e intravide il basso cappello da gendarme con la fascia rossa in testa all'uomo fermo sull'uscio.
Mi risulta che sia la dimora della famiglia Mansl o Munslow che dir si voglia.
E-esatto, sor brigadiere.
Signora, siamo dolenti di presentarci a quest'ora ma dobbiamo entrare e fare un'ispezione.
Ho capito, ma come mai?
Avete incontrato vostro figlio Martino nell'ultima settimana?
La signora, non esit un attimo e, con una tranquillit e naturalezza fuori dal comune, rispose convinta.
Oh, che scherzate? Saranno cinque anni a di' poco che 'un lo vedo, quer mascalzone!
 ricercato per tentata rapina, signora.  stato identificato insieme ai suoi complici.
Il carabiniere, armato di baffi a manubrio e alcuni fogli arrotolati in mano, mise un piede all'interno e avanz di un passo. A quel punto, solo la piccola figura della signora Mansl gli bloccava la strada e gli stava davanti stringendo il grembiale con una mano.
Al piano di sopra, alle spalle di Martino, Richard Munslow sbuff sommessamente.
Martin, non so cos'hai combinato ma  meglio che te ne vada per la finestra.
Scendere al piano di sotto non era di certo un'opzione.
Il brigadiere e la signora ebbero qualche scambio di parole e poi il gendarme entr in casa a passo di marcia. Sotto la mantella scura, i bottoni dorati riflettevano la luce della lampada a olio e il fodero della pistola mandava bagliori sinistri.
Quello che fece decidere Martino fu il vedere un secondo carabiniere entrare a ruota.
Appuntato, rimanete qui all'ingresso che io procedo all'interno. gli intim il primo gendarme pi alto in grado.
Prego, prego, brigadiere. Un c' mica nulla da nascondere. disse la voce stridula della padrona di casa.
Martino si cacci la mano mummificata di traverso alla cintura e si calc il cappello in testa mentre andava ad ampie falcate verso la finestra di camera. Ricordava ancora che sulla destra scendeva una grondaia rugginosa che raccoglieva l'acqua piovana in un barile a terra.
Ehi, Martin. disse il signor Munslow con un sibilo. Meglio se manderai Luigi a prendere le altre cinquecento lire. Be careful.
Il caro babbo non aveva rinunciato a ricordargli che la posta in gioco era l'anticipo che aveva nascosto e non sembrava nemmeno sconvolto pi di tanto dalla presenza di tutori della legge in casa propria.
S, stai attento... si fa presto a dirlo con i carabinieri che m'hanno quasi beccato.
Martino non replic per paura che da sotto lo sentissero. Apr lentamente la finestra e si affacci.
Il tubo metallico era sempre l, pericolante come lo ricordava, agganciato alle mura di calce con poche fasce di rame e chiodi rugginosi.
Si arrampic sul balcone si aggrapp con un unico movimento alla grondaia viscida. Scivol veloce, con il terrore di perdere la presa e cadere. Lo avrebbero ritrovato come minimo con una caviglia spezzata.
Quando mise i piedi a terra e alz gli occhi verso la finestra del piano superiore, vide delle ombre muoversi all'interno della sua vecchia stanza e ud la voce del carabiniere pi anziano. Non stette ad aspettare e indietreggi nella penombra verso le sterpaglie.
Rasente al muro della casa, pass davanti al capanno degli attrezzi e vide la vecchia ascia abbandonata da una parte, accanto a una catasta di ciocchi di legno. Di nuovo, l'idea di darsela a gambe e dimenticare tutto con le sole cinquecento lire in tasca torn a farsi irresistibile.
La presenza della Mano della Gloria infilata nella cintura era fastidiosa. La tolse di l e fece per lanciarla tra le frasche, nel buio. Qualcosa lo trattenne. L'immagine di se stesso a bordo di un bastimento che solcava l'oceano verso l'America era perfino pi forte della paura per l'ignoto o dei problemi ben pi materiali che aveva con la giustizia.
Il piano, da semplice che era, si stava complicando.
Calma Martino, non perdere la testa. Vai alla casa del cimitero, butta il sale, chiedi a Luigi di venire a prendere il resto dei soldi mentre lo aspetti da qualche parte e poi fili con mille lire tonde.
Poteva farcela.
Afferr il manico dell'ascia e cacci il fagotto con la Mano della Gloria in tasca. Sent una goccia di sudore gelido che grond dalla nuca, scese sotto il colletto e percorse la colonna vertebrale come una lumaca bavosa.
Sciocchezze.


8.
I VIVI E I MORTI.

La casa del cimitero era completamente al buio e, poco pi in l, distinse la sagoma del calesse, nello stesso punto che ricordava. Gli Orsini non erano ancora andati via e nemmeno erano passati a prendere il cavallo dalla stalla del maniscalco. Forse erano rimasti a dormire nell'unica locanda, contrariamente a ci che aveva detto il giovane conte.
La casa era deserta, con tutta probabilit. Anche Luigi doveva essersene uscito pensando di incontrarlo all'osteria del povero Budello. Era la situazione ideale.
Avranno lasciato la bara nella sala per poi caricarla domattina.
In una delle tasche dei pantaloni, Martino teneva il sacchetto con il sale di grana grossa e in mano brandiva l'ascia da taglialegna.
Cosa ci sia aspettava che dovesse fare? Abbattere la porta?
Sentiva la presenza della mano mummificata infilata nella tasca opposta e cerc di non pensarci. Doveva solo accendere le micce sui polpastrelli e usarla come torcia, non ci voleva un genio.
Si frug nella giacca. La consapevolezza di aver scordato qualcosa di fondamentale gli arriv in un lampo. Nella
concitazione del fuggire di casa il prima possibile ed evitare i carabinieri, non aveva portato fiammiferi.
Si batt una potente pacca sulla fronte.
In ogni caso non avrei toccato questa roba orribile nemmeno sotto minaccia di morte... e comunque questo posto  deserto. si fece sfuggire tra i denti.
Le sagome del bosco dietro la casa erano immobili. Si rese conto di non udire nemmeno il suono degli uccelli notturni e perfino il vento si era acquietato cos che le foglie fossero assolutamente immobili.
Si avvicin e, quando poggi la suola della scarpa sul gradino all'entrata, percep una leggera vibrazione. Premette la maniglia e la porta si apr con un cigolare di cardini.
L'interno era completamente al buio. Il corridoio era una grotta scura di cui intravedeva solo pochi dettagli della tappezzeria pi vicina. Le porte della sala erano spalancate e le vetrate infrante.
Martino entr nella casa.
Sotto le suole le schegge di vetro scricchiolavano e si schiantavano.
Che diavolo  successo?
Alla sua sinistra, la sala era avvolta nelle tenebre e le candele erano sparite, tranne una. L'ultimo cero era quasi esaurito e sgocciolava, piegato su un lato fin sul pavimento. La luce debole della luna filtrava attraverso i tendaggi e quella tremolante del lumino morente era tutto ci che riusciva a illuminare le sagome delle sedie e della bara al centro.
Signori Orsini? Annina? Alfredo?
La porta d'ingresso sbatt di colpo come se una potente corrente l'avesse trascinata e lo schianto dell'impatto sui battenti riecheggi tra le pareti della casa.
Martino fece un balzo involontario di qualche spanna. Stringeva l'ascia con due mani e trovava confortante la solidit del manico di quercia.
Se mi dovesse vedere Luigi in questo momento, si farebbe delle grosse risate.
Era l'ultima assurdit prima di andarsene definitivamente, con le tasche piene, e quindi non si sarebbe tirato indietro a pochi metri dalla bara.
Segu la luce dell'unica candela e s'inoltr nel salotto delle spoglie, un piede dopo l'altro. And a sbattere contro le gambe di alcune sedie ribaltate a terra. Luigi si stava impegnando poco nel mantenere la Sala del Commiato in condizioni dignitose.
Arriv davanti alla bara e ci mise qualche secondo per capire che non era n chiusa n coperta da un drappo funebre o da fiori, come vuole l'usanza. Era spalancata e al suo interno era rimasto solo il sacco di cui aveva parlato la contessina, vuoto e tagliato per tutta la sua lunghezza. Emanava un fetore cos intenso che gli salirono le lacrime agli occhi.
Va bene, adesso le cose sono troppo strane. si lasci sfuggire Martino. Gli ci mancava solo un'accusa di sottrazione di cadavere.
Cinquecento lire sarebbero andate bene lo stesso. Era l'ora di filare e mandare al diavolo tutta Asprosordo e gli Orsini.
Ud un leggero scricchiolio alle spalle, poco pi di un asse del pavimento compressa da un peso.
Martino si gir verso la soglia che portava al corridoio. Una figura umana dondolava tra quel che rimaneva delle ante. Ne vedeva solo la sagoma allampanata e ingobbita. Di certo non era Luigi e nemmeno il notaio.
Signor Orsini?
Era convinto che fosse il seminarista dall'aria truce.
L'ombra fece un passo, strascic di scatto la gamba, irrigidita e contorse il busto nella direzione opposta. Poi ancora un passo e spost l'altra, senza piegare le ginocchia, si manteneva in un precario equilibrio. Sembrava che camminasse sulle foglie secche perch ogni movimento era accompagnato da piccoli fruscii e schianti. Un altro passo zoppicante lo port a meno di due metri di distanza e allora le cose da strane si fecero orribili.
La luce della luna, che filtrava attraverso le tende, illumin spanna dopo spanna lo sconosciuto e Martino ebbe la certezza che non si trattava del fratello prete. Era un corpo mummificato che si muoveva a scatti come una marionetta, irrigidito dalla morte e sospinto da chiss quale forza.
L'elegante vestito scuro, sporco di terra e aperto sulla schiena, gli stava scivolando dalle spalle e rivelava il collo avvizzito. La pelle color cuoio era tesa sul cranio, su cui erano tenacemente attaccati ciuffi di capelli. Le palpebre si piegavano all'indietro sulle orbite vuote. La mascella si apr fino ad appoggiarsi sul petto e la pelle ai lati delle labbra si spacc tanto era stata tirata Le braccia magre come stecchi si alzarono verso Martino e le dita si piegarono ad artiglio.
Il Mangia Peccati riusciva a vedere le falangi sbiancate che spuntavano dalla pelle incartapecorita. Poteva essere una delle sue solite "bizzarrie", quelle innocue manifestazioni, inquietanti e prive di effetti reali, ma non avvertiva la sensazione di ottundimento che le precedeva, anzi, la paura era tale che non ricordava un altro momento in cui era stato cos vigile. L'alternativa assurda era di trovarsi davvero davanti a un mostro.
 uno degli scherzi di Luigi, ma questa volta ha esagerato sul serio!
Solo lui poteva aver avuto la balzana idea di prendere un cadavere dal cimitero e usarlo come un pupazzo. Di sicuro era
al piano di sopra che lo manovrava con le pertiche o qualche filo.
Nel tentativo di dissuadere la cosa dall'avvicinarsi fece ruotare l'ascia e cacci un grido da vero guerriero. Fece compiere all'arma un ampio arco dalla spalla fino al fianco opposto. A met percorso, la lama si sfil dal manico, ruot per aria e and a conficcarsi proprio al centro del petto della mummia.
Il blocco di metallo s'incass nello sterno e penetr per pi di met lunghezza. Una nuvola di terra e polvere si alz nell'impatto e il mostro si accartocci su se stesso.
Luigi, per la miseria! Finiscila! Era senz'altro opera del suo amico, con la sua mania per gli strani congegni e i suoi inutili macchinari.
Il cadavere raddrizz la schiena, contorse la spina dorsale per darsi lo slancio e riprese a strascicare il piede in avanti. Era cos vicino che Martino poteva vedere la pelle che si raggrinza per snudare i denti scuri e incrostati di terriccio secco. La mascella spalancata aveva provocato lo spostamento di tutta la faccia verso il basso e le palpebre si tendevano fino a mostrare il buio delle orbite.
La teoria dello scherzo inizi a traballare.
Martino strinse forte il grosso manico dell'ascia senza lama e lo affond nel mezzo del volto mummificato. Sprofond nel cranio portandosi dietro pelle e ossa e si incastr tra le schegge dell'osso del teschio.
Le mani del cadavere gli artigliavano le braccia e la pressione sovrumana di quelle dita gli stringevano la carne in una morsa da cui non sarebbe stato semplice liberarsi.
Il Mangia Peccati contrasse i muscoli della schiena, fece leva e riusc a estrarre il manico per poi ricacciarlo con tutto il peso al centro dello sterno, poco sopra a dove era saldamente piantata la lama dell'ascia. Affond con tutta la forza che aveva, finch
le costole si spaccarono con un orrendo schianto fra una nuvola di polvere.
Caddero entrambi a terra avviluppati in un abbraccio. Il corpo mummificato non aveva perso forza e continuava a stringere la spalla di Martino mentre l'altra mano risaliva verso il collo.
 in certi momenti che essere travolti dal panico fa compiere grandi sciocchezze oppure l'unica mossa azzeccata. In quel caso, il giovane Mansl era soffocato dalla paura e dalla certezza che le bizzarrie non si limitassero pi a innocue apparizioni, ma fossero diventate tangibili e violente.
Si ritrov a pestare la grossa impugnatura dell'ascia contro il cadavere finch lo sterno si ridusse a un ammasso di frammenti e la spina dorsale si spacc in due. Le clavicole si staccarono dal loro alveo e finalmente il cadavere s'irrigid e si blocc.
Una delle mani era per sempre serrata sulla spalla mentre il braccio penzolava inerte, staccato dal resto del corpo. Martino si sforz di non gridare, lo afferr e lo tir. Fin a gambe all'aria accanto alla bara, mentre l'arto rinsecchito volava tra le sedie.
Per Dio! Qui non si tratta pi di spargere sale!
L'inferno era arrivato ad Asprosordo e lui era la persona meno indicata a compiere atti eroici.
Correre, scappare, era l'unica cosa cui riusciva a pensare.
Le sedie stridettero sul pavimento di legno e, dal punte dove era caduto il braccio mummificato, vide qualcosa muoversi. La penombra gli permetteva di distinguere solo la sagoma di qualcuno che si alzava a fatica.
Uno dei due conti Orsini?
Martino balz in piedi brandendo ancora il manico davanti a s.
L'ombra spostava le sedie, ci sbatteva contro e barcollava.
Il notaio Fascetti si trascinava nella sua direzione e stringeva la valigetta di cuoio. Sembrava piegato su un lato come se un dolore al fianco gli impedisse di camminare diritto.
Tutto bene? Sor Fascetti? balbett, con la speranza di ricevere una risposta.
Non andava per niente bene.
Il notaio aveva i globi oculari completamente bianchi e la mascella abbandonata sul petto, allungata in maniera innaturale. La camicia linda era inzuppata di sangue e il panciotto strappato esponeva il ventre dell'uomo. Le budella spuntavano a uno squarcio all'altezza dell'ombelico e presero a srotolarsi all'esterno come un gomitolo di lana. Caddero d'un colpo a terra con un rumore viscido e imbrattarono di sangue la valigetta portadocumenti. Il notaio non rallent il lento strascicare i piedi e pass sopra alle proprie interiora, schiacciandole e spremendone i fluidi vischiosi.
Muoviti Martino! Muoviti!
Le gambe per si rifiutavano di fare un passo. Ud un sordo rantolare partire dal suo stomaco e risalire in alto. Ne aveva viste di cose ma quella era di sicuro la pi rivoltante. Non era una delle sue "bizzarrie" e, una volta tanto, sarebbe stato ben felice che lo fosse stata.
Il notaio mise ancora un piede sopra agli intestini bianchi e rossi, la suola delle scarpe scivol e il cadavere cadde all'inietto, rigido come un palo mentre le gambe sforbiciavano per aria. Ci che rimaneva del notaio Fascetti ricadde di schiena sul pavimento del salotto con un tonfo sordo.
Martino si riscosse e scatt verso la porta ma, oltre il corridoio, spuntarono le sagome di due uomini. Punt i tacchi a terra e s'inchiod davanti a loro.
Le teste di quelle nuove presenze scattavano e assecondavano i movimenti. Uno sembrava rinsecchito come il primo che aveva fatto a pezzi e l'altro aveva un aspetto massiccio.
Il Mangia Peccati strinse il manico dell'ascia. Guard le finestre. Le ante erano state chiuse. Di lato udiva il rumore delle sedie che grattavano il pavimento e il gorgoglio del notaio che tentava di rimettersi in piedi. Martino urt con il piede i portacandele accanto alla bara, quell'unica fiammella tremolante ancora resisteva e fece ballare le ombre all'interno della sala.
Le due figure si avvicinavano e ormai erano quasi arrivate al divanetto, accompagnate dallo scrocchiare di cartilagini secche, fluidi che colavano sgocciolando a terra e altri rumori pi mollicci. Il chiarore del cero illumin l'uomo pi corpulento e mostr un cadavere ambulante, gonfiato dai gas della decomposizione. Le labbra erano violacee e la lingua venata di bianco era completamente estromessa. Gli occhi lattiginosi sembravano voler esplodere dalle orbite e l'enorme pappagorgia sotto i mento era una vescica che copriva tutto il collo.
Il tanfo invase la stanza nel suo inconfondibile olezzo dolce e acidulo di putrefazione.
Per la miseria ladra!
La voce del vecchio Mansl riemerse dal turbinio di pensieri sconnessi che si agitavano nel cervello di Martino.
La Mano della Gloria ti dar abbastanza tempo per fare ci che devi, bloccando tutto quello che si muove al suo interno. Vivo o morto.
Gett a terra il manico e cacci la mano nella tasca. Tir fuori il panno e lo svolse. La mano mummificata e lucida di cera era al suo posto, sulla sommit delle dita spuntavano piccole micce scure che facevano di ogni dito una candela. Avvolsi il moncherino con il panno e l'impugn. Si rifiutava di avere qualsiasi contatto con quella cosa.
Martino fece scorrere le dita della Mano della Gloria sul cero e gli stoppini presero fuoco in minuscole fiammelle di luce azzurrina.
Guard di nuovo i morti. Erano immobili, tranne che per qualche minimo movimento scattoso e leggeri tremoli.
Sia ringraziato il cielo. Il babbo sa il fatto suo...
Raccolse il manico dell'accetta. Decise di lasciar perdere la lama, ancora ben conficcata nello sterno della prima mummia, rollata in un mucchio di ossa, pelle e stracci ammuffiti. Teneva la Mano di cera stretta in un pugno e si chiese quando sarebbe durata.
Il passaggio verso l'uscita era occupato dalle due figure immobili e alla sinistra, nascosto dalle sedie, il notaio era chino sulle proprie viscere.
Martino avvicin la debole lucina della mano mummificata ai volti dei morti. Erano percorsi da brividi e il cadavere pi orrido, con la pelle bluastra e gonfia, colava liquidi.
Dove erano i fratelli Orsini e il becchino?
Un problema alla volta si disse, perch di camminare l in mezzo non se ne parlava.
Gli stoppini sulla Mano della Gloria sembravano maledettamente corti. Quanta cera era depositata sulle falangi scarnificate? Sotto la prima superficie non c'era altro sego ma solo carne secca e ossa.
Decise di non andare per il sottile e uscire da l, il prima possibile. Una volta tanto le sue gambe magre si rivelarono utili mentre passava tra le sedie e cercava di non fare rumore scivolando per aggirare l'ostacolo. Inizi poi a spostare le sedie e a strusciarne le gambe di legno sul pavimento con un fastidioso
stridio, poi pass a camminare direttamente sopra le sedute.
Intanto vedeva che i corpi dei morti vibravano e tremavano a ogni rumore pi forte. La mano non poteva funzionare ancora per molto.
Usc con un balzo dalla sala e and a sbattere contro la parete opposta del corridoio. Alla sua sinistra la porta d'entrata era chiusa e distava pochi passi.
Queste sono le mille lire pi meritate che abbia mai...
Accanto alla porta vide la pala del becchino, abbandonata in un angolo.
Luigi!
Non sapeva cosa pensare sulla sua scomparsa e su quella degli Orsini. Erano morti come il notaio o erano scappati? Doveva solo andarsene di corsa, perch le fiammelle sulle dita si sarebbero spente entro breve tempo.
Che diavolo Martin, non puoi svignartela come se niente fosse! Sii uomo! Lo sussurr tra i denti, come se il sentire la propria voce gli potesse dare coraggio.
Cerc di immaginarsi il signor Munslow che gli parlava con la solita espressione di disapprovazione.
Se c' qualcosa che devi a Luigi  perlomeno il capire se sia ancora vivo.
Strinse le labbra e si volt verso le scale che portavano al piano di sopra, pronto ad affrontarle.
Emerse al primo piano, tenendo davanti agli occhi la Mano mummificata.
Il pianerottolo era invaso da almeno altri quattro corpi di defunti in vari stadi di decomposizione. Gli parve di riconoscere perfino l'oste del paese, livido, con la mascella aperta e abbandonata sul petto. Era sempre stato la copia
sputata di Luigi con una ventina d'anni di pi. Calvo, conciato in quel modo dalla morte, pareva una vescica gonfia.
Dio, non posso crederci. Budello...
Il cadavere putrefatto era certamente il proprietario dell'unica osteria d'Asprosordo mentre gli altri erano pi rinsecchiti e asciugati dal tempo. Erano fermi e anche loro avevano piccoli scatti nervosi.
La porta della stanza del becchino era chiusa.
Quella volta non c'era abbastanza posto per aggirarli e dovette passare nel bel mezzo. Martino s'ingobb e tir in dentro la pancia per farsi ancor pi sottile di quanto non fosse gi. Nonostante tutto, sfior pi volte le vesti dei morti o addirittura la pelle lucida della mano di Budello.
Arriv alla porta e cerc di forzare la maniglia.
Chiusa.
Diede una spallata. A parte un tonfo sordo e il dolore acuto su tutto il braccio, non ottenne altro. Certe azioni avrebbe dovuto lasciarle a chi aveva il fisico adatto per farle.
Luigi! prov a chiamare in una specie di bisbiglio sibilato.
Si diede una pacca sulla fronte. Se la Mano della Gloria aveva bloccato tutti i presenti in casa, allora lo era anche l'amico.
L'orribile talismano scelse un ottimo momento per esaurire il proprio effetto. Gli stoppini giunsero alla fine e i polpastrelli consumati rimasero con le punte concave piene di cera liquida. Anche l'ultima lucina si spense e lo lasci nella penombra, con il respiro affannoso nelle orecchie.
I cadaveri ebbero uno scossone, poi i pi rinsecchiti si voltarono verso di lui contorcendo il busto e le membra irrigidite, budello spalanc la bocca e un liquido nero dall'odore pestilenziale inizi a sgorgare come da una fontana.


9.
INSIEME PER FORZA.

Martino si sent cadere all'indietro. Le mani ad artiglio dei mostri graffiavano l'aria a un soffio dalla sua faccia e brancolavano nel tentativo di afferrarlo.
L'impatto della schiena con il pavimento arriv brusco e gli tolse il fiato. Prese a scalciare e a strisciare senza riuscire a togliere gli occhi dalla mostruosit che si stava avvicinando. Era caduto all'interno della stanza di Luigi e si ferm solo quando raggiunse con le spalle la parete opposta.
La porta si chiuse prima che i mostri giungessero alla soglia, sbattendogli in faccia.
Il becchino gli fece un largo quanto inopportuno sorriso di trionfo, poi corse al lato di una pesante madia e la spinse contro l'uscio. Si posizion davanti, puntell i piedi e poggi con tutto il peso contro il mobile.
Hai intenzione di stare a riposo o te la senti di venirmi ad aiutare?
I colpi che arrivavano da dietro la porta lo facevano sobbalzare e a ogni attacco lo spostavano di un poco.
Martino scatt in piedi e anche lui inizi a spingere la madia.
Amico mio, dimmi che non c'entri nulla con quei
gentiluomini l fuori. chiese Luigi.
Non sono certo di poterlo affermare.
Dio santo e benedetto! Posso accettare tutto, ma che il povero Budello, che ci ha serviti per tanti anni, sia ridotto in quello stato mi fa andare in bestia!
Cos' successo quando sono andato via?
I colpi continuavano alla porta, se non fosse stato per il robusto massello di cui era fatta, sarebbe gi stata ridotta in pezzi da un po'.
I signori Orsini avevano iniziato a riporre le cose e il notaio s'apprestava a uscire. Io ero salito a prendere la giacca per andare a ritirare il loro cavallo e caricare la bara. A quel punto ho sentito le urla. Ho aperto la porta di camera e mi sono trovato davanti all'allegra compagnia che hai visto sul pianerottolo. I morti nel corridoio, intanto, non davano segno di arrendersi e continuavano a spingere. Di sotto, hanno urlato e poi tutto  divenuto silenzioso. Sentivo solo lo strascicare dei passi l fuori e non osavo far nulla, poi ho udito te che gridavi e ho aperto.
Al piano terra gli Orsini non ci sono! Dove sono finiti? Martino s'interruppe con una smorfia. In quanto al notaio era meglio se non lo rivedevo.
I due amici si misero una mano sul cuore e osservarono non pi di cinque secondi di cordoglio per il povero Fascetti, poi furono interrotti da un nuovo scossone della porta.
Luigi torn a puntare i piedi.
Non ho idea di dove siano fratello e sorella ma credo che il problema sia come facciamo noi a uscire sani e salvi.
Martino guard la Mano della Gloria sul pavimento, ormai assolutamente inutile.
Credo che dovremmo farci largo, con le cattive maniere.
L'altro scosse il capo. Rimuginava ancora sul vecchio oste
morto che li stava aspettando fuori.
Non ho niente in contrario, anche se mi sembrer di menare il mio stesso padre.
Il Mangia Peccati cercava di pensare lucidamente, cosa assai difficile considerando che i mostri nel corridoio continuavano a scagliarsi contro l'uscio e, ogni secondo che passava, le suole delle scarpe scivolavano sempre pi.
Dobbiamo avere un piano. Abbiamo bisogno di armi, dobbiamo coordinarci. Io potrei aprire la porta e farne passare uno mentre cerco di tenere gli altri a distanza e richiudere la porta. Poi tu gli spacchi la testa con il bastone. L'importante  non farsi afferrare o non c' modo di liberarsi.
Qui non ho che seggiole e qualche cacciavite! Luigi rimase in silenzio qualche secondo mentre gli occhi vagavano nella stanza e poi si volt con un ghigno soddisfatto stampato in faccia. Anzi, ho esattamente quello che ci serve!
Puntellarono la madia con il tavolo e misero un paio di sedie a contrasto.
Dietro la porta continuavano i rumori e lo strascicare dei piedi. Ogni tanto i mostri sferravano un colpo pi forte che la faceva tremare.
Luigi afferr una corda che penzolava dal soffitto e apr una botola. Prese una scala a pioli appoggiata alla parete e l'infil nell'apertura. Una volta saggiata la stabilit, si arrampic in maniera sorprendentemente agile per un uomo della sua stazza, sal e fece cenno a Martino di sbrigarsi.
Muoviti! Che fai l?
La vecchia soffitta della casa copriva tutta la superficie della sala del Commiato. Il tetto spiovente rendeva alcune parti troppo basse e l Luigi aveva accumulato una quantit
incredibile di ferraglie e rottami, cos che il grosso stanzone si era ridotto della met. Sembrava una versione pi grande della camera di Martino ma, dove lui si era sempre occupato del piccolo e concentrato su orologi e serrature, l'amico si era dato alla meccanica costruendo congegni con gli ingranaggi pi disparati e dall'utilizzo misterioso. Ogni centimetro della soffitta era pieno di pulegge, ruote dentate, tubi e perfino un paio di piccole cisterne.
Ho qualcosa che far poltiglia dei nostri ospiti l sotto. Sembreranno un piatto di lampredotto quando avremo finito!
L'infelice metafora con il cibo fece protestare il gi provato stomaco di Martino che ebbe un conato e uno sbuffo al sapore di bile.
Ecco qui! La Scavatrice Gigliotti a vapore!
Luigi stava indicando una sbarra di metallo ricurva unita nelle sue estremit da una sorta di cremagliera dotata di piccoli artigli, simile alla ruota di un mulino. Lo strano strumento era collegato da un lungo tubo flessibile di tessuto a una cisterna con uno sportello e una piccola fornace.
Che diavolo  questa roba?
Te l'ho appena detto. Perch scavare tombe manualmente e non farlo fare a un moderno macchinario? Luigi volteggi con la grazia di una libellula davanti alla sua scavatrice ed esegu una riverenza con la consumata maestria di un imbonitore. La Scavatrice Gigliotti permette di scavare una tomba in meno di dieci minuti e credo sia anche ottima per eliminare definitivamente quei diavoli al piano di sotto.
Non voglio essere disfattista e nemmeno denigrare il tuo lavoro ma...
Volevi un'arma no?
Va bene, sei stato molto bravo, infatti. Per la prima cosa
che mi viene in mente : l'hai mai provata sul serio?
Ovvio che no! Non posso certo provarla qui. Avrei dovuto portarla di sotto ma come diavolo faccio?
Perch non l'hai costruita nel capanno, allora?
Sono un genio ma non posso pensare a tutto! In ogni caso solo un prototipo.
Martino si diede una pacca in fronte e pass la mano sul volto.
Seconda domanda: funziona davvero?
 qui che ti volevo. Luigi esplose in un sorrisone entusiasta e si accoccol davanti alla fornace. Frug in tasca e prese una scatolina di fiammiferi. Credo che sia l'occasione giusta per provarlo. Nessuno si arrabbier per qualche piccolo danno se riusciamo a fermare i mostri qui sotto.
Richiuse lo sportello mentre il fuoco scoppiettava e aggrediva il carbone.
Cosa ce ne facciamo di questo coso? si arrese Martino.
Beh, in realt dovrebbe essere sorretto da almeno due persone. Uno di qui e uno di l. Indic ai due capi dell'arco. L'operaio dalla parte opposta deve pigiare la punta verso la terra, che cos sar grattata da queste piccole pale.
Martino guard lo strano macchinario e cerc di immaginarselo in azione.
Ma... cos facendo l'uomo che sta dalla parte opposta si vedr arrivare addosso tutta la terra scavata.
Luigi si blocc di colpo. Il suo sguardo vacuo lasciava a intendere che stesse elaborando quell'osservazione e non avesse mai pensato al piccolo inconveniente secondo cui uno dei due uomini si sarebbe trovato coperto di terra e sassi.
L'apprendista becchino si riscosse.
In effetti, la forza potrebbe anche lanciare sassi e terra
contro il volto e la velocit sarebbe tale da essere un pochino pericolosa...
Martino allarg le braccia.
Non avevo pensato a questo dettaglio, d'accordo? Luigi recuper la propria sicurezza, il doppio mento gli vibrava d'indignazione. Per ti assicuro che questo coso far a pezzi tutti i nostri ospiti.
Il nastro a cremagliera inizi a vibrare e a scorrere sulle pulegge dell'arco. Lento e cigolante, ma si muoveva.
Te lo avevo detto che funzionava! Il becchino esult come se fosse all'esposizione mondiale di Parigi.
Martino indietreggi di un passo.
 partito, ma va pianissimo.
I piccoli artigli grattavano il pavimento di legno e l'aree vibrava sotto la forza del vapore riversata attraverso il tubo.
Quand' che sei diventato cos incontentabile? Dagli qualche minuto!
La cremagliera si blocc ma l'arco continuava a vibrare.
Oh, per tutti i diavoli dell'inferno. sbott Luigi e le spalle si afflosciarono per la delusione.
Lo scavatore scatt di colpo e la cremagliera riprese a scorrere all'impazzata, saltando sul pavimento come un serpente. Gli artigli sfregavano il legno e alzavano una nuvola di segatura
I due uomini si misero una mano davanti al naso.
Spegnila! gli url Martino. Croller tutto!
La cisterna tremava e ballava sulla base, minacciando di ribaltarsi. La macchina frantum le assi di legno e il pavimento si apr con uno schianto, poi la scavatrice scivol nel buco e rimase appesa per il tubo collegato alla vaporiera. Il ronzio assordante della scavatrice s'interrompeva solo a tratti, quando sbatteva su qualcosa di solido.
Martino e Luigi si affacciarono dal buco tra le travi e videro
lo strambo macchinario penzolare impazzito e tranciare i corpi dei morti. Attirati dal movimento e dal rumore e ci si gettavano sopra finendo maciullati dalle pale.
Una delle assi della soffitta si spezz sotto il peso notevole di Luigi, e l'uomo precipit nella voragine. Riusc ad afferrare il bordo con entrambe le mani e rimase appeso a mezz'aria.
Martino non lo sentiva urlare nel fracasso che stava distruggendo tutto il piano inferiore, ma le labbra componevano la parola A-I-U-T-O. Si gett sul bordo e afferr le braccia di Luigi.
Il cadavere di Budello fu colpito dall'arco di metallo e rovin gi per le scale. Gli altri ci si gettavano contro e venivano fatti a pezzi in un tornado di ossa, pelle e arti smembrati. I cadaveri erano ridotti in poltiglia, solo la Scavatrice Gigliotti danzava appesa al tubo e il becchino sollevava le gambe per evitarla quando gli passava vicino.
Martino cap che non ce l'avrebbe mai fatta a tirarlo su, sarebbe caduto di sotto e scannato anche lui dalle pale impazzite.
Resisti! lo lasci e corse alla vaporiera.
La superficie era incandescente, sbuffava e vibrava. Si puntell con la schiena a una trave e spinse pi forte che poteva con le suole contro il metallo.
La vaporiera s'inclin, cadde e rotol verso il buco. Manc
di poco le mani di Luigi. Spar e impatt con uno schianto contro quello che rimaneva del primo piano. Il pavimento si sfond e il macchinario continu la sua corsa fino ad arrestarsi al suolo in un tonfo sordo.
Finalmente il silenzio.
Sono un genio! Luigi aveva ripreso voce.
Resisti, idiota! Ti prendo da sotto!
Martino corse verso la scala a pioli e, mentre stava scendendo in camera, ud l'urlo disperato dell'amico perdersi nel nulla.
Luigi! No!
Corse alla porta. La liber dai mobili e dal tavolo, poi spalanc l'uscio per precipitarsi alle scale.
Il becchino lo aspettava appoggiato alla parete a un metro dalla voragine che si apriva sul piano sottostante.
Resisti? Sul serio? Stavi quasi per farmi travolgere da una caldaia bollente! Resisti... bah! rote gli occhi verso l'alto.
Credevo che tu... Il Mangia Peccati guard il pavimento divelto in cui era sparita la Scavatrice Gigliotti.
Ah-ha! Cos impari a mollarmi.
Ma io stavo cercando di...
S, certo! Non mi riferivo a oggi ma a quando te ne sei andato cinque anni fa. Allora che facciamo?
Sei un idiota, Luigi! Scendiamo di sotto e ce ne andiamo.
Mi sembra una buona idea.
Strisciarono lungo il muro per aggirare il baratro che si apriva tra la porta e le scale. L'edificio scricchiolava e ogni tanto un'asse si schiantava e cadeva di sotto. Le scale s'imbarcarono sotto il loro peso. La vecchia casa aveva accusato male i danni provocati dalla scavatrice che, dopo aver perforato soffitta e primo piano, si era schiantata al livello sottostante e aveva spaccato il pavimento lasciando un enorme buco di legni spezzati.
Il corridoio s'interrompeva sul baratro lungo quasi tre metri. Le assi, stroncate al peso del macchinario e della vaporiera, si aprivano sul pavimento in terra battuta, scura e umida della cantina.
Sulla soglia della sala dove si era svolta la veglia, si muovevano i tre cadaveri che Martino aveva bloccato prima di salire
grazie alla Mano della Gloria.
Appena il becchino e il Mangia Peccati spuntarono dalle scale, videro i mostri spalancare le fauci e allungare le braccia artigliate. Quello pi incartapecorito avanz e precipit di sotto.
Il morto gonfio e violaceo gli punt addosso i globi oculari come se potesse vederli, poi avanz anche lui e cadde gi con gli altri.
Il notaio Fascetti invece era rimasto sul bordo, ormai completamente eviscerato, li fissava e dondolava la mascella da una parte all'altra. La mano stringeva ancora la valigetta inzuppata di sangue.
Luigi raccolse una scheggia di legno e la lanci mirando al cadavere rimasto. Colp la fronte del notaio e rimbalz senza alcun effetto, il mostro li stava puntando come un cane da caccia.
Quello sembra avere un piano. disse il becchino.
Martino sospir.
Allora  pi sveglio di noi due.
Avvocato?
Notaio Fascetti.
Luigi fece schioccare la lingua e annu.
Mamma me lo diceva che il Diavolo, anche se non ha 1 diritto dalla sua parte, in compenso ha un sacco di notai e avvocati.
Rimasero ad annuire e contemplare il cadavere del Fascetti qualche istante, mentre cercavano di farsi venire in mente un'idea qualsiasi.
Nella voragine del pavimento, le mani degli altri due cadaveri viventi si agitavano ed emergevano dalle tenebre.
Suppongo che passare per la cantina sia da escludere. disse Martino.
Buon Dio. Come facciamo?
Ci conviene calarci fuori in qualche modo dal primo piano.
Concordo.
In quel momento udirono un miagolio, un lamento dalle profondit buie del sottosuolo.
Martino tese l'orecchio cercando di distinguerlo tra i fruscii dei morti poco sotto di loro. Il lamento divenne una fioca voce femminile.
Aiutatemi...
Signorina Orsini! Annina! grid Martino nel buco.
Aiutatemi, per amor d'Iddio! disse ancora la donna.
I cadaveri dabbasso smisero di artigliare l'aria, iniziarono a caracollare in direzione della voce e sparirono dalla visuale.
No! Ehi, voi! Martino si gir verso Luigi. Aiutami! Stanno andando da lei!
Entrambi si misero a gridare e a battere le mani contro il pavimento o pestare i piedi a terra, finch i morti ricomparvero e a loro si un il cadavere obeso e molliccio di Budello che sembrava non aver risentito per nulla della caduta dal piano superiore.
Luigi non riusciva a togliere gli occhi da quelle povere spoglie che agitavano le braccia e facevano schioccare la mascella.
Adesso cosa facciamo? Santo cielo, dobbiamo salvare la signorina! Non possiamo lasciarla laggi! Martino port le mani ai lati della bocca e cerc di urlare pi forte che poteva. Annina! Ce la fate a muovervi?
Attesero qualche secondo mentre i fruscii e gli schianti delle ossa cartilaginose dei morti continuavano imperterriti.
No, signor Munslow!
Luigi e Martino arretrarono di un passo quando il morto pi mummificato artigli il bordo del pavimento con le dita grifagne e si trovarono a poca distanza dalla sua dentatura scoperta. Era riuscito a salire sulla caldaia della scavatrice e ad avvicinarsi.
Il becchino scosse la testa.
Tu sei pazzo. Cos ci facciamo ammazzare.
Non possiamo andarcene e fare finta di nulla!
Beh, noi al cimitero abbiamo un detto: chi  morto tace e chi  vivo si compiace.
 un proverbio e non c'entra nulla con la nostra situazione.
Se vuoi andare l sotto accomodati. Luigi gli indic il fondo della cantina.
Le spalle di Martino si afflosciarono verso il basso.
Non c'era la scavatrice che avrebbe potuto far piazza pulita e non avevano possibilit di farcela contro quei tre mostri, l'impulso scellerato di immedesimarsi nella parte dell'eroe era durata poco meno di un minuto e aveva lasciato il posto al terrore e alla confusione, sensazioni con cui il giovane Mansl era molto pi a suo agio.
Cielo, questa non potr mai perdonarmela... Chiuse gli occhi per qualche attimo. In ogni modo, come facciamo a uscire?
Il becchino sorrise e le gote rosse e sporgenti per poco non fecero scomparire gli occhi.
Forse ho un'idea e non ti piacer.
Inizio a farci l'abitudine.
Tornarono al piano di sopra e strisciarono di nuovo nella camera.
Il piano  questo: ci lanciamo sopra quel coso dalla rampa delle scale. Luigi indic un tavolo rotondo. Il bordo  schiantato e le assi si sono alzate verso l'alto, questo ci dovrebbe dare uno slancio tale da superare il buco fino al pianerottolo vicino alla porta. Un le dita tutte assieme e mosse il palmo della mano imitando l'atto di spiccare il volo. Anzi se siamo fortunati, la porta potremmo proprio sfondarla e ci ritroveremmo fuori dalla casa.
Martino sgran gli occhi, a bocca aperta.
Luigi, hai bevuto? Sei completamente ubriaco o pazzo?
Funzioner. Sono o non sono un genio?
Io preferirei usare le tue coperte per calarci dalla finestra.
L'amico serr la mascella e fiss con gli occhi un punto indefinito sul soffitto della stanza.
S, anche questa potrebbe essere una possibilit.
Corsero all'unica finestrella della stanza e guardarono in basso. Sotto di loro si estendeva il cimitero di Asprosordo, un bosco di lapidi in pietra e monumenti funerari disposti senza una logica e una regola fissa.
Luigi fissava incupito le tombe pi vicine alla Sala del Commiato, le pietre erano inclinate su un fianco e la terra smossa aveva rovinato le collinette che delimitavano le tombe.
Questa  bella... Chi ha scavato laggi?
Io non credo che abbiano scavato l fuori... aggiunse Martino mentre osservava il selciato a ridosso dell'entrata posteriore al piano terra.
Un piccolo gruppo di cadaveri viventi stava artigliando il legno della parete e si ammassava alle finestre premendo la testa e le mani contro il vetro.
Il Mangia Peccati prese uno sgabello e lo lanci dalla finestra con quanta forza aveva. Ricadde a qualche metro di
distanza, tra i tumuli, e si spacc contro una lapide.
I morti si allontanarono di qualche passo in direzione dello schianto, poi, nello stesso istante, alzarono i volti contorti alla finestra e tesero le mani verso di loro.
Ottima mossa. disse Luigi.
Rientrarono nella camera.
Martino si asciug il sudore dalla fronte con un fazzoletto.
 stato un tentativo. Ci sono altre finestre?
C' quella della soffitta che d sulla strada, ma  troppo stretta per passarci. Oddio, certo non per te. La stanza qui acanto  irraggiungibile ed  chiusa a chiave. Il vecchio becchino la usa ancora come deposito. Quella del pianerottolo invece non ha pi il pavimento davanti.
Si affacciarono dalla porta, dove la scavatrice aveva sfondato il primo piano. Il corridoio aveva ceduto lasciando un baratro troppo largo per arrivare alla porta della stanza adiacente o per raggiungere la stretta finestra che dava sul davanti.
Mi stai dicendo che non ci rimane altro che giocare allo slittino gi per le scale? Pensi davvero che funzioner?
Io non vedo altri sistemi, e tu?
Era una domanda abbastanza scorretta da fare, Martino annu senza riuscire a togliersi la smorfia che aveva dipinta in faccia.
Facciamolo.
Portare la lunga passatoia arrotolata dalla soffitta fino al pianerottolo fu semplice. Luigi srotol quella spessa tela, che originariamente stava sul pavimento nel corridoio dell'ingresso, sui gradini della rampa fino a raggiungere il punto di salto.
Dobbiamo diminuire l'attrito. Tu sai cos' l'attrito?
Martino annu per evitare ogni discussione ed evit lo
sguardo del notaio Fascetti che continuava a guardarli e a dondolare sulla soglia della sala grande, a nemmeno una spanna dal buco nel pavimento.
I tre morti nella voragine, sentendo i rumori, erano tornati allo scoperto.
Per Dio, sbrighiamoci prima che ci ripensi.
Salirono di nuovo al piano di sopra, fecero rotolare il tavolino lungo lo stretto passaggio ancora intatto tra la camera e la porta, poi lo ribaltarono e si posizionarono all'inizio delle scale.
Io continuo a dire che non  una buona idea.
Sciocchezze, il nostro peso imprimer abbastanza forza da saltare fino al lato opposto e sbatteremo contro la porta.
Luigi si sedette al centro e si aggrapp alla gamba centrale del tavolo.
Martino si fece il segno della croce e si posizion dietro l'amico, afferrandolo saldamente sotto le ascelle.
Il becchino si aggrapp al corrimano delle scale, puntell l'altra mano al muro e si diede una spinta.
Via!
Il tavolo inizi la sua folle discesa, sballottato dall'impatto sui gradini, balz sulla rampa formata dalle assi rimaste del pavimento e si stacc in aria. Il tavolo, con loro due sopra, si alzava di almeno un metro mentre il muro e la tappezzeria sbiaditi sfrecciavano ai lati del corridoio. Passarono davanti alla Sala del Commiato. Le sedie scomposte gli sfilarono davanti agli occhi poi le mani ad artiglio del notaio che si gettava verso di loro.
Il tavolo andava veloce e super il Fascetti. Il morto, sbilanciato dalla foga, cadde nel buco del pavimento con la bocca spalancata in un grido muto e una pioggia di carte e documenti scivolati fuori dalla cartellina in cuoio.
Martino abbass lo sguardo e vide il pavimento in terra battuta della cantina, i morti che seguivano la loro traiettoria con le braccia alzate e i volti con gli occhi rinsecchiti. Budello e l'altro uomo gonfio vomitavano liquidi scuri mentre spalancavano le mascelle.
Il Mangia Peccati guard avanti a s. Il pavimento intatto e la fine della voragine erano sempre pi vicine.
Incredibile! Luigi aveva davvero ragione!
Il tavolo sarebbe atterrato sulla parte ancora solida del pavimento e al massimo avrebbero avuto un bernoccolo per l'impatto con la porta. Poteva distinguere il bianco laccato del legno che si era appena crepato ai lati per colpa dell'umidit, le tendine a fiori che stonavano con il resto della cupa tappezzeria, forse messa dalla perpetua del prete o da qualche sollecita signora di Asprosordo.
Finalmente il piano del tavolo sbatt contro il legno intatto a un soffio dall'uscita. Un atterraggio perfetto.
Martino, incredulo e sollevato, stava per alzare le braccia al cielo con un grido di vittoria quando il peso dello slittino improvvisato e dei due uomini fece scricchiolare il pavimento, le assi si schiodarono e si ribaltarono cos da creare uno scivolo verso la cantina.
Per un attimo rimasero in bilico, impietriti. Videro il legno del tavolato alzarsi davanti ai loro occhi e il mondo prese a correre al contrario.
Urlarono a squarciagola mentre scorrevano verso il basso, nel buio sotterraneo.
Il tavolo tranci di netto le gambe del notaio Fascetti e scaravent un secondo cadavere mummificato contro le casse per poi andare a schiantarsi contro una massa pi molliccia.
Martino colp la parete con la schiena e rimase senza fiato per l'impatto, Luigi era rotolato di fianco e sbalzato a poca distanza. Erano in mezzo a un deposito di casse da morto marcite. I cadaveri di Budello e dell'altro sconosciuto gonfio e molliccio arrancavano verso di loro.
Il Mangia Peccati moll un calcio alla gamba del tavolo e la stacc di netto. L'afferr e inizi a menare fendenti nel tentativo di tenerli lontani, ma i morti non davano nessun segno di essere impauriti. Aprivano e chiudevano le mascelle, non volevano altro che ghermirlo e lui sapeva quanto poteva essere forte la loro presa.
Il pezzo di legno si abbatt sulla testa dell'uomo gonfio che si pieg all'indietro con uno schianto di ossa frantumate. Il mostro lott qualche secondo per riacquistare l'equilibrio e poi torn a brancolare verso di lui.
Martino indietreggi e mise qualche metro di distanza tra loro.
Budello! Se riesci a capirmi, cerca di ricordarti! Sono il figlio di Mansl! La figura obesa dell'oste morto non fece una piega. Per Dio, Luigi! Fai qualcosa!
Non ebbe risposta. Non poteva staccare gli occhi dai due mostri che gli venivano addosso, passo dopo passo. Qualcosa lo afferr alle caviglie, rote le braccia nel tentativo di mantenere l'equilibrio, fin per rovinare all'indietro e atterrare sul terriccio.
Il notaio non aveva pi le gambe dall'anca in gi ma si trascinava artigliando il pavimento e gli aveva afferrato la gamba.
Martino scalci e gli tempest il volto di pedate, riuscendo solo a rallentarlo. Intanto, il morto con la testa ribaltata indietro e il cadavere di Budello avanzavano con tutta la calma di questo mondo.
Luigi!
Non gli rimase che gridare con quanto fiato aveva in corpo.
Le urla furono coperte dal brusio penetrante delle cinghie della Scavatrice che stridevano e poi il rumore sordo di carne maciullata invase la cantina. Martino chiuse gli occhi mentre un liquido freddo e dall'odore rivoltante lo investiva in volto. Il tanfo di putrefazione era insostenibile. Pens che avrebbe dovuto bruciare i peli del proprio naso per toglierselo di dosso.
La scavatrice sbuff, toss scoppiettando e torn il silenzio.
Quando apr gli occhi, una sottile e fitta nebbiolina gli impediva di vedere qualsiasi cosa.
Sono morto e sono in purgatorio. Se mi  andata bene. Altrimenti devono ancora giudicarmi e allora sono fritto.
Martin! Luigi! Siete sempre l?
La voce petulante e acuta di Annina Orsini lo riport alla realt. Si alz e super lo strato di vapore acqueo che copriva la cantina di qualche spanna.
Luigi era in piedi davanti a lui, coperto di sangue scuro dal capo ai piedi. Teneva le mani strette intorno all'arco metallico della scavatrice.
Luigi?
Tutto a posto. Era vero che la scavatrice avrebbe schizzato roba addosso... L'uomo alz la testa e si stamp in faccia il solito sorriso soddisfatto. Gli occhi piccoli e vivaci spiccavano su quella specie di maschera rossa. Te lo dicevo che sono un genio. Si pass la manica della giacca sul viso. Gi.
Martino non pot che annuire con un ghigno, il massimo che poteva fare. Era assolutamente incredulo di essere rimasto vivo.
Signor Munslow? disse ancora la voce stridula di Annina di un'ottava pi acuta.
Luigi gli fece cenno di andare e cos s'inoltr nella penombra della cantina.
Dietro una montagna di casse da morto crollate, spunt un braccio femminile e la mano inguainata nel pizzo che si sbracciava per farsi notare. Martino inizi a spostare le bare finch non trov le gambe tornite della signorina Orsini e gli stivaletti con il tacco a rocchetto sotto i resti di una pesante bara di massello.
State bene, Annina?
Credo di s. La donna lo guard spalancando gli occhi dall'orrore. Martino, siete coperto di... di... mio Dio, che olezzo!
Prego, non c' di che. Vogliamo andarcene da qui?
La ragazza si rimise in piedi e raccolse l'ampia gonna mentre scavalcava le macerie di legno.
Martino estrasse il fazzoletto dalla tasca e cerc di ripulirsi come meglio poteva, almeno il viso.
Lei glielo prese e, con mano sicura, inizi a ripulirlo.
Siete stato molto coraggioso, come un vero cavaliere.
Nonostante l'orrore che lo aveva travolto, Martino si fiss sulla bocca carnosa e rosea della signorina Orsini, come se fissare una cosa cos perfetta, appena imbronciata, dall'aspetto soffice e profumato, avesse potuto ripulirgli la mente e gli occhi.
La contessina parlava con voce suadente, appena incrinata dalla paura che doveva aver provato. I denti sembravano delle piccole madreperle lucide che spuntavano appena dai petali delicati della sua bocca. Avrebbe voluto essere un pescatore per tuffarcisi e recuperarle. Involontariamente si protese verso di lei alla ricerca del contatto con quelle labbra che si schiudevano
aspettando solo lui.
Signor Munslow, mi state ascoltando?
Annina sventol una mano davanti agli occhi.
Cosa?
Luigi, alle spalle della donna, alz gli occhi al cielo.
Ho appena detto che Alfredo  scomparso.
Martino cerc disperatamente di scacciare la nebbia che gli aveva ottenebrato la mente.
Chi?
Mio fratello!
Ah, s! Ci stavo pensando, infatti. La prima cosa da fare ?per  uscire da qui. Guard in alto, verso il bordo del pavimento schiantato del piano terra. Forse mettendo le casse da morto una sopra l'altra?
C' un'uscita qui dietro, eventualmente. s'intromise Luigi.
La contessina e il Mangia Peccati lo guardarono.
Il becchino inarc le sopracciglia e indic con il pollice alle sue spalle.
Ho detto che c' l'uscita. Verso il cimitero... di l.
La nebbia causata dalla caldaia a vapore si era diradata e sul pavimento si distinguevano i corpi triturati dei cadaveri, ma solo tre teste.
Martino cerc di ignorare la contrazione dei muscoli all'altezza del ventre e di riprendere il controllo della situazione.
Punto primo: se non sbaglio manca Budello. Punto secondo: cosa  successo nella Sala del Commiato quando sono andato via?
Oh, per tutti i santi! Budello! Luigi si gratt la testa, perplesso. Con tutto quel vapore non ho visto che era sparito!
Annina distolse lo sguardo dai cadaveri.
Poco dopo che ve ne siete andato via, abbiamo sentito la casa scricchiolare. Dapprima pensavamo fosse il vento o l'umidit, ma poi gli schianti sono aumentati e pareva per davvero che volesse crollare. In quel momento... La ragazza si copr il volto con le mani. Non posso!
Suvvia, per la miseria! Non voglio essere privo di tatto ma qui il mondo sta impazzendo!
La ragazza prese un respiro, divenne di un colore verdognolo e strabuzz gli occhi, di certo pentita di aver inalato cos tanta aria fetida in un colpo solo, poi parl.
La bara di mio padre aveva cominciato a tremare e poi abbiamo udito i colpi che venivano dal suo interno. S'interruppe per tirare su con il naso. Ha sobbalzato un paio di volte e poi si  aperta. Ho visto il suo braccio che spalancava il coperchio. Era vivo! A quel punto sono corsa alla porta principale nel corridoio ma era chiusa. Il notaio ha iniziato a gridare come un maiale scannato e... temo che mio fratello sia rimasto nelle sala con lui. Sono passata nella stanza accanto ed ho trovato la porta per la cantina, mi sono nascosta qui finch non  crollato il soffitto. Annina si poggi il dorso della mano sulla fronte in una posa drammatica. Oh! Mi avete salvata!
Martino sent l'impulso di aggiustarsi la giacca e cerc di stiracchiare un sorriso o qualcosa di simile.
Figuratevi... Sentiva un sorriso ebete allargarsi sulla bocca. Essere un eroe non era cos male.
Il becchino rote gli occhi.
Ed io mi stavo grattando invece.
Luigi, modera i termini! lo rimbecc il Mangia Peccati.
L'altro allarg le braccia e le lasci ricadere lungo i fianchi mentre scuoteva la testa.
Martino cerc di concentrarsi e di scacciare via l'immagine
delle labbra semiaperte e tremanti di Annina, per lasciare il posto alla sensazione di viscidume sul viso e sulle mani.
Ecco quello che faremo. Non possiamo uscire dal cimitero, passeremo dalle scale, su fino alla stanza attigua alla sala e poi usciremo dalla porta principale o da una finestra.
Ma-ma... Annina corrug le sopracciglia e la bocca si apr, ancora pi imbronciata.
Signorina, torneremo indietro a prendere vostro fratello ma per prima cosa dobbiamo metterci al sicuro e trovare qualche arma.
Martino sapeva bene che stava mentendo. Era sicuro solo di volersene andare il pi velocemente possibile e senza incontrare nessuno dei morti viventi. Alfredo Orsini poteva anche raggiungere il Dio che s'impegnava cos tanto a studiare, ammesso che non l'avesse gi fatto.
Luigi inarc le sopracciglia e fece un ampio gesto della mano che indic la met opposta della cantina.
Bast dare un'occhiata pi approfondita, per capire che le loro possibilit si erano ridotte drasticamente. L'intero pavimento era crollato e aveva coperto di assi e travi il passaggio verso le scale.
I due uomini si aggrapparono alle assi e si puntellarono con i piedi facendo forza, ma il legno, saldamente piantato nel terriccio e incastrato con le assi rimaste del piano superiore, non si mosse di un pollice. Dopo qualche minuto a sbuffare e soffocare maledizioni per le schegge che s'infilavano sotto la pelle, si allontanarono di qualche passo e guardarono sconfortati il cumulo di macerie davanti a loro.
Diavolo. si lasci sfuggire Martino.
E adesso? aggiunse Luigi.
Va bene. Fammi montare sulle spalle cos cerco di risalire.
Poi prender delle tende e vi tirer su.
Ancora con queste tende? E come pensi di fare a tirarmi su? L'amico punt i pugni sui fianchi e sembr pi largo di quanto fosse in realt la sua mole. E non provare a dire che vai a cercare aiuto!
Martino apr la bocca per ribattere ma la signorina Orsini oltrepass l'imponente sagoma di Luigi e gli si par davanti, Le sopracciglia non erano pi arcuate, in quell'eterno moto di meraviglia che Annina pareva portare stampato in faccia e la sua aria svagata era stata sostituita da uno sguardo glaciale. La bocca non era imbronciata ma le labbra erano tirati e la mascella serrata. Perfino il modo in cui si era mossa non era pi quel passo ancheggiante e civettuolo che la ballerina manteneva in ogni occasione ma era pi simile a un passo di marcia.
Mister Munslow. disse con una perfetta pronuncia inglese, come aveva udito fare solo dal vecchio Richard. Avete causato voi quest'abominio. Il vostro operato  stato un disastro e adesso avete intenzione di andarvene alla chetichella?
La voce della donna, ferma e controllata, ricord a Martino la sua insegnante delle elementari, la signorina Bennati. Istintivamente si massaggi le dita in ricordo delle bacchettate che spesso la maestra gli infliggeva.
Io-io... non  quel che intendevo. azzard, tenendo ben al riparo le mani dietro la schiena.
Quello che intendete non ci riguarda. Il vostro compito di Mangia Peccati  di porre rimedio a questo disastro!
Io non sono il Mangia Peccati! Mio padre lo ! Vi ha fregati, d'accordo? Ha mandato me ma io non sono lui!
La contessina inspir profondamente senza staccargli gli occhi di dosso e lui si sentiva fare a fette dalle lame delle sue pupille celesti.
Martin, Aveva ricominciato a chiamarlo per nome e non sembrava un buon segno. Ho fiducia nelle vostre capacit, anche se voi non ne avete. Per spronarvi a compiere il vostro dovere mi sento di dirvi che vi denuncer alla gendarmeria se oserete andarvene di qui. Non vi ho salvato dai carabinieri a firenze per farvi scappare mentre qui accanto si prepara l'apocalisse.
Che cosa? Che diamine state dicendo? Martino agit le braccia in un moto nervoso. I carabinieri erano l'ultimo dei suoi problemi. Non vi ho mai vista prima di stasera!
Luigi si intromise a mani giunte.
Non so se lor signori se lo ricordano, ma siamo in una casa piena di morti. e gesticol indicando i cadaveri sparsi per terra.
Martino alz una mano per zittirlo. In quel momento, lo sguardo della donna era identico a quello dell'odalisca illustrata sul giornale alla stazione e che gli aveva indicato il treno. Associarla al cane e al vagabondo fu un'impresa pi funambolica ma, a ben vedere, aveva senz'altro una straordinaria somiglianza con lo sguardo giudicante dell'animale sul Ponte del Diavolo.
Inclin la testa, incredulo. Non riusciva a fare quella domanda e, quando si decise, suon assurda anche a lui.
Eravate voi? A Firenze... sul treno e sul ponte.
Vi avevo detto che il vostro posto era qui. Sono Augusta Orsini. Benvenuto nel mio mondo, Mister Munslow.
L'uomo abbandon le spalle. Non era in grado di discutere con una delle sue "bizzarrie". C'era la possibilit che Annina fosse pazza da legare e si stesse solo immaginando di essere posseduta dallo spirito della sorella morta. Questo lo avrebbe pensato qualsiasi persona di buonsenso che non avesse passato tutto ci che era successo a Martino fino a quel momento.
In fondo, l'idea che un fantasma avesse preso il controllo del corpo di una donna bellissima era la cosa pi accettabile dell'intera giornata.
Va bene, ho capito. Dove diavolo  questa maledetta uscita?
La signorina Orsini s'irrigid come una statua di marmo: una di quelle che raffigurano antiche divinit greche, solenni e misteriose.
L. E non c' bisogno di essere volgari.


10.
IL CIMITERO.

La porticina che dava sull'esterno del giardino posteriore era nascosta da un gruppo di bare impilate, scampate miracolosamente al crollo e alla furia della scavatrice.
Luigi afferr la maniglia e prese a tirare. Era chiusa.
Beh, non ho idea di dove sia la chiave. Provo a sfondarla.
Martino lo afferr per la spalla.
No, fermo. Il rumore li attira.
Mise la mano nell'interno della giacca. La tasca interna conservava ancora il tensore e il grimaldello per i lavori di fino, gli unici due attrezzi che si era portato dietro dopo la fuga precipitosa da Firenze. Li tir fuori sotto lo sguardo incuriosito di Luigi mentre si sentiva addosso gli occhi inquisitori di Annina. O Augusta... o chiunque fosse. La preferiva in veste svampita da ballerina, questo era certo.
S'inginocchi davanti alla serratura e la osserv, non poteva avere che un paio di pistoni. Inser il collo torto del tensore nella toppa e delicatamente prese a girarla per capire il verso dell'apertura, poi inser la sottile punta ricurva del grimaldello, non pi grosso di un ferro da uncinetto. Saggi i meccanismi con la punta.
Modello "Bramah".
Era uno scherzo in confronto alla "Yale" modificata con cui si era scontrato nella gioielleria a Firenze. Ricordava come i complicati meccanismi lo avessero sfidato e di come lui fosse stato a un soffio dalla vittoria. Quando i doppi tamburi interni avevano iniziato a scattare era comparsa quella visione orribile che lo aveva fatto strillare come un ossesso e tutto era andato storto.
Lavorare di nuovo sui meccanismi di una semplice serratura gli riport alla mente quello che aveva visto. Aveva cercato di dimenticarsene e, in effetti, era la prima volta da quando era fuggito dalla gioielleria che ci ripensava seriamente. La mano gli trem e il grimaldello perse la presa sul tamburo.
Concentrati Martino,  solo un buco da due soldi, puoi farlo a occhi chiusi.
Non era facile avere la presa salda se si aveva stampato nella mente la mostruosit pi rivoltante e orribile che mente umana potesse sopportare.
La notte del colpo alla gioielleria era stato inginocchiato davanti alla grossa cassaforte per qualche minuto, proprio come lo era l in quella cantina e aveva iniziato a sentire freddo, un gelo nelle ossa mai provato prima. Quando aveva alzato gli occhi si era trovato circondato dal buio cosmico appena punteggiato da stelle lontane che pulsavano debolmente. Sotto le sue dita, la superficie metallica si era plasmata in una forma contorta fatta di tentacoli e uncini che si protendevano su di lui. Il groviglio mostruoso si era aperto e l aveva visto la palpebra rugosa di una creatura abissale. Un dio dimenticato che lo avrebbe posseduto se solo avesse aperto il suo unico occhio. Ne era certo, era come una paura atavica che gli scorreva nelle vene assieme al sangue. Si era sentito minuscolo di fronte a lui,
poco pi che una manciata di pulviscolo nello spazio siderale davanti alla maestosa mostruosit che si protendeva come un cancro attraverso i sistemi e divorava ogni cosa. Aveva percepito la propria anima strattonata e stiracchiata, risucchiata verso la visione, estratta con tenaglie roventi, viva e urlante per essere data in pasto al mostro tentacolare.
Era stato solo un battito di ciglia ma era bastato per mandargli in confusione il cervello. Solo una sberla del
Fioravanti lo aveva riscosso e aveva interrotto il lungo grido
acuto a cui si era abbandonato. Dopo poco, erano dovuti fuggire di gran carriera per l'arrivo dei carabinieri.
Martino ud un rumore metallico, la porta verso il camposanto era aperta. Ogni volta che gli ingranaggi scattavano in quella maniera gli pareva che le cose tornassero ad avere una logica, a comportarsi come ci si aspettava e soprattutto a rispettare le leggi della meccanica e della natura.
Per esempio un morto dovrebbe rimanere morto e cose del genere.
Si alz in piedi e rimise accuratamente gli strumenti nella tasca nascosta della giacca.
Il viso algido della giovane contessa non trasmetteva nessuna emozione, anche se era convinto che dentro di lei il fantasma della morta stesse gongolando per averlo costretto a fare ci che voleva.
Luigi guard la serratura, poi guard l'amico e apr la bocca.
Prima che iniziasse, Martino lo blocc.
Niente domande, la porta  aperta ma non possiamo uscire senza sapere cosa fare.
Ne convengo. Ci sono delle pale a qualche metro
dall'uscita. sugger il becchino.
La tua scavatrice  definitivamente andata?
Non so se ci hai fatto caso, ma non  esattamente un macchinario maneggevole. Forse lavorandoci sopra qualche mese... Gesticol con le mani in un gesto di sufficienza. Adesso per non passer mai per la porta e inoltre ci sono anche le scale.
Va bene, va bene.
Martino mise una mano sulla maniglia, ma prima di tirarla guard Annina, impettita, con il mento orgoglioso puntato verso di lui.
No,  ancora Augusta pens amaramente.
Mister Munslow, confido che le pale l fuori siano bastanti. disse lei.
Augusta, che cosa stiamo cercando?
Ve l'ho detto: mio fratello. Sono del tutto certa che sia ancora vivo e non sia pi nella casa. Mio padre ha dei piani per lui.
S, ho capito, ma quello che non so  cosa diavolo ci aspetta l fuori.
Avete gi avuto un assaggio di quello che potrebbe essere il futuro se non poniamo fine a questa follia. Mio padre voleva la vita eterna ed ha sacrificato tutto ci che aveva per raggiungere il suo scopo. Non so se abbia ottenuto esattamente quel che immaginava ma potete star certo che in qualche maniera  tornato in vita. Se non lo fermiamo, diffonder la sua maledizione in tutta la regione e poi non si fermer.
Martino si lecc le labbra aride, la tentazione di scappare a gambe levate lungo le assi, ancora appese al piano superiore era forte. Avrebbe potuto farcela con un salto dalla catasta di bare pi alta.
La signorina Orsini, o chiunque fosse delle due, s'interpose tra lui e la voragine. Gli punt il dito contro, cos da sembrare ancor di pi una versione giovane e piacente della maestra bennati.
Ricordatevi che tutto dipende da voi.
Il Mangia Peccati si strinse nelle spalle.
Che cosa dovrei fare?
Sono certa che lo saprete quando sar il momento. poi gli indic la porta.
Martino prese un respiro profondo, cerc di pensare solo a quelle maledette mille lire e fece scattare la maniglia. La porticina si apriva su una piccola rampa di scale verso l'alto. Sopra di loro avevano il cielo scuro e nuvole di passaggio che il vento dalle Apuane spingeva sulla costa.
Luigi si lanci su per i gradini e scomparve di lato.
Martino esitava e i piedi non rispondevano ai suoi comandi. Non si trattava di avere a che fare con serrature troppo complesse, compari inaffidabili o carabinieri. Si parlava di cose fuori dalla grazia di Dio, cose che dovevano essere morte e che invece camminavano.
Il becchino ricomparve con una pala e un piccone.
Venite, non ci sono pi i morti attaccati al muro. Non so dove siano andati, ma questo  il momento giusto per muoverli
Si sent spingere alle spalle dalle mani della contessina e, dolenti o nolenti, le gambe risposero e finalmente ripresero a lavorare.
Davanti a loro, il vecchio cimitero di Asprosordo si allargava nel campo dietro la casa e s'interrompeva dopo una lega, al limitare del bosco. Le ombre scure dei faggi e dei castagni tremavano appena e a stento potevano distinguere le cime,
nell'oscurit dei monti apuani.
A Castel d'Asprosordo il camposanto si era sviluppato senza nessuna logica ed era privo di cappelle private e qualsivoglia regola per quanto riguardava l'interramento delle nuove bare. Aveva dovuto servire tutta la vallata durante l'epidemia di cinquant'anni prima e, in quella situazione d'emergenza, era cresciuto in maniera selvaggia, tanto che a malapena era rimasto il posto per camminare tra un tumulo e l'altro. A volte la poca perizia dei becchini aveva posto lapidi troppo vicine le une alle altre, cos che l'assestamento del terreno le aveva fatte crollare e inclinare sbarrando il passaggio. Non era inusuale che una fossa dovesse essere scavata pi volte a causa della presenza di una cassa preesistente.
Le tombe pi vecchie al centro del campo erano semplici lastre di pietra o di marmo con il nome inciso, poi, una volta passata l'epidemia, era rimasta la tradizione di usare il cimitero e tutt'intorno erano nati sepolcri pi elaborati e alti.
Si diceva che da l si potesse godere di una vista completa della catena montuosa e perfino della visione del mare verso oriente. Tutto ci a beneficio di morti che comunque sarebbero stati sotterrati.
Luigi pass il piccone nelle mani di Martino.
Fuori ci siamo, ma adesso?
Annina sollev di una spanna l'orlo del vestito, fece due ampi passi e and avanti fronteggiando le statue poste sulle tombe. Guard i blocchi di pietra come se davvero potesse scorgere qualcosa nell'oscurit. Pareva un generale in capo alle proprie armate e non avrebbe sfigurato affatto in qualsivoglia campo di battaglia.
Davanti a loro si stagliava la sagoma di un angelo di marmo accasciato sulla lapide. Era crepato e ricoperto di muffa verdastra.
La signorina Orsini s'infil tra quello e una colonna pi classica con fregi e ghirigori a tema religioso.
Verso il bosco! sussurr la donna.
Questa potrebbe essere l'occasione buona per cercare aiuto, sapete? azzard Martino. Il cancello esterno  proprio qui dietro...
La contessina si gir e pieg la testa di lato. Se gli sguardi avessero potuto uccidere, l'uomo non avrebbe avuto scampo.
E, di grazia, cosa andreste a dire di preciso, Mister Munslow?
Il Mangia Peccati alz le mani in segno di resa.
Andiamo e facciamola finita.
Camminarono ingobbiti, nel tentativo di rimanere nascosti in mezzo al dedalo di marmo che si snodava senza alcuna logica e formava una foresta pietrificata di figure raccapriccianti. Morti scheletriche con tanto di falce, donne inginocchiate dall'aspetto affranto, angeli ad ali spiegate o ritratte, figure umane in preda a moti di dolore formavano una fitta foresta pietrificata. Ognuna di quelle statue creava ombre e riflessi che li facevano scattare e voltarsi di continuo.
Solo la signorina Orsini procedeva a passo sicuro, tenendo alto l'orlo della gonna per non rischiare di inciampare nei tumuli, essere agganciata dai rovi o rovesciare i vasetti di acqua con i fiori. Aveva lo sguardo diritto verso il bosco, le sopracciglia distese e lo sguardo di ghiaccio.
Martino suppose che Augusta fosse stata una donna da prendere con le pinze, ai bei tempi.
Quando era in vita.
Arrivarono al centro del cimitero e se ne accorsero dal lento degradare dell'altezza dei monumenti funerari.
Martino osserv la distesa di sepolcri di marmo bianco che erano cos bassi che gli parve di trovarsi in una specie di radura.
Dio, questo posto  folle.
Luigi si appoggi a un blocco di granito a riprendere fiato
Tengo a dire che io l'ho trovato gi cos quando sono arrivato.
Le lapidi non erano ordinate in file adiacenti ma in circolo come se i becchini dell'epoca avessero seguito linee concentriche. Era un pensiero abbastanza curioso per Martino, che avrebbe dovuto concentrarsi solo sul come venir fuori da quella situazione. Una volta trovato il fratello della contessina si sarebbe dileguato.
Avanz di un passo in mezzo alle tombe e si ferm, impietrito. Le cose non erano mai facili per il giovane Mansl. La prima cosa che avvert fu la pressione della fredda lama metallica contro la gola. Il coltellaccio era poggiato di lato, proprio su suo pomo d'Adamo. La seconda fu udire lo scatto del tamburo di una pistola dal lato opposto.
Gir gli occhi alla sua destra e si trov davanti alla faccia ingrugnata di un uomo che avrebbe preferito non rincontrare ancora. Il Buggiani, il pi rozzo dei complici con cui si era introdotto nella gioielleria di Firenze, gli premeva il lungo coltello alla gola. La sciarpa scura gli copriva il volto fino sotto il naso.
Chi non muore si rivede, caro Martino.
Un secondo uomo gli pass davanti, sorrideva soddisfatto e impugnava un vecchio revolver, spianato in direzione di Luigi e della contessina.
Non una parola e alzate le mani! Tu, ciccione, butta a terra
la pala.
Il Fioravanti, l'altro uomo del furto andato male, aveva gli occhi nascosti dalla tesa del cappello da caccia piegato su un lato.
Tra tutte le cose che Martino si era aspettato di vedere nel mezzo del cimitero di un paesino sperduto tra le montagne, l'ultima di sicuro era trovare i suoi ex compagni di malefatte, che non avevano mollato e, chiss come, erano riusciti a trovare Castel d'Asprosordo e scoprire dov'era.
Che-che diavolo ci fate qui?
Il Fioravanti teneva sotto tiro Luigi e la ragazza. Si rivolse a Martino, con il sorriso beffardo che nelle sue intenzioni doveva emulare quello del Passatore, il pi celebre brigante che aveva visto solo in foto e nei racconti da osteria.
La societ non si  sciolta ancora, caro Mansl. Il sorriso spar e fu sostituito da un ghigno rabbioso. Non ci  piaciuto affatto quel che  successo. Mesi per scoprire dove tenessero la cassaforte, per capire il giorno adatto in cui agire e tu butti tutto all'aria in un minuto.
Te lo avevamo detto che la cosa pi importante era fidarsi gli uni degli altri. aggiunse il Buggiani e schiacci ancor di pi la lama contro la pelle del loro vecchio socio.
Do-dovete capire che  stato un incidente. biascic Martino.
Non era semplice spiegare che, quando si era trovato davanti alla cassaforte, un enorme armadio blindato, questo si era trasformato sotto le sue mani in un mostro orribile dalla consistenza viscida come una sanguisuga enorme. Aveva avuto una reazione di sorpresa e d'orrore piuttosto inconsulta, questo era vero, ma spiegare il perch non fosse stata colpa sua era m'impresa impossibile.
Prima che tu strillassi come un soprano, stava andando tutto bene. aggiunse il Fioravanti.
Ve l'ho detto  stato un incidente.
Io e il Buggiani non sopportiamo i traditori. A un certo punto pensavamo di non riuscire a trovarti! Sapevamo che ti saresti nascosto in Garfagnana ma questa terra sembra dimenticata da Dio. Poi  bastato fare il tuo nome a un gruppo di strambe donnette per sapere dove ti eri rintanato. L'aspirante Passatore si interruppe, quasi strozzato da una risata. Non sapevo che tu avessi un cognome cos conosciuto nel campo della morte!  molto appropriato, nevvero Fioravanti?
Di rimando, l'altro compare ebbe una smorfia compiaciuta che fece capolino da dietro il fazzoletto.
C'era da scommetterci che il gruppo delle Lamentatrici avesse spifferato senza problemi che la famiglia Mansl viveva ad Asprosordo e che avessero visto il giovane figlio nei dintorni del cimitero.
Martino sapeva che gli avrebbero aperto la gola con il coltello. Nonostante il Fioravanti si atteggiasse a grande brigante non aveva intenzione di sprecare pallottole preziose e forse non era nemmeno sicuro che la pistola non gli sarebbe esplosa tra le mani.
Non possiamo permettere che i carabinieri ti prendano vivo. Spiffereresti tutti i nostri affari e questo non va bene.
Nel bel mezzo dell'apocalisse, cos come l'aveva preannunciata la signorina Orsini, le minacce dei due ladri facevano molto meno effetto del dovuto. Anche un animo codardo come quello di Martino ebbe un moto di stizza.
Questo non  il momento adatto per una vendetta. sibil tra i denti il Mangia Peccati.
Il Buggiani fu scosso da una risata che si ripercosse fin sulla lama del suo coltello.
Ah, ma sentitelo! Facciamola finita! Fioravanti spara a quei due!
Cosa? Prima sgozza quel nato di cane e poi occupati anche di loro! Ho solo una decina di proiettili in tasca!
L'altro compare alz lo sguardo al cielo.
Il Passatore non aveva problemi di munizioni.
Luigi s'intromise nel dialogo surreale, apr le dita delle mani che teneva ben alzate come a volersi scusare e parl a voce alta.
Scusate signori, ma abbiamo compagnia!
Il Fioravanti, con gli occhi che strabuzzavano per la tensione e la rabbia, gli punt la canna della pistola sotto al naso.
Un carabiniere emerse dal buio e un secondo sgusci da dietro un monumento funerario a forma di donna piangente.
Fermi! In nome del Re!
I gendarmi, vestiti di uniformi scure, avevano un'espressione inorridita negli occhi e i muscoli del volto contratti. Puntavano i fucili contro il Buggiani e il Fioravanti, forse solo perch erano quelli che impugnavano delle armi. Anche nella penombra del cimitero, Martino riconobbe i due carabinieri che erano venuti a casa dei genitori. Il pi giovane aveva i baffi curati che fremevano sul labbro superiore e aveva la faccia di qualcuno che avrebbe desiderato essere a leghe di distanza. Il pi anziano e alto in grado che aveva appena parlato era pallido come un cencio ma deglut e continu.
Ci sono molte cose da spiegare sull'abominio che abbiamo trovato nella casa.
Cosa? Di che diamine parlate? disse il Fioravanti.
Idiota! Te lo dicevo che ci seguivano! ringhi il Buggiani con una smorfia di disprezzo verso il suo socio.
Il brigadiere, se pur con il volto contratto, manteneva la calma.
Parlo dei poveri sventurati che abbiamo trovato assassinati gi in cantina! Prese un respiro, per farsi forza davanti al ricordo delle cose orribili che aveva visto.
Intanto, il gendarme pi giovane aveva frugato nel borsello che portava attaccato alla cintura ed estratto un foglio stampato con l'inchiostro un po' stinto. Ritraeva il mezzobusto di Martino e degli altri due uomini. Nella posa, il Fioravanti aveva un'espressione spavalda e pareva che ci godesse d'essere comparso in una foto segnaletica. Il Buggiani aveva la solita espressioni torva e la bocca atteggiata in un ghigno di disprezzo. Martino per ultimo, aveva il cappello in mano e gli occhi spalancati in un contegno molto meno baldanzoso dei suoi compagni.
L'appuntato si destreggiava alla meglio per tenere in equilibrio sia il fucile che i ritratti mentre il brigadiere proclam con voce ferma.
Fioravanti Emilio e Buggiani Amilcare siete in arresto per la tentata rapina alla gioielleria Guareschi di via degli Alfani a Firenze. Voi dovete essere Martino Mansl, il terzo ladro. Verrete tutti con noi e sarete accusati anche... di qualsiasi orribil cosa contro natura sia successa nella casa!
Un attimo, non c'entriamo niente con quello! L'aspirante Passatore era sbiancato al sentir parlare di gente assassinata Non siamo nemmeno entrati l dentro, siamo passati per la porticina nel muro di cinta!
Si-siete in arresto! Verrete con noi e ci spiegherete in caserma cosa  successo! rincar la dose l'appuntato.
Scusate. disse ancora Luigi. Io ho provato a dirvelo ma non siamo soli in questo cimitero.
Il gendarme pi alto in grado apr la bocca con una smorfia contrariata verso il becchino, poi la mascella continu il suo viaggio in basso finch non fu completamente spalancata e le sopracciglia alzate in un moto di stupore. Guardava oltre Luigi e Annina, tra le ombre dei sepolcri, una folla scura che dondolava e si avvicinava lenta.
A pochi passi dal gruppo di vivi, tre figure umane che si muovevano a scatti, come marionette guidate da un burattinaio inesperto. Per un attimo ci fu un silenzio innaturale nel cerchio delle lapidi e allora udirono con chiarezza i passi pesanti e di ciottoli calciati dai piedi che si trascinavano.
Martino sent svanire il freddo contatto con la lama.
I carabinieri avevano puntato le armi sulle sagome degli sconosciuti mentre i due furfanti erano incerti su cosa fare. avevano poi puntato pistola e coltellaccio verso i gendarmi ma, quando l'orrore era diventato ben visibile, avevano deciso che tra i due, avrebbero preferito aver a che fare con persone vive.
Martino e Luigi alzarono la pala e il piccone.
Oltre la parte vecchia del cimitero e da dietro le lapidi pi alte, oltre la statua di una figura coperta da un velo e con le braccia in adorazione, videro altri morti barcollanti ormai a pochi metri di distanza. Erano mummificati, la pelle ritratta sulle gengive e affondata nelle orbite, sbiancate e con gli abiti stracciati. Dalla parte opposta, un gruppo di figure contorte barcollava e artigliava le statue di pietra.
Indietro! In nome del re Umberto!
Il gendarme grid il proprio avvertimento ma le forme continuavano ad avanzare.
Dopo tutti gli accadimenti orribili di quella sera, Martino e Luigi non furono travolti dal terrore. Erano come anestetizzati da una fumata d'oppio e indifferenti ai corpi che gli venivano addosso. Tesi verso un unico obiettivo: sopravvivere.
Luigi affond di taglio la pala contro le ginocchia dei morti, in quel punto che rimaneva attaccato a una debole cartilagine
e non dove si trova l'osso ancora pi resistente.
Martino vide il primo cadavere rotolare a faccia in gi sull'erba. Alz il piccone e lo cal con forza contro il cranio.
Si scambiarono un'occhiata d'intesa e piegarono la testa in un cenno di accordo. Senza dire una parola si divisero il compito e, mentre il becchino spaccava le ginocchia delle mummie, il Mangia Peccati calava la punta del piccone sui loro crani.
I gendarmi e i due furfanti erano rimasti impietriti dalla strana piega degli eventi.
La contessina moll una pacca sulla nuca del carabinieri pi anziano e con l'altra mano ne somministr una uguale a Fioravanti.
Signore benedetto! Non vi pare il caso di fare qualcosa?
Il coppino provvidenziale li riscosse e iniziarono a fare fuoco, imitati dal giovane gendarme, mentre l'altro compare si accoccol a terra.
Il Buggiani infatti si era tappato le orecchie e aveva preso a dondolare sui piedi.
 la fine del mondo! Saremo giudicati per i nostri peccati!
Uno dei morti, un cadavere di donna fresco d'alcuni giorni, afferr il ladro per le spalle. L'uomo s gir e incontr i globi oculari completamente bianchi, apr la bocca per gridare ma non riusc a fare un fiato. Solo quando il mostro inizi a trascinarlo tra le statue dei cerchi pi esterni, gli altri si accorsero delle sue urla disperate, soffocate dal rumore degli spari.
Luigi e Martino continuavano a mietere corpi, perfettamente sincronizzati. Con una rapida successione di colpi di pala e piccone frantumavano il resto delle ossa e smembravano i defunti finch non si muovevano pi. Il numero dei cadaveri viventi non accennava a diminuire e il Mangia Peccati non ricordava di averne visti cos tanti grattare alla finestra
della Sala del Commiato.
Annina riemerse tra le lapidi e agit un braccio.
Presto! Mister Munslow! Signor Gigliotti! Da questa parte!
La strada verso la ragazza era un corridoio sgombro. I due uomini balzarono tra le vecchie tombe, a malapena coperte da sassi di fiume. Seguirono la contessina e lasciarono indietro i morti e gli altri tre uomini a vedersela da soli.
Giunsero dalla parte opposta del camposanto, sul limitare del bosco. Alle loro spalle, il rumore degli spari era cessato. Avevano finito i colpi oppure i morti avevano finito loro.
Il muro di cinta s'interrompeva con un enorme cancello, dell'entrata secondaria per facilitare il trasporto delle bare. Il passaggio era stato allestito per far entrare i carri funebri durante i periodi di maggior pestilenza. L'inferriata, coperta di ruggine, lasciava intravedere la sagoma del bosco poco distante ed era sigillata da un catenaccio girato pi volte attorno alle sbarre.
Davanti a una tomba dall'aspetto di un altare, stava in piedi una forma scura, agitava le braccia e biascicava parole incomprensibili dal suono tagliente.
Che ci fa qui un prussiano? Luigi sollev le sopracciglia stupito.
Martino ormai pensava che nulla potesse sorprenderlo ma sentire quella specie di litania intonata in mezzo a un cimitero pullulante di morti redivivi era piuttosto strano.
Non parla in tedesco. asser la contessina.
Il Mangia Peccati non disse nulla ma i timpani rispondevano alle sollecitazioni di quella lingua aspra. Gli ricordava il suono delle unghie della maestra Bennati sopra la lavagna e sentiva i nervi dell'orecchio lamentarsi per quella tortura.
La figura alta era incappucciata, vestiva una tunica scura forse color porpora, che mal si distingueva nell'oscurit delle ombre che il bosco proiettava sul cimitero. Il cappuccio era un bizzarro copricapo a punta, alto pi di un cilindro dalla forma conica. A Martino ricordava il cappello da somaro che la vecchia insegnante lo costringeva a indossare le volte in cui era pizzicato a distrarsi. Il continuo ripensare alla vecchia maestra era inquietante. Sapeva che era morta da anni e il pensiero d correre il rischio di affrontarla come cadavere era assai pi spaventoso di tutto ci che aveva visto quel giorno.
Vi presento nostro padre, il conte Ugolino Orsini. Annina, o Augusta, lo sussurr con una smorfia di ribrezzo sulle labbra. Non possiamo permettere che il suo dio arrivi ad Asprosordo.
Il becchino si strinse nelle spalle.
Posso capire tutto, ma dove ha trovato quella tunica?
La contessina ebbe per la prima volta un moto d'imbarazzo alquanto fuori luogo.
Era una delle condizioni del testamento. Doveva indossarla nella bara, altrimenti ci avrebbe diseredato.
Capisco. rispose Luigi.
Martino invece capiva ben poco ma aveva deciso di accettare tutto quel che sarebbe venuto senza battere ciglio.
Un secondo uomo era disteso sulla lastra di pietra del sepolcro. Non potevano vederlo in volto ma la luce della luna si rifletteva sulla superficie lucida e ingrassata delle scarpe eleganti. Il secondo erede del conte non se la stava passando affatto bene.
Dovete salvare Alfredo prima che abbia finito le invocazioni. La contessina strinse un pugno minaccioso davanti a s
Martino aveva bisogno di qualche secondo di tempo per
decidere se fare marcia indietro oppure no. Purtroppo sapeva che alle loro spalle si trascinavano i resti mutilati dei cadaveri viventi che con tutta probabilit avevano sopraffatto i due carabinieri e il Fioravanti.
Chi sta invocando? Lo dico cos per soddisfare la mia curiosit prima che arrivino i cadaveri e ci facciano a pezzi.
 un dio il cui nome non pu essere pronunciato.
Allora  davvero tedesco! Luigi si strinse nelle spalle.
Fate conto che stia invocando Satana per portare l'inferno in terra e, come potete vedere, mio padre ha gi cominciato.
Il conte Orsini, alz le braccia verso il cielo stellato, rivolto nella direzione del cancello posteriore del cimitero.
Sotto la poca luce della luna, Martino poteva vedere il colorito bluastro delle mani e della pelle delle braccia. Le chiazze che si allargavano e che indicavano quanto potesse essere avanzata la decomposizione.
Che diavolo vuole fare? sussurr pi per prendere tempo che per una reale volont di saperlo.
Non mi pare che sia un discorso tra padre e figlio. Luigi stringeva la pala tra le mani e i capelli erano ritti sulla testa.
Lo vuole uccidere. Augusta fece un passo avanti a loro, lo sguardo duro e privo di paura era quasi pi preoccupante del conte redivivo e dei morti viventi messi assieme. Sta per spalancare le porte dell'inferno e il sangue di Alfredo richiamer il Dio degli abissi. Cos mio padre ricever i poteri che ha sempre voluto. Signori,  vitale che Alfredo non sia sacrificato.
Martino allarg le braccia rischiando di infilare la punta del piccone nella pancia di Luigi.
Fatemi indovinare, funziona solo se uccide un prete?
La contessina rispose con tono indifferente, senza staccare gli occhi dalla scena a pochi metri di distanza.
No.  necessario sangue di vergine e ora finitela di fare il babbeo.
Quell'indiscrezione colma di sott'intesi provoc in Martino un moto d'imbarazzo che gli infiamm le orecchie. Oh.
Ringrazio il cielo di non esserlo pi allora. borbott Luigi e allung un colpo di gomito all'amico. Sono cambiate un sacco di cose da quando te ne sei andato.
La conversazione aveva preso una piega ancor pi surreale e il Mangia Peccati si trov a implorare che i morti si decidessero ad attaccarli pur di interrompere quel dialogo imbarazzante.
Il cadavere tremolante di Budello spunt dalla selva di statue votive e protese le mani violacee verso il becchino. L'orrore era dipinto sul volto di Luigi, nonostante ci, impugn la pala e la spinse per la parte del manico sotto il mento dell'oste. I morto agitava le mani ma non riusciva ad avvicinarsi per via dell'impugnatura che lo bloccava e lo teneva a distanza.
Budello! Cerca di riprenderti! Sono il tuo amico Luigi Non ti ricordi?
Gli occhi inespressivi dell'oste erano completamente bianchi e coperti di sottili venuzze violacee. Spalanc la bocca ancora di pi, tanto che la mascella usc dal suo alveo creando una voragine scura nella bocca mentre tra i denti ingrigiti colava liquido nero.
Luigi! Alla testa! lo incit Martino.
Non posso!  Budello! Poteva essere mio suocero!
Non lo vedi che non  pi lui?
Lo slancio del cadavere costrinse il becchino a fare due passi indietro e a inciampare sulla lastra di marmo di un tumulo Cadde all'indietro e and a sbattere con la schiena contro la
tomba sormontata da una colomba enorme con le ali distese. L'uccello gigantesco, senza l'appoggio solido del terreno, cadde all'indietro e si and a schiantare contro una suora di granito, dal copricapo a ombrello. La suora s'inclin di lato e rovin su una torretta votiva, alta come un albero da frutto. In breve le lapidi in linea retta presero a crollare in successione finch l'ultima and a sbattere con tutto il peso del marmo di Carrara contro la statua di uno scheletro bendato che stringeva un remo tra le dita ossute. Il Caronte scheletrico ondeggi sulla base, poi si pieg.
Il conte Orsini fu distratto dall'ombra che proiettava alle sue spalle. Si gir e arricci le labbra sui denti giallastri.
La statua rovin su di lui cadendo dal proprio piedistallo rialzato.
In un impeto ancora umano il conte si port un braccio davanti al volto poi fu sepolto dalla pietra.
La contessina e il Mangia Peccati rimasero ammutoliti nel silenzio improvviso del cimitero.
Se lor signori mi volessero aiutare!
Luigi scalciava sulla lastra di marmo e continuava a puntare il manico della pala alla gola di Budello che non aveva smesso un attimo di allungare le mani verso di lui e, imperterrito, lo bloccava al suolo.
Martino spinse una delle lapidi pi precarie, gi inclinata sulla base. La lastra si abbatt sul cadavere vivente dell'oste e lo trascin a terra. Afferr Luigi per un braccio e lo aiut a rimettersi in piedi.
Il becchino fissava con aria affranta il corpo in decomposizione del vecchio oste che ancora lottava per liberarsi dalla pietra.
Ah! Questa, quant' vero Iddio, non la doveva fare.


11. IL DIO DEGLI ABISSI.

Le cime degli alberi dondolavano, sbattute da una brezza lontana che non arrivava fino al camposanto, dove l'aria invece era immobile in una palude umida di aria rafferma. Le frasche lontane si muovevano a tratti e producevano un fruscio secco, quasi fossero accarezzate da una mano invisibile.
Migliaia di zampe d'insetto una sull'altra, ecco cosa ricordava a Martino quel rumore.
Una presenza correva gi dalle montagne, impaziente di raggiungerli. Il respiro del bosco prese a scorrere gi dalle apuane, tra i tronchi e attraverso i cespugli. Gli alberi si piegavano al suo passaggio, vinti dalla forza invisibile e primordiale che scavava un tunnel nel buio e si faceva largo. Sfrecci sulla stretta radura che segnava l'inizio del camposanto. Si abbatt sulla cancellata. Divelse i cardini e fece saltare il grosso lucchetto della catena che lo teneva serrato.
Le due inferriate furono sospinte da un colpo potente e andarono a sbattere contro il muro di cinta. Il fragore metallico penetr la coltre di silenzio, spazz le foglie secche tra i tumuli e si disperse su di loro.
Le vesti dei tre intrusi sbatacchiavano, agitate dalla folata improvvisa.
Poi il bosco inspir, il vento torn indietro di nuovo verso il cancello spalancato e si port via l'aria stagnante del camposanto, polvere e foglie. Risucchi nel bosco qualsiasi odore e rumore e il cimitero di Castel d'Asprosordo cadde in una coltre ovattata. Non un cane, un gufo o uno stormire di qualche altro uccello notturno.
A Martino iniziarono a fischiare le orecchie, come quando si sale troppo in fretta in alta montagna oppure, nel suo caso: quando era vicino al manifestarsi di una delle sue "bizzarrie", Ebbe la sensazione di nuotare in un liquido denso e gli balen il pensiero strambo che, se avesse lasciato cadere il piccone questo avrebbe galleggiato fino a terra come una piuma.
Qualsiasi cosa fosse, il dio cui il conte Orsini aveva rivolte le sue suppliche, si era svegliato.
Augusta corse con l'orlo della sottana stretto in mano e raggiunse il sepolcro su cui era adagiato il corpo del fratello.
Svegliati Alfredo! Dopo avergli dato un paio di scrollate pass a somministrare qualche ceffone assestato bene.
A quel punto il giovane prete inizi a muovere la testa e tent di aprire le palpebre.
La donna si gir verso Martino e Luigi con il cipiglio di un condottiero.
Aiutatemi a portarlo via!
Intorno a loro, l'oscurit li accerchiava e impediva il passaggio del chiarore offerto dalla luna. Il bosco era diventato una macchia d'inchiostro contro il blu del cielo e l'ombra dei monti Apuani si era allungata sul cimitero.
Luigi e Martino tirarono via a forza Alfredo Orsini che, pur essendo vivo, pareva sotto l'influsso di qualche droga, tanto che a malapena riusciva a tenere dritta la testa.
Luigi si pass un braccio del prete sulle spalle e si fece carico
della maggior parte del peso.
Fecero non pi di due passi e poi il buio fu su di loro.
L'imponente sagoma del conte, vestito con la tunica e il cappuccio, era una muraglia insormontabile contro la poca illuminazione che rimaneva. Videro un movimento e un frusciare di stoffa.
Alfredo ebbe un singulto e sbarr gli occhi. Un ampio squarcio si allarg sulla guancia del prete.
Davanti a loro, il conte stava con la mano ad artiglio davanti agli occhi. Le unghie lunghe e livide erano coperte dal sangue del figlio. Il cappuccio, che gli copriva solo parte del volto, lasciava esposta la bocca contratta e la pelle si tir sulla mascella in un sorriso che era pi un ghigno.
Il grido della signorina Orsini ruppe l'orrore.
No!
Il conte gli protese la mano aperta.
Augusta... la mia preferita. La voce, era piacevole come una grattugia sulla pelle o lo stridere del metallo e veniva fuori dalla gola riarsa, senza che muovesse le labbra. Non faresti mai questo a tuo padre, nevvero? Vieni bambina, unisciti a me nel nuovo ordine.
La donna strinse le dita in un pugno e, pur con quel vestito sopra le righe, la piuma di struzzo tra i capelli e il pizzo nero, a Martino parve una specie di valchiria pronta a sguainare la spada pur di non cedere il passo.
Mai! rispose lei.
Il conte si pass le dita davanti al viso, allung la lingua scura sull'unghia macchiata di sangue e la pass fino a ripulirla del tutto.
So cosa hai fatto, Augusta cara, ma come vedi... i tuoi patetici tentativi sono falliti. Volt la testa verso il
Mangia Peccati e scopr le gengive.
Il conte Orsini era pi grosso di quel che si sarebbe pensato a giudicare dalla bara. Sovrastava Martino di spalle e testa mentre la tunica nera gli dava l'aspetto di un fantasma. Lo afferr alla gola, la mano enorme gli circond tutto il collo e strinse la carotide.
Il Mangia Peccati cerc di inserire le dita tra il collo e le mani del morto ma riusc solo a graffiarsi la pelle. Scalci nel tentativo di colpirlo e qualche volta fu sicuro di averlo raggiunto con la punta delle scarpe. Il mondo stava girando all'impazzata, sempre pi buio, e si chiudeva su di lui come un sipario sul ghigno di trionfo del conte.
Riusc a vedere Luigi correre a capofitto con il manico della pala stretto tra le mani, spezzato in punta cos da sembrare la lancia di un cavaliere. Il manico acuminato impatt con la schiena del mostro e sbatt contro la spina dorsale costringendolo a inarcarla. Penetr con un orribile rumore di ossa frantumate e carne maciullata per spuntare sul lato opposto dalla tunica forata, a una spanna dal petto di Martino.
Orsini ruot su se stesso mentre continuava a tenere il Mangia Peccati appeso per il collo e sferr il dorso del pugno chiuso verso Luigi. Ci fu uno schiocco d'ossa che si scontrano, l'amico fu sbalzato da parte e spar tra i tumuli portandosi dietro il manico di legno.
Idioti, non posso essere fermato! Sono gi morto!
La forza inarrestabile che veniva dal fitto del bosco e che aveva spalancato la cancellata, si precipit di nuovo gi dalle Apuane, sfrecci tra i tronchi dei castagni e dei faggi e si tuff sulle mura di cinta del cimitero. Le inferriate, sospinte da una forza invisibile, tremarono e sbatacchiarono furiose con un clangore assordante contro le mura.
Il berretto che Martino aveva ben calcato in testa prese il volo e il cappuccio a punta di Orsini scivol sulla schiena per rivelare la nuca coperta da ciuffi di capelli appiccicati tra loro.
Il respiro del bosco prese forma sulla soglia. L'aria si incresp in onde concentriche con lo stesso effetto di un sasso lanciato nello stagno e gli alberi oltre il muro svanirono lentamente per lasciare il posto a un cupo vortice oscuro che si avvitava a velocit inimmaginabile.
La voce del conte aveva ripreso la litania e sezionava pezzo per pezzo i pochi brandelli di realt che dividevano il gorgo di tenebre e luce dal cimitero. Allung la mano ad artiglio verso il pozzo e con un ultimo grido richiam le mostruosit che lo abitavano.
Martino aveva iniziato a vedere le immagini sdoppiate, scalciare o cercare di allentare la presa era sempre pi difficile, le parole erano prive di senso alle sue orecchie ma poteva intuirne la loro funzione dal tono implorante e aspro. Erano parole di potere, un richiamo cui nemmeno un dio poteva sottrarsi.
Dal pozzo oscuro, tra le colonne del cancello, emerse una massa brulicante, un'onda di vermi, tentacoli e rostri che infine arriv a premere contro la sottile parete che ancora li separava.
La coscienza stava abbandonando il Mangia Peccati e la lucidit che rimaneva gli stava sfuggendo alla vista dell'orrore sulla soglia. Riusc solo a constatare quanto la "bizzarria" che aveva visto la notte della rapina assomigliasse, in minima parte, al mostro richiamato dal conte.
I tentacoli avevano artigli che si arpionavano ai lati delle mura, dove il vortice si univa alle colonne che delimitavano il cancello, strisciavano sulle pietre, facevano schizzare schegge di mattoni e calcinacci. Il mostruoso rampicante ricopr le mura e i cardini, per poi attorcigliarsi ai cancelli metallici divelti.
Non mancava molto che Martino fosse spedito nel mondo dei sogni. Che cosa avrebbe dovuto fare? Il compito dei Mangia Peccati era semplicemente... mangiare, e lui non era affatto bravo nemmeno in quello. Augusta era destinata a essere delusa da lui, non sarebbe stata la prima ma almeno sarebbe stata l'ultima a esserlo. Eppure qualcosa avrebbe potuto tentare, anche solo per dimostrare al vecchio Richard Munslow di aver fatto fino in fondo il suo dovere e di non essere un completo fallimento.
Martino moll la presa dalla mano del conte e cerc all'interno della giacca. Trov il sacchetto del sale e, proprio l accanto, gli unici due attrezzi da scassinatore che aveva conservato. L'ultima idiozia che gli rimaneva da compiere come Mangia Peccati, la carriera pi veloce nella storia della famiglia Munslow.
Le vertebre del collo gli scricchiolavano dolorosamente Prese il grimaldello, lo conficc alla base del polso del conte e fece forza. I nervi cedettero e risposero alla forza del metallo. Le dita si allargarono e Martino cadde con i piedi a terra.
Il conte si gir, con la faccia distorta da un misto di gioia e furore. Nei pochi istanti in cui era stato voltato verso il gorgo infernale, l'intera testa gli si era gonfiata in modo cos abnorme che gli occhi erano fuori dalle orbite e la fronte rugosa deformata in una grottesca espressione di sorpresa.
Guarda Augusta, come mi prendo l'anima del tuo pagliaccio! La voce rimbombava amplificata e distorta dalle mostruose deformazioni.
Provaci! In quanto al pagliaccio... non sono io quello con il cappello a punta in capo! ringhi il Mangia Peccati a ci che rimaneva del nobile Orsini.
Martino afferr il sacchetto del sale, lo strinse in pugno e
sferr un colpo contro lo sterno del conte. Non impatt contro le costole ma continu la propria strada attraverso il buco lasciato dal manico della pala di Luigi. Percep l'umidit vischiosa della carne in decomposizione e una zaffata gli arriv alle narici. Ritir la mano lasciando il sacchetto aperto all'interno della cassa toracica e cadde all'indietro sul coperchio di marmo di una tomba.
Orsini fece un passo verso di lui, aveva la mascella serrata e i denti neri che stridevano tra loro per quanto li stringeva, gli occhi acquosi e coperti da venature scure lo fissavano con odio e la smorfia deforme che aveva in faccia rivaleggiava con l'orrore alle porte del cimitero. Appena poggi il piede a una spanna di distanza da Martino, il conte si contorse di scatto e artigli l'aria, le spalle s'inarcarono e la schiena si pieg all'indietro. La cassa toracica esplose e proiett le costole all'esterno aprendole come un paniere. Un fiume di schiuma bianca e grigia si rivers a pochi passi da Martino.
Il Mangia Peccati era impietrito dall'orrore e sapeva che sarebbe dovuto scappare o ripararsi dietro qualcosa ma le braccia e le gambe si rifiutavano di obbedire, com'era successo per uscire dalla cantina.
Il conte croll sulle ginocchia. La spina dorsale era completamente inarcata cos che la testa, piegata all'indietro, and a crollare tra le suole delle scarpe e le braccia, abbandonate lungo i fianchi, toccarono terra. Il fiotto di schiuma continuava a eruttare dal foro che andava dal petto alla schiena mentre dalla bocca il mostro rigurgitava una densa crema scura che corrodeva carne e ossa.
Oltre l'orrore del corpo in disfacimento del vecchio Orsini, Martino vide il vortice oscuro pulsare sempre pi veloce. Il mare dei vermi si divise per liberare una superficie coperta
di pustole. Si contrasse e si apr in un lungo squarcio verticale.
Il Mangia Peccati cap in quell'istante che era la palpebra di un occhio mostruoso. Sapeva cosa stava per vedere, scosse la testa quasi volesse negare a se stesso quello spettacolo orribile, ma non riusciva a staccare lo sguardo. Tutto riconduceva l a quell'unico momento che gli era stato preannunciato pochi giorni prima durante quel maledetto colpo.
I due lembi si separarono per rivelare un globo oscuro, nero come la profondit del vortice da cui proveniva, e privo di pupille. Qualunque cosa fosse, dietro quello specchio c'era un'intelligenza che andava oltre qualsiasi capacit di discernimento e il suo sguardo implacabile era fisso su Martino.
Il Mangia Peccati sentiva che i propri globi oculari erano attratti verso il dio abissale e la pressione feroce all'interno della sua testa spingeva verso l'esterno. Era sicuro che la testa gli sarebbe esplosa e, per un istante, contempl l'opzione di cacciarsi il grimaldello e il tensore negli occhi per far finire quello strazio.
I tentacoli si arpionavano al muro, staccavano pezzi interi di calcinacci e frustavano l'aria. La massa brulicante, impazzita e priva di controllo, si gonfi e quasi parve che avesse superato l'ultimo sottile velo che lo separava dal mondo di Asprosordo. Infine riboll e copr di nuovo l'occhio.
La membrana acquosa resistette e vibr, di nuovo le onde concentriche si propagarono per tutta l'apertura nelle mura di cinta. Si estesero al massimo e poi furono risucchiate al centro portandosi occhio e tentacoli di nuovo nel loro inferno o in qualsiasi sperduto angolo dell'universo da cui provenissero.
Martino sent la fresca consistenza dell'erba sotto i palmi delle mani. Non si era accorto di essere crollato a terra. Stava guardando i cancelli spalancati sul bosco della vallata, una delle inferriate cigolava penosamente.
Oltre quel confine gli alberi fremevano appena, mossi dal vento di Tramontana. Il grido di un cuculo risuon dal folto della boscaglia.


12.
UNA SECONDA POSSIBILIT.

Il fruscio del vento tra gli alberi e il rumore degli animali notturni era tornato a farsi sentire. Aveva tutto l'aspetto di una qualsiasi fredda notte autunnale.
Martino si volt in direzione del paese, le luci delle case erano poche e dal fondo del cimitero non vedeva alcun tipo di movimento. Un debole chiarore aveva sostituito il buio, l'alba si stava approssimando e in lontananza udiva perfino il canto stonato di qualche gallo. Era incredulo e si sarebbe aspettato come minimo una folla armata di torce e forconi. Invece non c'era anima viva e perfino gli ultimi avventori della taverna dovevano essere andati a letto.
Possibile che nessuno si sia accorto di niente?
Luigi barcoll accanto a lui e si pass la manica della giacca sotto il naso.
Il camposanto  abbastanza separato dal resto del paese ma l'eco degli spari si sarebbe dovuto sentire a diverse leghe... Si strinse nelle spalle e scosse la testa. Bah! Ho smesso di fare caso a quello che  o non  impossibile...
Il giovane prete si rialz a fatica, o meglio rotol fino a mettersi a quattro zampe e poi riusc a issarsi in piedi aggrappandosi a una delle poche lapidi rimaste intatte. Guardava la pozza di schiuma nerastra che era stato suo padre. Si mise una mano sulla guancia nel tentativo di arrestare il flusso del sangue e coprire il taglio.
Avremmo dovuto rinunciare all'eredit e fargli una funzione come Dio comanda...
La contessina era al suo fianco, impettita e con il mento alto, anche lei osservava i resti liquefatti con lo sguardo glaciale di Atena sulla terra. Sorresse il fratello per un braccio e sulla sua bocca a bocciolo si dipinse un sorriso di soddisfazione, pareva una tigre soddisfatta di aver fatto una buona caccia.
Un giorno, io e te, dovremmo parlare seriamente, caro fratellino.
Preferirei di no. rispose lui socchiudendo gli occhi ai primi raggi del sole.
Non puoi continuare a tenere il piede in due staffe.
Alfredo stava per replicare piccato quando fu interrotto dal becchino.
Scusatemi. So che siete affranti per la vostra perdita ma io credo che sia meglio andarcene. Luigi si mise in spalla la pala e raddrizz la schiena con un sonoro concerto di vertebre scricchiolanti.
Tutti insieme presero la via del ritorno verso la casa cimiteriale strascicando i piedi o zoppicando.
Tranquillizzatevi Mister Munslow,  tutto finito. disse la contessina.
Questo lo dite voi. Non devo solo pensare a queste follie,
io!
Infatti Martino aveva due pensieri che gli ronzavano per la mente. La prima era quanto fossero meravigliosi i riflessi dorati sullo chignon di Annina alla luce dell'alba e su come il suo sguardo sicuro lo facesse sentire piccolo. La seconda era molto meno poetica e riguardava il timore di ritrovare i carabinieri o i suoi ex compari pronti ad aspettarlo a casa. Quest'ultima possibilit era di gran lunga pi forte di qualsiasi sentimento potesse scatenare una bella donna.
Uscire dal Cimitero, andare a casa con Luigi a prendere il resto dal babbo e filare.
Era un piano semplice. Almeno questo avrebbe dovuto funzionare.
Quando furono al centro del camposanto, nella radura di lapidi basse e concentriche, videro la distesa di cadaveri scomposti disseminati fin dove arrivava lo sguardo.
Oh, Diavolo... Luigi scosse la testa con convinzione. Se qualcuno pensa che debba essere io a ripulire questo posto ha sbagliato di grosso.
Tra i corpi in vari stadi di decomposizione, scorsero l'uniforme scura di uno dei carabinieri e i cadaveri del Buggiani e del Fioravanti, sommersi dai defunti redivivi e poi morti in via definitiva.
Il gendarme pi giovane invece era vivo e vegeto anche se visibilmente scosso. Era seduto con la schiena poggiata a una delle lapidi, aveva in mano il coltellaccio del Buggiani ed era coperto di sangue.
Poteva essere il mio primo arresto... continuava a ripeterlo e a fissare avanti a s con lo sguardo perso nel vuoto.
Allora non  stata una gran giornata per cominciare la carriera. Ne so qualcosa. disse Martino.
Con uno scatto atletico avrebbe potuto raggiungere l'uscita
nel muro di cinta ed essere fuori. Oltretutto il carabiniere non aveva l'aspetto di qualcuno molto in forma e non dava segno di essersi nemmeno accorto della loro presenza.
Martino fece un passo avanti verso la casa.
Il gendarme si alz in piedi di scatto e gli punt addosso il lungo coltellaccio mentre con l'altra mano brandiva una pistola.
Ho un ultimo proiettile, signor Mansl.
La sua fuga e la speranza di prendere il bastimento per le Americhe stavano sfumando come la sottile nebbia del cimitero alle prime luci dell'alba. Fino in fondo aveva sperato di essere semplicemente un fallito per il vecchio Richard e per la madre, ma non anche un criminale ricercato.
La contessina Orsini si frappose tra loro.
Signora, vi prego di spostarvi e di non essere d'intralcio alla giustizia. l'apostrof il carabiniere.
Ovviamente no. Vorrei solo farvi riflettere su quello che dovrete dire ai vostri superiori riguardo a ci che  successo qui.
Cosa intendete?
Nel rapporto del vostro arresto menzionerete per caso di come un numero imprecisato di cadaveri vi abbia attaccati e di come sia morto il vostro superiore in grado?
Il gendarme pi anziano giaceva a terra, sotto a un paio di corpi, con la gola squarciata dalle dita di uno di loro ancora affondate nella carne.
Certo! In nome di Umberto di Savoia, Re d'Italia, v'arrester tutti e racconter esattamente cosa  successo qui.
Siete cos sicuro che non finirete al manicomio di San Salvi quando avrete finito?
Il giovane carabiniere ebbe un tremolio al labbro inferiore
ma la contessina continu imperterrita e implacabile come l'esercito prussiano.
Oppure potrebbero accusarvi di non essere nel pieno possesso delle vostre facolt... magari per aver alzato troppo il gomito.
Non so dove vogliate andare a parare ma...
In realt, potreste uscirne da eroe quale siete davvero. La signorina Orsini allarg le braccia come se dovesse spiegare la pi ovvia delle situazioni a un bambino recalcitrante. Martino, i quel punto, perse il conto delle volte in cui l'aveva associata alla sua vecchia maestra. Potete dire che i due loschi ceffi che avete trovato hanno dissacrato le tombe del cimitero, fatto fuori il nostro povero notaio nella Sala del Commiato, dopodich uno ha ucciso l'altro. Quando siete arrivati c' stata una colluttazione e il vostro collega ci ha rimesso la vita.
Dissacr... e perch lo avrebbero fatto? Li abbiamo seguiti fin da Firenze e il loro unico scopo era ritrovare il terzo complice.
Magari gli serviva pecunia e hanno pensato di raccattare denti d'oro e fedi nuziali, no?
Era una motivazione assurda, dato l'alto numero di cadaveri che non si trovavano pi nelle loro tombe, ma era anche qualcosa cui tutti avrebbero voluto credere anche perch non vi erano altre possibili spiegazioni logiche che qualcuno sano di mente avrebbe potuto accettare.
Voi dimenticate che sono un carabiniere del regno!
Un impavido soldato del Re che non ha esitato a rischiare la vita pur di assicurare alla giustizia due malfattori. La donna si gir verso Alfredo. Io e mio fratello siamo persone di onest specchiata e non avremmo problemi nel confermare la versione che vi ho esposto.
Il fratello era rimasto a bocca aperta con le sopracciglia sollevate dallo stupore.
Vero Alfredo?
Uh-oh...
 un "s". Potete fidarvi.
Il giovane gendarme pieg le spalle davanti a quella logica ineccepibile, poi indic il Mangia Peccati.
E questo criminale che fine farebbe?
Io trovo che non assomigli per nulla al vostro Martino Mansl.
Il carabiniere estrasse ancora la foto dal borsello alla cintura.
La stampa lo ritraeva senza possibilit di scampo. Gli occhi sempre atteggiati a preoccupazione, la bocca piccola, il mento appuntito, i capelli ricci e le basette fino a met guancia.
Mi dispiace signore. Non l'ho mai visto prima. rispose Annina con la sua solita voce in falsetto un po' cantilenante. Ecco quel che direi se qualcuno me lo chiedesse.
Gli occhi del carabiniere vagavano tra Martino e la signorina Orsini, fino a Luigi e Alfredo. La sua espressione era cos afflitta e sconvolta che il Mangia Peccati ebbe l'impulso di battergli qualche pacca d'incoraggiamento sulla spalla.
Il giovane gendarme deglut con un gran rumore.
Ci sono stati dei morti...
Lo so, siamo in un cimitero, dopotutto. La contessina si port la mano alle labbra con un gesto vezzoso. In quanto a quello sconosciuto sul ritratto, non so che dirvi. Non sono di Asprosordo e nemmeno fisionomista. Forse se fosse stato un attore avrei potuto ricordarmene! poi si strinse nelle spalle con un movimento teatrale.
La rigida Augusta era decisamente sparita e aveva lasciato il
campo alla sorella ballerina.
Il carabiniere abbandon le braccia lungo i fianchi mentre il suo volto sembrava sempre di pi simile a quello di un cane bastonato.
Va bene. Lui non l'ho mai visto nemmeno io. si rivolse a. Martino. Ma l'altro e voi due potreste essere chiamati per confermare il mio rapporto.
Alfredo fece un passo avanti con l'indice alzato verso la sorella, ben deciso a esprimere il suo dissenso.
Per favore fratellino, non ti ci mettere pure tu che ho mal di testa. lo blocc Annina alzando una mano guantata di pizzo nero e mettendo l'altra alla fronte.
Il prete richiuse la bocca con uno scatto. Dall'espressione contrariata si vedeva che non era felice di quell'accordo.
Il carabiniere si rimise il fucile a tracolla e li guard di sbieco.
Andatevene adesso. Tra un po' uscir anch'io ad avvertire la gendarmeria del luogo.
Martino non attese che avesse terminato la frase e gi aveva girato sui tacchi, diretto a passo lesto alla volta della porticina lungo le mura. Si calc il berretto sulla testa e attravers a grandi falcate i tumuli che lo dividevano dalla libert.
Alle sue spalle udiva i signori Orsini confabulare stizziti ma francamente non poteva importargli di meno ci di cui stavano discutendo. Martino non aveva idea di quello che avrebbe fatto il giorno successivo ma di certo non sarebbe rimasto a Castel d'Asprosordo.
Nel cortile davanti alla casa cimiteriale, due cavalli dalla sella nera e le bisacce con lo stemma del corpo dei carabinieri erano legati alla staccionata vicino al calesse degli Orsini.
La contessina era al suo fianco, teneva strette le mani e lo guardava con il miglior sguardo giudicante che avesse mai visto. Nonostante l'abito attillato colmo di pizzi e la piuma di struzzo ormai inclinata, avrebbe potuto rivaleggiare con un magistrato in quanto a severit.
Martino si gratt il mento ispido, in pieno imbarazzo.
Allora grazie... Annina? O Augusta?
Lei per tutta risposta, alz il mento e un sorriso leggero le incurv la bocca.
Mister Munslow, consideratevi fortunato che vostro padre abbia chiesto il pagamento anticipato, altrimenti avremmo avuto a che discutere.
S, lo immagino.
Il vostro servizio si  rivelato quantomeno carente.
Lo so. Per le cose si sono sistemate mi pare.
Voi dite? Il notaio Fascetti e il povero brigadiere non sarebbero della stessa opinione. E non ho nemmeno menzionato i vostri due compari.
Martino abbass il capo, aveva capito perfettamente con quale delle due sorelle aveva a che fare.
La donna, con l'austerit di un oracolo greco continu.
Ci nondimeno, siete stato coraggioso. Alla fine. aggiunse. Quando non avevate alternative. sospir. ... e vi siete stato praticamente costretto.
Per...
Anche perch avete scatenato voi ci che  avvenuto, inconsapevolmente.
Va bene, va bene ho capito. Sono un fallito e un pavido. Non sono mio padre.
Augusta si avvicin con un paio di rapide falcate che avrebbero fatto invidia a un ussaro e lo afferr per la cravatta con una
presa decisa.
Martino alz le mani per ripararsi dalla raffica di schiaffi che sarebbe arrivata.
La contessina lo osserv per un istante e l'attir a s con uno scatto del polso. Gli pos le labbra calde e morbide sulle sue e le loro bocche si sigillarono l'una con l'altra.
Erano proprio Martino come le aveva immaginate; morbidi cuscini di piuma, calde e lisce come petali di rosa. Percep appena la carezza umida della lingua.
La donna si stacc con uno spintone mentre lui si protese in avanti e allung le labbra per cercar di mantenere quel contatto il pi a lungo possibile.
La signorina Orsini si volt e si aggiust il fermaglio con la piuma con modi affettati.
Perdonatemi Martin. La vita dei morti  priva di tutte quelle cose che sembrano scontate per i vivi.
Augusta?
La contessina si allontan da lui di un passo e lo guard oltre la spalla. Gli parve di vedere le gote arrossate e un sorriso molto simile a quello della sorella.
Arrivederci Mister Munslow. Confido che ci incontreremo ancora.
Era scampato a orde di morti redivivi, no? Aveva fatto fuori da solo una specie di stregone pazzo che pareva venuto fuori da un racconto da due spiccioli, giusto? Beh, non proprio da solo ma erano solo dettagli. D'un tratto si sent abbastanza uomo da prendere in mano il suo destino. Afferr la signorina Orsini per un polso coperto di pizzo e, con uno strattone, le fece fare una giravolta portandola tra le sue braccia. Avvicin il proprio viso a quello della contessina, sicuro di s come non lo era mai stato.
Martin! Che fate?
Gli occhioni celesti della donna si spalancarono di meraviglia e la bocca carnosa torn ad atteggiarsi a broncio. Il ricordo della beatitudine provata quando ne saggiava la morbida consistenza lo portava diritto su quelle labbra.
Non lo vide arrivare, ma l'impatto con il palmo di Annina-Augusta lo prese in pieno volto e fu forte a sufficienza da sospingergli la testa di lato. La mano gli lasci la piccola impronta violacea di cinque dita proprio sulla guancia sinistra.
Alfredo Orsini intanto tornava stringendo le redini di un cavallo baio. Era lontano ma il giovane Mansl fu sicuro di leggere un sorriso compiaciuto in quella faccia da damerino.
Signor Munslow, comportatevi da gentiluomo! La contessina rincar la dose.
Oh-uh... scusatemi, Annina. Io credevo che... Insomma, Augusta...
La signorina Orsini punt i pugni sui fianchi e una sottile ruga si disegn tra le sopracciglia arcuate.
Lo so cosa credevate! Che siccome sono una ballerina io dovessi essere per forza anche una donnina allegra? Beh, vi sbagliate!
Perfetto. Una donna bellissima lo aveva baciato e, delle due sorelle, era quella morta.
Essere un Mangia Peccati era un vero schifo.
Luigi e Martino osservarono per qualche minuto Alfredo che imbracava il cavallo al calesse e la signorina Orsini che vi saliva sopra mentre regalava scampoli fugaci di caviglie.
Hai imparato a Firenze come si conquistano le signore? chiese il becchino mentre gli assestava una pacca sulla spalla.
Ti prego, finiscila.
Che combinavi laggi? Di certo non eri un gag.
Devi continuare per molto?
No, dico solo che potevi chiedere a suo padre il permesso di corteggiarla prima di scioglierlo.
Ti stai divertendo?
Da morire. Luigi soffoc una risata. Sono anche invidioso. Com' baciare una signorina delle Folies Bergre?
Sinceramente... sono eccitato e spaventato allo stesso momento. Mi sento un po' confuso, in effetti.
Luigi dondol la testa e guard al cielo che si stava rischiarando alle prime luci dell'alba.
Ti va un bicchiere della staffa prima di andartene da Asprosordo?
Martino sospir mentre il calessino se ne andava per la via principale verso le Apuane. I signori Orsini non si girarono indietro nemmeno una volta. Un bicchiere di vino sembr improvvisamente la conclusione pi appropriata per il suo ritorno a casa.
Aggiudicato. Anche se, senza Budello che canta gli stornelli e racconta le storie peggiori, non sar lo stesso.
S'incamminarono verso le case di Castel d'Asprosordo. Le prime finestre si aprivano e le massaie iniziavano a stendere fuori le coperte.
Credo che verr con te quando te ne andrai dal paese. Ho un progetto nuovo nella rimessa che vorrei farti vedere.
Un'altra Scavatrice?
Ah, no! Quella  roba vecchia e poi abbiamo gi visto che funziona! Oltretutto credo che lascer il lavoro al cimitero. Agit la mano oltre la propria spalla come se stessero parlando di qualcosa ormai vecchio e sorpassato. Ho sentito dire che hanno un bel problema in quel di Volterra, un lavoro
semplice-semplice che si adatta alle tue abilit e pagato molto bene.
E quindi?
Io credo che abbiano bisogno di qualcuno come te e anche come me, modestamente.
Se hanno bisogno di un Mangia Peccati che non regge nemmeno il semolino e un becchino che non vuole scavare sono messi male.
Non essere menagramo! Ho pensato a tutto, sono o non sono un genio?
Mi stai proponendo una societ?
Non ci stai?
Non saprei, gli ultimi con cui mi ero associato volevano farmi la pelle.
Filer tutto liscio! Fidati!
Martin Munslow apr la bocca per obiettare, riemp bene i polmoni e punt un indice minaccioso contro Luigi. In quel momento, da qualche angolo polveroso della propria coscienza, arriv il pensiero insistente di dover dividere con l'amico la ricompensa degli Orsini.
Niente fritto e nemmeno carne al sugo.
Solo frutta e un tozzo di pane. Luigi mise le mani grassocce avanti a s e annu con vigore. Non ci terrei a rivedere quella cosa strana con i tentacoli.
No, spero che gli adoratori del demonio o qualunque cosa fosse... non siano poi cos comuni. aggiunse il Mangia Peccati.
Il becchino stava di fronte a lui con la camicia stracciata in pi punti e coperta di sangue scuro, la cintola dei pantaloni sembrava esplodere da un momento all'altro e anche quelli erano strappati alle ginocchia. Nonostante i capelli ritti in testa e
le occhiaie scure, aveva ancora uno sguardo vispo e la forza di sorridere con cos tanta foga che le guance quasi nascondevano gli occhi.
Martino immagin di essere ridotto ancor peggio di lui e, quando tir la giacca per il bavero, si accorse di quanto gli era calata sulle spalle e di come lo facesse somigliare a uno spaventapasseri rosso. Allung una mano e l'amico l'agguant con la sua. Diedero un paio di scrollate vigorose e poi Martino Mansl si arrese.
Beh, abbiamo cinquecento lire da spartirci. Non riesco a credere di stare per dirlo ma... l'acconto lo lascio a mio padre. Per ci meritiamo quella bevuta e poi un paio di vestiti eleganti.
Certo, non voglio mica presentarmi vestito da beccamorti
Le strade di Castel d'Asprosordo iniziavano a popolarsi, con i contadini che si avviavano al campo, signore che spazzavano i gradini di casa e, soprattutto, l'osteria di Budello che aveva riaperto le porte. Uno stormo di rondini si alz in volo dal bosco alle loro spalle, stridendo con un gran frullare d'ali, e prese la via del sud alla volta delle coste africane.
Presto Martin Munslow avrebbe fatto come loro e sarebbe diventato uccel di bosco.
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FINE.
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LA STORIA DEI VERI MANGIATORI DI PECCATI.
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La figura del Mangia Peccati, in inglese Sin Eater, esisteva veramente anche se non ha una storia gloriosa.
Si trattava di uno "specialista" in grado di praticare una specie di rituale religioso, abbastanza comune almeno fino agli inizi del 1900 ma mai ufficializzato dalle autorit ecclesiastiche. Quando qualcuno moriva senza essersi potuto confessare, la famiglia era desiderosa di dare una bella ripulita alla coscienza del morto e cos gli metteva del pane sul petto in modo che assorbisse le sue colpe. Poi chiedeva a un mangiatore di peccati di consumare quel pasto, in modo che tutti i peccati del morto, o addirittura della famiglia, passassero direttamente al poveraccio.
Tale rituale  stato praticato comunemente in alcune parti dell'Inghilterra e della Scozia, ed  sopravvissuto fino alla fine del diciannovesimo o all'inizio del ventesimo secolo in Galles, in particolare nelle zone dello Shropshire e Herefordshire.
Negli Stati Uniti, la figura del Mangia Peccati si radic nella zona dell'Appalachia (dal Mississippi/Alabama fino alla Pennsylvania), dove  sopravvissuto sotto forma di oscura leggenda su misteriosi vagabondi che giravano le campagne in cerca di peccati oscuri e potenti da assorbire.
L'origine vera e propria di questa pratica  sconosciuta, ma potrebbe essere nata sulla base di tradizioni religiose pi antiche, probabilmente pagane. Dico "probabilmente" perch  riportata una consuetudine simile, d'epoca medievale, che potrebbe essersi trasformata nel rituale del Mangia Peccati. Infatti, prima di un funerale, i nobili davano cibo ai poveri in cambio di preghiere a favore del defunto.
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UNO SPORCO LAVORO.
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L'intento dei bravi paesani timorati di Dio era dunque di scaricare tutto ci che i propri defunti avevano sulla coscienza su qualcun'altro, in barba a qualsiasi morale. A causa del clima religioso dell' epoca, la gente prendeva molto sul serio l'essere un "peccatore" ed era ansiosa di raggiungere il paradiso libera dai propri misfatti. Anche se i mangiatori di peccati erano considerati una sorta di paria sociali, era molto comune vederli accodare alle scie dei funerali appena si diffondeva la voce di un morto fresco di giornata.
Provenivano dalle classi pi basse della societ, spesso spinti dalla fame e dal facile guadagno di qualche pence e un piatto di cibo. Il loro era un compito scellerato che causava orrore, eppure i loro talenti erano molto richiesti.
Il lato negativo del rituale era che il Mangia Peccati si accollava le colpe dei defunti e quindi, ogni volta che eseguivano il loro rituale mangereccio, erano considerati sempre pi dannati e preda del male.
Molti funerali nella contea gallese del Monmouthshire includevano la presenza di un mangiatore professionista di peccati. L'autrice Catherine Sinclair, nel suo diario di viaggio del 1838, "Hill and Valley", li descrive come gente senza Dio e cos propensi al male da arrivare a sporcare la propria anima immortale per due spiccioli.
Erano, insomma, individui evitati da tutti, come appestati, e spesso associati a stregoneria o satanismo. La convinzione comune era che, in quanto carichi di colpe altrui, fossero destinati all'inferno. Si dice per che talvolta fossero i villaggi stessi a mantenere il Mangia Peccati locale.
In un periodo in cui la Chiesa aveva il monopolio del perdono dei peccati, questo tipo di usanze erano considerate derivate dal paganesimo. Alcuni articoli parlano del fatto che la Chiesa Cattolica Romana li scomunicasse, non solo a causa dei peccati eccessivi di cui si facevano carico, ma anche perch violavano il campo d'azione dei sacerdoti ufficiali, che avrebbero dovuto amministrare in via esclusiva gli ultimi riti ai moribondi. Il Mangia Peccati era costretto a nascondere la propria identit alle autorit ecclesiastiche o rischiava anche di essere giustiziato.
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ASPETTI OSCURI.
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Alcune leggende lo considerano quasi uno spirito, un entit sovrannaturale che poteva essere evocata in casa dopo la morte del parente. Gli abitanti mettevano un piatto di sale sul petto del defunto con sopra una pagnotta e accanto un bicchiere di birra. Il Mangia Peccati bisbigliava le sue preghiere e consumava il pasto in presenza della famiglia. Infine, una volta pagato, scompariva nella campagna.
La tradizione gallese suggerisce che il Mangia Peccati non solo si prendesse le infamie compiute dai defunti ma avesse anche l'indubbia utilit di impedire ai morti di tornare dalla tomba. Si diceva che, con i peccati assorbiti dal mangiatore di peccati, i morti non avessero ragione di risorgere dalla tomba e vagare in cerca di chiss quali vendette sulla terra. Perdonati e lasciati al loro eterno riposo, potevano rimanere nella tomba con gran sollievo di tutti coloro che erano rimasti.
La paura dei morti desiderosi di tornare in vita (o quasi-vita) ha afflitto la maggior parte delle civilt.
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CURIOSIT.
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In genere il compenso era di circa quattro penny inglesi, l'equivalente di pochi dollari americani di oggi.
Gi nel 1680 questa macabra usanza locale veniva bollata come "funerale in stile tradizionale" e la pratica  sopravvissuta fino all'inizio del ventesimo secolo.
Secondo il libro "Brand's Popular Antiquities of Great Britain", pubblicato per la prima volta nel 1813, il Mangia Peccati si sedeva di fronte alla porta; gli porgevano una moneta, che si metteva in tasca; una crosta di pane, che mangiava; e una tazza piena di birra, che beveva. Alla fine, si alzava dal suo sgabello, si pronunciava la frase "the ease and rest of the soul departed, "for which he would pawn his own soul."
Un'altra formula poteva essere "Igive easement and rest now to thee, dear man. Come not down the lanes or in our meadows. Andfor thy peace I pawn my own soul. Amen."
In entrambi i casi si congedava l'anima del morto e si confermava che il pegno era stato pagato.
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RICHARD MUNSLOW, L'ULTIMO DEI MANGIA PECCATI.
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Richard Munslow (1838 - 1906)  stato l'ultimo dei mangiatori di peccati ufficiali di cui si abbia notizia e assolse il suo compito regolarmente nella contea di Shropshire, in Inghilterra. Riport in auge l'usanza del Mangia Peccati alla fine del diciannovesimo secolo.
Nella guida "Slow Travel Shropshire", Marie Kreft spiega che le motivazioni di Munslow non riguardavano una qualche condizione di indigenza o disperazione, ma fu a causa di un enorme dolore. Era un agricoltore di successo e sub la perdita di quattro bambini, di cui tre in una sola settimana. Si presume che questa tragedia lo abbia spinto a praticare quell'attivit come una forma di lutto, per aiutare i suoi figli nell'aldil.
Oltre ai sei pence per il servizio, Munslow chiedeva anche un men: fondi di carciofo, torta alla ricotta e trippa con le arance.
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FINE.